di Sharon Rojas Atzu – Nelle periferie delle grandi città ci sono storie che fanno la differenza. Storie che parlano di riscatto e di rinascita, anche nella lotta contro la criminalità organizzata. È il caso di Roma Est, nel quartiere Finocchio, dove sorge la Biblioteca Collina della Pace, all’interno dell’omonimo parco. Si tratta di uno spazio dedicato alla comunità che unisce cultura, legalità e inclusione sociale, rappresentando una delle pagine più significative della storia recente della capitale.
Questo spazio comunitario è dedicato a Peppino Impastato, giornalista e vittima di Cosa Nostra. Il legame con la lotta alla mafia è ancora più profondo: l’area su cui sorge apparteneva infatti a Enrico Nicoletti, ex cassiere della Banda della Magliana. Il terreno è stato confiscato nel 2001 e, nel 2007, è stato inaugurato il Parco Collina della Pace, frutto di un progetto complesso che ha dovuto affrontare numerosi ostacoli. Il parco ospita inoltre il primo murale antimafia di Roma, realizzato dallo street artist David Vecchiato (Diavù). Infine, nel 2016, ha aperto le sue porte la Biblioteca Collina della Pace.


“La sua origine è un punto chiave della sua identità, portando sulle sue spalle il senso di rinascita, valorizzazione del territorio, ma soprattutto l’aspirazione ai valori della legalità, al senso civico e alla rimozione di tutti quegli ostacoli che minano la crescita culturale”, racconta a B-Hop Magazine Paola Tinchitella, responsabile della biblioteca.
Tinchitella sottolinea l’importanza dell’ascolto dei cittadini da parte delle istituzioni, elemento fondamentale per la nascita e lo sviluppo di questo presidio culturale. “Questa zona così periferica di Roma conta numeri alti di popolazione giovanile con dispersione scolastica, disagio sociale, difficoltà di integrazione e assenza o insufficienza di presidi socio-culturali.
Organizzare attività destinate alle scuole e percorsi interattivi di formazione dedicati, rendendo bambini e adolescenti parte integrante delle attività, è già un primo passo
per educarli a interagire con la vita della comunità, rendendoli artefici della loro crescita culturale.
Se queste azioni diventano sistematiche, ragazzi e bambini scoprono di essere ascoltati e di ricevere cura e attenzione, interrompendo le dinamiche di accettazione passiva dello stato delle cose”.
Sono numerose le iniziative promosse dalla biblioteca. Tra queste figurano il progetto Avvistamenti – Estate Romana, con il cinema all’aperto, i campi di Libera contro le mafie (E!State Liberi) e i tornei di videogame organizzati nello spazio dedicato della biblioteca.
Secondo la responsabile, è proprio attraverso queste attività che “si generano nuove relazioni in questo contesto: è uno spazio neutrale e condiviso.
Così si contrasta l’isolamento che colpisce le nuove generazioni”.
Ma cosa si potrebbe fare per incentivare una maggiore partecipazione? “Quello che forse andrebbe fatto – risponde Tinchitella – è
creare più connessione tra periferia e centro,
inserendo nella programmazione delle biblioteche di periferia eventi di rilievo cittadino, regionale o nazionale. Così, da una parte si fanno conoscere luoghi significativi della periferia romana ad altri pubblici e dall’altra si crea nel pubblico locale un senso di appartenenza all’intera collettività capitolina, regionale e nazionale”.
Un altro impegno significativo della biblioteca riguarda la collaborazione con le scuole del quartiere. “In questi scambi i più giovani scoprono che
la biblioteca è un luogo di ritrovo, di condivisione e di studio, dove trascorrere anche il tempo libero oltre a quello scolastico”.
Tinchitella racconta un episodio emblematico che dimostra il valore educativo della biblioteca: “Organizzai, insieme all’associazione Libera, una lettura ad alta voce per due classi quarte della scuola primaria del libro “Il dono del Re dei Pesci” di Anna Maria Piccione dedicato a Peppino Impastato, una splendida favola dell’autrice siciliana. La narrazione era teatralizzata e alcuni passaggi venivano cantati. Al termine della performance, bambini, bambine e docenti erano rimasti affascinati dal libro e dalla storia raccontata.


Grazie a un passaparola spontaneo, nei giorni successivi arrivarono richieste da altre classi della stessa scuola e da altri istituti. La domanda fu talmente alta che ripetemmo la performance altre sette volte insieme a Libera. Quando l’autrice venne a conoscenza di quanto accaduto, ne rimase così colpita da decidere di venire a Roma per incontrare personalmente le classi”.
Secondo la responsabile, questa esperienza dimostra come “la parola legalità, spesso percepita con diffidenza come un limite alla libertà, attraverso una narrazione efficace sia diventata una parola magica accolta con entusiasmo dai piccoli lettori, confermandoci di essere sulla strada giusta”.
Rivolti alla collettività, il parco e la biblioteca sono oggi diventati simboli di coraggio, legalità e resilienza. Raccontando le storie di chi ha combattuto la criminalità organizzata senza piegarsi, questi luoghi dimostrano come sia possibile trasformare pagine difficili della storia in occasioni di crescita, partecipazione e speranza per l’intera comunità.
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