di Margherita Vetrano – Si è appena concluso il mese di novembre e con esso il Movember, movimento internazionale per la salute dell’uomo.
La Fondazione Movember, ogni mese di novembre, ormai da molti anni, promuove la campagna internazionale di sensibilizzazione e prevenzione delle patologie più frequenti nell’uomo in tutto il mondo.
La prevenzione maschile parte innanzitutto dal check-up urologico, passo fondamentale per identificarle precocemente. Il tumore alla prostata è il più diffuso (colpisce circa 600mila uomini all’anno in Europa, 36 mila in Italia) insieme ad altre patologie specifiche. Una più completa valutazione uro-andrologica può individuare anche problematiche cardio-vascolari.
La prevenzione è di fondamentale importanza per tutti gli uomini a partire dai 40 anni ma anche nei più giovani. Già dall’età adolescenziale è importante riconoscere e trattare adeguatamente eventuali disturbi.
L’importanza dello screening urologico è cruciale perché spesso le malattie si mostrano in stadi ormai avanzati, diventando difficili da trattare. Da qui l’importanza dell’informazione sui rischi per la salute e la prevenzione per una diagnosi precoce.


Movember è nata molti anni fa in Australia da un gruppo di ragazzi che volevano dare un messaggio forte riguardo all’insorgenza dei problemi mentali legati alla patologia. La perdita di virilità legata alla malattia o il semplice dubbio che potesse accadere, creava un disagio di comunicazione e la conseguente mancanza di volontà nell’affrontare il problema e le cure.
A causa di questo, la mortalità era molto alta, anche in giovane età.
L’importanza del Movember è quindi legata alla libertà di fare outing e curarsi, oltre ogni pregiudizio e preconcetto.
Il simbolo del movimento sono i moustaches, (in italiano: “baffi”), segno di virilità incontrastato, che danno il nome ai membri della Fondazione, Mo-brothers (Mo-Bro) e alle loro compagne-sostenitrici le Mo-sisters (Mo-Sis).
“Essere fratelli di baffi ti rende maschio, al di là dei problemi fisici e psicologici ed è un segno distintivo di sostegno tra chi è malato e chi no” spiega a B-Hop magazine Paolo Emilio Selva, italiano trapiantato in Nuova Zelanda a Wellington.
“Si è uomini anche se si è malati o depressi. Si è uomini comunque e noi siamo qui per dire questo, anche senza baffi!” gli fa eco la moglie Elena Zibellini.


“Lo scorso anno abbiamo organizzato una festa per raccogliere fondi ed è andata molto bene” racconta Elena: “Ho preparato i biscottini a forma di baffi per l’occasione”.
Sono molti anni che Paolo ha aderito al movimento, in ricordo di suo padre, scomparso proprio a causa della malattia.
“Quest’anno è il trentesimo dalla morte di mio padre – racconta -. Ho deciso di fare 30 flessioni al giorno, per ogni giorno del mese, aggiungendone una per ogni 100 dollari raccolti”.
“Jen, la capa del mio team, ha deciso di fare 1 flessione a dollaro ed è arrivata a 3000 – prosegue Paolo -. Il mio team è composto da diciassette membri ma il capo è lei. Quest’anno abbiamo raccolto 25.000 dollari. C’è chi ha contribuito raccogliendone tanti come Jen, chi 1000 come me, chi 500 e chi 50 ma ogni penny conta”.
Le iniziative possono essere molte. Si può aderire con la sola donazione o portando i baffi, registrandosi sul sito ufficiale, oppure entrare in un team. Con esso si possono portare avanti challenges (sfide) personali come ha fatto Paolo.
Tutte le raccolte fondi convergono nelle casse della Fondazione Movember che li utilizza per campagne di prevenzione, cure e ricerca.





















