di Mariele Scifo – Il Virtual Healthcare Clown, clownterapia virtuale, è un progetto europeo che nasce nel 2022, periodo successivo alla pandemia, dall’esigenza di sviluppare e trovare nuovi metodi d’azione, supporto e intervento dei clown ospedalieri a soccorso dei pazienti, in contesti di isolamento sociale, emergenza e in zone logisticamente svantaggiate.
Lo sviluppo del progetto, di durata biennale, è stato realizzato dalla onlus fiorentina Soccorso Clown, impegnata da oltre 25 anni nella formazione professionale e nella gestione dei clown ospedalieri e ha coinvolto altri 5 partner europei: Spazio Reale Formazione per Italia, Blue Room Innovation per la Spagna, Stiftung Humor per la Germania, Palhaços d’Opital per il Portogallo. Coinvolte come partner associati anche le associazioni di clownterapia ucraine.
Caterina Turi, direttrice amministrativa di Soccorso Clown, ha raccontato a B-Hop: “L’idea del progetto è nata durante il Covid dall’esigenza di trovare nuove strategie per rimanere in contatto con i bambini in ospedale o gli anziani nelle RSA, data l’impossibilità di intervenire in presenza.
Così abbiamo cominciato a provare con le videochiamate tra i nostri clown e i pazienti.
Da lì, abbiamo pensato di studiare e sviluppare un modo migliore per relazionarci con loro a distanza”.


Si è arrivati cosi alla creazione della piattaforma virtual.healthcareclown.org, rivolta ai clown ospedalieri professionisti, e alla predisposizione di corsi di formazione mirati, relativi alla corretta gestione delle videochiamate, alle strategie migliori da mettere in atto anche rispetto alla tipologia di pazienti con cui si interagisce e alle diverse fasce d’età; viene spiegato come muoversi davanti allo schermo e come interagire virtualmente con pazienti e colleghi.
La piattaforma è accessibile anche dallo staff sanitario e favorisce una condivisione delle esperienze e delle conoscenze tra gli attori coinvolti.
La clownterapia diventa virtuale
Gli utenti attivi sulla neonata piattaforma al momento sono 90; per quanto riguarda l’Italia i pazienti coinvolti sono bambini e adolescenti,
mentre per quanto riguarda il Portogallo, ci spiega ancora Caterina Turi, sono prevalentemente pazienti adulti e anziani. Le sessioni di videochiamata vengono organizzate in accordo con le associazioni e i partner convenzionati.
“I bambini hanno reagito molto bene a questo tipo d’interazione, tant’è che in certi casi è risultato difficile chiudere la sessione, perché avrebbero voluto continuare”, dice, “sono entrati veramente dentro la dinamica del gioco attraverso lo schermo. Quindi devo dire è andata molto bene”.


“Sicuramente proseguiremo, sono convinta che sia un progetto molto utile in tante situazioni, anche di formazione, tra l’altro, perché la possibilità di lavorare a distanza ci ha permesso attraverso la piattaforma, di raggiungere i nostri clown che si trovano in città diverse, come anche i nostri allievi clown ucraini che si trovano a operare in zone di guerra. Un modo per fargli capire che siamo comunque vicini”.





















