di Kenji Albani – Nella scuderia di talenti di Franco Forte, da qualche anno a questa parte spicca Luca Di Gialleonardo, autore eclettico romano. Di Gialleonardo firma i suoi libri con Mondadori e, da qualche anno, con la Gallucci Editore, casa editrice specializzata in letteratura per ragazzi.
Luca Di Gialleonardo ha iniziato a scrivere quand’era bambino, sentiva il piacere dello scrivere le sue idee su carta. Via via che è cresciuto ha avuto il bisogno di far diventare il suo hobby una professione, per questo ha letto manuali e seguito corsi. Si è avvicinato a Franco Forte (editor Mondadori) e ha conosciuto così la Delos Digital, casa editrice leader nel mercato dell’editoria elettronica.
I Fuoriposto
I libri che Di Gialleonardo scrive per Gallucci sono la serie de “I Fuoriposto”, una saga di romanzi gialli il cui target di riferimento sono gli studenti delle medie. Le storie sono brevi ma molto dinamiche, infatti ogni libro è di trecento pagine, ma l’interlinea è ampio e ci sono le illustrazioni di Betti Greco.
Le storie raccontano di Beba, una ragazzina di undici anni plusdotata che ha iniziato la scuola media, non riesce ad ambientarsi e in classe si annoia. Non solo, tende a discutere con i professori più severi e spesso viene mandata dalla preside, la quale conosce i suoi problemi e la invita a iscriversi alla redazione del giornalino della sua scuola dove conosce la sua migliore amica. Insieme, le due indagano su vari misteri.


Ad esempio la prima avventura tratta del ritrovamento di una mummia nei sotterranei di un edificio abbandonato. La seconda porta Beba ad affrontare dei pasticcini avvelenati. Mentre, la terza, pubblicata il 19 aprile di quest’anno, vede Beba indagare su un campeggio infestato da spiriti maligni.
Di Gialleonardo è un giallista di razza, che progetta con dovizia di particolari ogni storia. “La scaletta è fondamentale”, dice a B-Hop magazine.
I premi
Non a caso l’autore è arrivato due volte in finale al Premio Tedeschi nel 2014 e nel 2017, il concorso per romanzi gialli inediti organizzato dal Giallo Mondadori, collana da edicola. Inoltre ha vinto il GialloLatino nel 2016 con il racconto “Una piccola bara di cartone”.
La seconda volta che è arrivato a questo traguardo è stato con “Il paradosso dell’arciere”, nel 2017, scritto a quattro mani con l’autrice Liudimila Gospodinoff, sua concittadina. In origine lo scrittore pubblicò un eBook con Delos, Gospodinoff gli propose di lavorare insieme a un romanzo con gli stessi personaggi. La XXXVIII edizione del Premio Tedeschi nella quale i due professionisti della scrittura arrivarono in finale fu vinta da Fabiano Massimi ma la redazione della testata considerò valido “Il paradosso dell’arciere” e chiese che i due tornassero a lavorarci per migliorarlo. Nel 2022 venne pubblicato nella collana dalle copertine color oro zecchino.
La collaborazione con Gospodinoff
La coppia Di Gialleonardo-Gospodinoff ha lavorato con Franco Forte al libro “Anco Marzio. L’ultimo sabino. Il quarto re”, ossia il volume numero quattro di una serie di romanzi ambiziosa: quella dei sette re di Roma, da Romolo a Tarquinio il Superbo, tutti scritti da Franco Forte e, per ciascun tomo, la firma di una coppia di autori. La prova che la coppia Di Gialleonardo-Gospodinoff è rodata e sono allenati a scrivere insieme.
Dal giallo allo storico.
A Di Gialleonardo piace scrivere belle storie, non c’è un genere che non scriverebbe mai.
Più che altro quello con cui sente meno sintonia è il genere rosa. Se il tema centrale della storia è l’amore non ci riuscirebbe: “Il rosa è un genere che non non scriverei mai ma non perché non lo apprezzi”.
Oltretutto è arrivato in finale al Premio Urania nel 2013 (un premio che si occupa di fantascienza). Il genere sci-fi appassiona Di Gialleonardo, per questo ha letto molti dei romanzi che hanno vinto il concorso- Perciò ha scritto “Direttiva Schäffer”. Dice di questo libro: “Un romanzo con connotazioni hard boiled e toni leggeri, allegri, non molto cupi. Ci sono situazioni divertenti, personaggi sopra le righe, il protagonista ama divertirsi invece di lavorare ma quando serve impegnarsi fa il suo dovere”. Quest’avventura letteraria si è classificata al Premio Odissea 2014 ed è stata pubblicata da Delos Digital.


Di Gialleonardo non ha preferenze particolari tra giallo e fantascienza, dipende dai personaggi che vuole creare.
Riguardo alla controversa dichiarazione di Loriano Macchiavelli della primavera di due anni fa, cioè che è più importante la trama che la costruzione dei personaggi, se non il fatto che il lettore si deve affezionare all’eroe della storia, Di Gialleonardo spiega che
“i personaggi devono rimanere impressi, specialmente se si tratta di romanzi seriali”.
Fa l’esempio di Salvo Montalbano di Andrea Camilleri e Hercule Poirot di Agatha Christie. Lui, in quanto lettore, ricorda quel che fa il personaggio principale, di meno la storia. Il ricordo della trama va a svanire a favore del protagonista.
Nel caso della saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin, meglio nota come “Il trono di spade” o “Game of thrones” dal titolo della serie TV prodotta dalla HBO, la trama è importantissima ma preferisce i personaggi. Insomma, la trama va curata e i personaggi hanno bisogno della trama per rimanere nei ricordi dei lettori.
In merito ai concorsi letterari, Luca Di Gialleonardo spiega che ce ne sono molti. Sono utili quando si è un esordiente perché permettono di farsi conoscere, ma serve selezionarli, bisogna puntare ai premi con in palio la pubblicazione con un editore molto attivo nel circuito delle librerie. Ci sono concorsi che non permettono questi salti di qualità.
E fa l’esempio del Premio Tedeschi: “Se a qualcuno piace scrivere il genere giallo, deve provare con il Tedeschi o i premi targati Mondadori perché i membri della giuria sono dei professionisti”. I concorsi migliori sono, non a caso, i canali migliori per arrivare al successo.
A proposito di concorsi, dice del Premio Strega che quello è pensato per chi ha già fatto il salto di qualità. Nel campo della scrittura bisogna procedere un passo alla volta, la carriera dello scrittore funziona a tappe, e se si ottiene il successo, bisogna sfruttarlo. “Molti hanno vinto il Tedeschi, ma poi si sono fermati e di loro non se n’è più sentito parlare” conclude Di Gialleonardo.





















