di Kenji Albani – Dario Tonani è uno scrittore milanese. Fin dagli anni ‘80 frequenta il mondo della scrittura e ha pubblicato numerosi racconti su fanzine dell’epoca.
La svolta è stata quando nel 2005 arriva in finale al Premio Urania con il romanzo Infect@ e, due anni dopo, lo pubblica nell’omonima collana di fantascienza. Dario Tonani fa il giornalista, ma anche lo scrittore, e forse è più noto per la sua attività autoriale nella prosa del fantastico dato che i suoi libri sul ciclo di Mondo9 sono stati tradotti anche in Russia e Giappone.


Com’è la tua attività di scrittore, parallela al Dario Tonani di tutti i giorni?
A prescindere dal mettersi o meno alla tastiera di un computer, uno scrittore è tale in ogni momento della giornata per 365 giorni l’anno.
Si porta appresso ovunque il fardello – e la leggerezza! – di un mondo parallelo a cui pensare, di personaggi che reclamano il loro ruolo da interpretare, di idee che vogliono essere messe a terra. Un bailamme mentale che trova ordine, pace e silenzio solo quando si torna al computer…
Perché ti piace scrivere fantascienza? Perché non altri generi?
In realtà non ho cominciato con la fantascienza, ma con l’horror e il fantasy. E non mi piace affatto scrivere solo Science Fiction, tanto che sto rivolgendo le mie attenzioni a generi attigui, come il noir e soprattutto il thriller. Fino al mio romanzo più recente, Il trentunesimo giorno (Oscar Fantastica Mondadori), le mie scorribande in altri generi si limitavano a ibridare storie e registri diversi, ma ora posso dire di essere a metà di un guado, al cartello segnaletico Distopia, lungo una rotta che vorrei mi portasse altrove.


Facciamo un passo indietro: come ti sei innamorato della scrittura?
Credo di avere intrapreso un percorso comune alla maggior parte degli autori:
dalla lettura ho cominciato a pensare di poter creare qualcosa di mio, di mettermi in gioco per necessità intima, ma anche per divertimento personale.
Dall’appetito alla fame è un attimo, così come dall’attrazione alla passione e all’amore.
Puoi consigliare qualche libro da leggere (non tuo), ad esempio quello che ami tenere sul comodino?
Quanti ce ne sarebbero! Mi limito a tre classici: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, Dune di Frank Herbert e Un’arancia a orologeria di Anthony Burgess… E un contemporaneo: La strada di Cormac McCarthy…
Quali sono le tue ambizioni per il futuro?
La passione per la scrittura è un mostro tentacolare,
con due tentacoli digiti alla tastiera e con gli altri scopri – e pratichi – tanti altri interessi correlati, che non sempre derivano da una scelta tua. Ti accorgi, per esempio, che parlare di scrittura è un modo per praticarla e starci dentro in modo diverso: ci sono le masterclass, le conferenze e le lezioni di scrittura creativa. A breve terrò un corso di Creative Writing incentrato sulla fantascienza alla Scuola Holden di Torino. Sto seguendo alcuni boardgame e giochi di carte sviluppati da storie mie. E naturalmente scrivo, leggo, assimilo da diversi modi di fare storytelling. What else? Direi che basta e avanza per coprire pratica quotidiana e ambizioni per il futuro. Grazie della chiacchierata, stay tuned…





















