di Patrizia Caiffa – Una storia d’amore triste e bellissima come la dura vita nel Libano di ieri e di oggi. Ieri sotto le bombe, oggi con la precarietà e incertezza lavorativa dovuta al collasso economico e finanziario dello Stato, che impedisce ai giovani di progettare un futuro, di mettere al mondo figli in una situazione così difficile. “A sad and beautiful world” del regista Cyril Adris è il candidato agli Oscar 2026 per il Libano. E’ stato proiettato sabato sera a Roma al MedFilm Festival.
La storia procede lungo l’arco di un trentennio con flashback dell’infanzia magica dei due protagonisti Nino e Jasmine alternati alla narrazione portante, con l’incontro tra i due giovani trentenni che si ritrovano e si innamorano seriamente dopo essersi promessi amore da bambini. Separati dalla vita, dal divorzio dei genitori di Jasmine e dalla morte dei due genitori di Nino sotto le bombe.
Un incidente paradossale porta Nino letteralmente con la macchina nel negozio della madre di Jasmine e ad un pranzo riparatorio nel suo ristorante Chez Nino. Lì avviene l’agnizione e il riconoscimento, in un clima da commedia tragicomica. Riso e commozione le emozioni che viaggiano parallele.
La poesia e la magia dell’incontro unita ai ricordi e alla durezza della vita quotidiana permeano tutto il film,
che miscela sapientemente la storia intima di una coppia – poi diventata famiglia con una figlia – con le vicende del Libano.
I due attori Mounia Akl e Hasan Akil sono semplici, veri e bellissimi. Lui candidamente ottimista nonostante le difficoltà (ma poi crollerà anche lui), lei inizialmente cinica e riluttante ma poi riscattata dalla forza dell’amore e della fantasia.
E’ al jazeera (isola in arabo), l’isola che unisce i loro cuori in un immaginario condiviso da bambini e poi da adulti, a salvare (forse) la coppia dagli ostacoli della vita, in un finale aperto “che ognuno interpreta come vuole”, ha detto in sala Hasan Akil dopo lo spettacolo: “Ma se c’è l’amore si supera qualsiasi cosa”.


Timido e spontaneo, Hasan ha raccontato di essere stato scelto come attore da Cyril Aris per il film e ha partecipato anche a serie televisive. Ma il suo vero lavoro è quello di montatore. Per barcamenarsi tra le difficoltà economiche insegna infatti montaggio all’università. “Purtroppo il cinema libanese riesce a produrre solo due o tre film l’anno – ha detto -. Tutti dobbiamo fare più lavori per riuscire a vivere.
Con i miei coetanei ci chiediamo spesso se avremo il coraggio di mettere al mondo dei figli in questa situazione. Che futuro potremo dare loro?”
Al bivio tra restare ed emigrare, come i personaggi del film, i libanesi sognano un riscatto sociale e storico che li porti a vivere una vita bellissima, oltre la pura sopravvivenza.
Il film sarà distribuito anche in Italia.


Nella stessa giornata è stato proiettato il bel thriller Le Aquile della Repubblica del regista Tarik Saleh, nato a Stoccolma, figlio di madre svedese e madre egiziana. 129 minuti di pellicola un pò lenti ma da guardare con fiato sospeso e angoscia. Attraverso le vicende del protagonista viene descritto il clima repressivo dell’Egitto contemporaneo guidato da Al-Sisi e dall’esercito.
La trama parla di George Fahmy, l’attore più famoso d’Egitto, che si ritrova costretto ad accettare un ruolo in un film sulla parabola presidenziale di Al-Sisi, commissionato direttamente dai vertici del potere militare.
Coinvolto suo malgrado nel progetto, Fahmy si ritrova risucchiato nei circoli interni del potere, che opera con modalità mafiose e violando palesemente i diritti umani, tra minacce, sparizioni forzate, uccisioni extragiudiziali eseguite con crudele cinismo contro chi non è considerato un patriota.
Come una falena attratta dalla fiamma, l’attore inizia una relazione pericolosa con la misteriosa moglie del generale e ministro della difesa, preparandoci ad una lunga serie di opprimenti colpi di scena.
Un thriller tra fiction e denuncia, incredibilmente coraggioso e temerario.
Non è stato infatti girato a Il Cairo ma in Turchia e il regista vive all’estero.
Sarà in distribuzione nelle sale italiane a gennaio.
- B-Hop è media partner del MedFIlm Festival
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