di Stefano Padrini – Musiche diverse e tutte attuali, unite dall’idea di proporre una riflessione sui rapporti di potere tra oppressori e oppressi, son state eseguite nel concerto “I sommersi e i salvati. Ulisse, le guerre, il sogno” del 61° Festival di Nuova Consonanza – Politiké. La serata, come enunciato dal titolo, si ispirava al libro di Primo Levi e ha preso vita il 1° dicembre al Mattatoio La Pelanda, vedendo coinvolti tre interpreti d’eccezione: la voce di Virginia Guidi, le percussioni di Thierry Miroglio e il flauto di Gianni Trovalusci.
Il programma presentava composizioni di André Boucourechliev, Nicola Sani e due prime esecuzioni, una prima assoluta di Fausto Sebastiani una prima esecuzione italiana di Hugues Dufourt, compositore e filosofo francese, classe 1943.


“Flotte” di Fausto Sebastiani, per flauto e percussioni, introduceva il concerto e si ispirava all’omonima poesia di Benoît Gréan, affermato poeta francese che vive tra Roma e Parigi.
Il raffinato componimento poetico, presentato nell’interessante incontro che precedeva il concerto, si avvicina a una sorta di simbolismo estetizzante, ma dal messaggio profondo e necessario, riguardante i temi della “migrazione” e dei “migranti”.
Per l’elaborazione della sua composizione, Sebastiani ne ha estrapolato alcune parole che restituivano il senso e il clima espressivo, come “mer”, “paradis perdut” divenendo suono, ritmo e stimolo.


Ora apparivano come un bisbiglio tra gli strumenti, quasi a evocare il balbettio dell’umanità che affronta il Mediterraneo; ora un ritmo scandito dalla vocalità degli interpreti, che divengono a tratti dei “sommersi”; altre volte la musica emerge con vigore e forma episodi compiuti ed espressivi.
Un lavoro arduo, complesso, che il compositore dedica alla madre, dove l’ascolto viene portato nella fluttuazione di figure musicali materiche,
il suono oscilla tra il bisbiglio e una musica più presente, evocando il limite tra l’essere “sommersi” o “salvati”
e, come ci insegna Primo Levi, ai secondi spetta raccontare l’esperienza dei primi.


Seguiva “Dialoghi migranti” per flauto contralto di Nicola Sani, brano composto nel 2002 in cui lo strumento solista parlava con se stesso in un gioco di domande e risposte, di attese, di echi e risonanze, indagando la multiforme concezione del tempo del suono e del suono nel tempo.
Gianni Trovalusci è riuscito ad affrontare con intesa capacità espressiva una scrittura virtuosistica dove la dimensione strumentale dialogava con quella vocale e percussiva del flauto contralto. Il suono si espandeva, stringendo nell’accelerando e poi emergeva in un gioco di colpi di lingua e soffi, svanendo via lento e incorporeo.
“Constellations, d’après Miró”, per percussioni, del compositore e filosofo francese Hugues Dufourt, commissionato dalla Fondation Francis et Mica Salabert, alzava lo sguardo verso il “sogno” ispirandosi ad alcuni quadri di Miró.


Compaiono lampi, come soli e stelle, mentre si addensano suoni elettronici di alcuni strumenti musicali di “nuova liuteria” ovvero strumenti tradizionali, poggiati su una sorta di cassa di risonanza, il cui suono viene enfatizzato attraverso un sistema di amplificazione. Qui Miroglio, dedicatario del brano, è riuscito ad affrontare un ambito espressivo ampio, dalle risonanze del vibrafono a suoni, quasi elettronici, di corpi sonori in legno e metallo.
“Ulysse” di Boucourechliev, compositore di origini bulgare vissuto tra la Francia e gli Stati Uniti, concludeva la serata. Il mito rappresenta un’evocazione della Grecia antica, lontana da tutte le visioni immaginarie della possibile musica greca. Così come spiegato dal compositore, il brano rappresenta in un viaggio: “Il titolo non propone un programma ma indica una struttura: quello di una partenza, di un viaggio e di un ritorno”. La composizione presentava una scrittura compositiva, in alcune sezioni di tipo “aleatorio”, in cui gli strumenti dialogavano tra loro con figurazioni musicali molto varie.
Le composizioni in programma erano “legate” da alcuni interventi improvvisativi ora con la sola e abilissima voce della Guidi, ora vocali e strumentali, su brevi testi di Primo Levi, William Shakespeare, Dante Alighieri e Benoît Gréan, che aiutavano a restituire
il senso ultimo della serata: raccontare i sommersi immaginando un futuro per i salvati.
Un pubblico entusiasta ha apprezzato il concerto, sfidando le difficoltà dell’ultima domenica ecologica dell’anno.


Il 61° Festival Politiké prosegue sino al 20 dicembre con i concerti al Mattatoio – il 10 dicembre un omaggio a Luigi Nono, il 15 dicembre con l’eccellente ensemble Accroche Note che presenterà due prime di Ivan Fedele e Caterina Di Cecca – e quelli all’Auditorium Parco della Musica: il 12 dicembre il concerto dedicato a Stefano Gervasoni, il 18 dicembre Voci vicine 2.0, una passione in 4 quadri di Fabio Cifariello Ciardi.
Una programmazione eccellente, quella di Nuova Consonanza, tutta da seguire, che affronta le peripezie di finanziamenti sempre incerti.





















