di Emanuela Arabito – Non a caso, è la più longeva manifestazione cinematografica della città di Roma ed è l’unico evento italiano dedicato alle cinematografie euro-mediterranee e mediorientali.
Il MedFilm Festival, fondato e diretto da Ginella Vocca, arriva quest’anno alla 31ª edizione – un record – con un programma ricchissimo che non solo abbraccia le sponde del Mediterraneo ma vuole essere una piattaforma di incontro, conoscenza, scambio e sviluppo industriale per un cinema di qualità.


83 i film in programma, fra lungometraggi, cortometraggi e documentari, per 33 paesi rappresentati.
Filmografie inedite e fuori dai grandi circuiti commerciali, che spaziano dall’Iraq alla Libia, dal Libano all’Egitto, dalla Siria al Qatar, dall’Iran alla Tunisia, fino alla Palestina.
Omaggio alla Palestina
Proprio a questo paese straziato il festival intende rendere un omaggio forte.
In programma l’edizione restaurata de “Gli ingannati” (1972), che racconta il sogno di tre rifugiati palestinesi di raggiungere la sicurezza in Kuwait.
Seguono i cortometraggi “Control Anatomy” di Mahmoud Alhaj e “Il tempo che ci rimane” di Elia Suleiman, maestro del cinema palestinese, con un racconto della vita quotidiana dal 1948.
Tra i film in concorso spicca “With Hasan in Gaza”, ritratto di una Gaza che non esiste più.


Il festival assegna inoltre il premio “Koiné” alla giornalista e attivista palestinese Aya Ashour, oggi ricercatrice in un’università italiana, per il suo coraggio nel testimoniare la realtà dei civili sotto le bombe.
Il Mediterraneo tra storie e passioni
Il Mediterraneo, però, è anche vita, speranza e rinascita.
Ad aprire il festival, il 6 novembre, sarà “Calle Malaga”, candidato marocchino all’Oscar 2026, dove una straordinaria Carmen Maura scopre la sessualità a 79 anni.


Tra i titoli più attesi anche il libico “My Father and Gheddafi”, storia vera di un avvocato passato dall’essere vicino al regime di Tripoli a leader dell’opposizione, il cui corpo viene ritrovato in un congelatore vicino al palazzo di Gheddafi.


Dall’Iran arriva invece “Divine Comedy”, commedia politica brillante del regista Ali Asgari, già premiato al MedFilm 2022 con “Ta Farda – La bambina segreta”, che sfida con ironia il sistema teocratico di Teheran.
Cinema e diritti: le sezioni speciali
Tra le tante rassegne, spicca “Voci dal carcere”, con 13 cortometraggi realizzati da autori e protagonisti degli Istituti Penitenziari italiani, dove l’arte diventa strumento di riabilitazione personale e collettiva.
Per la Casa Circondariale di Roma Rebibbia sarà proiettato “Le sirene di Cottingley” di Alessandro De Nino.
Una giuria di detenuti e studenti delle Scuole Nazionali di Cinema dei paesi mediterranei assegnerà i premi Methexis e Cervantes.
Un segno concreto di come il cinema possa avvicinare le persone e costruire nuove prospettive di libertà.
Un festival da vivere
Un festival da vedere e vivere dal 6 al 16 novembre, nei suoi luoghi storici — lo Space Cinema Moderno in primis.
Il tema del 2025 è “Hope”, la speranza, parola che racchiude lo spirito di un evento capace di unire culture, storie e destini attraverso la forza del cinema.
- Anche quest’anno B-Hop magazine è tra i media partner del MedFilm Festival
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