di Marianna Mandato – Arturo Ursumando, in arte Uter, artista multiforme, mette egregiamente in mostra un inconscio collettivo inusuale e all’avanguardia.
Junk, il futuro in discarica è la mostra personale che si svolgerà a Roma presso Pavart Gallery, a cura di Velia Littera. Le porte della Galleria si apriranno il 18 marzo 2026 alle ore 18 fino al 10 aprile.
Ascolta “Junk, il futuro in discarica. A Roma la mostra fotografica di Uter” su Spreaker.
Una mostra innovativa che mette l’AI al servizio della mente poliedrica ed eclettica di Uter, in grado di scovare le pieghe più intime dell’animo umano fino ai suoi recessi più profondi.
Se improvvisamente piovessero dal cielo tutti i rifiuti che crediamo spariscano magicamente nel nulla; se improvvisamente ci sentissimo mancare l’aria come se avessimo la testa chiusa in un sacchetto di plastica; se improvvisamente le nostre azioni migliori diventassero spazzatura etica; se improvvisamente la morale collettiva equa e rispettosa dei diritti di ciascuno si trasformasse in vecchiume da buttare via e riciclare col non senso o con logiche egoistiche e di profitto; se improvvisamente non capissimo più in che mondo stiamo vivendo; se improvvisamente tutto questo fosse realtà, che cosa faremmo?
Questo sembra dirci la mostra di Uter.
Abbiamo la sensazione che la risposta sia: sta già accadendo.
Alzate lo sguardo, allora, e guardate che cosa vedete davvero.


Tuffatevi in mare, e nel silenzio dell’apnea, guardate in che acque nuotate davvero.


Siamo già tutti in questa condizione asfissiante. Che lascia poche via di fuga. Che necessita urgentemente di riflessione e azione.
“La discarica mondiale è purtroppo di natura fisica e spirituale. È difficile vivere in un mondo che produce e non ricicla o che brucia e consuma idee e sentimenti ogni giorno”, dice l’artista a B-Hop.
Un’arte che non lascia scampo, che costringe a specchiarsi nel rifiuto di ciò che non vogliamo ammettere di noi stessi e del mondo in cui viviamo. Di ciò che non vogliamo considerare come una realtà già conclamata. Assuefatti a logiche che sgretolano il concetto di vita stesso.


La mostra si traduce in opere visionarie, pungenti, critiche, oppressive, allarmanti ma anche inconsciamente familiari.
Così, Uter, pioniere da molto tempo di questa nuova avanguardia artistica, trasforma ogni immagine, ogni meta-fotografia, in emozione profonda.
Tocca le corde più nascoste di quella cosa sempre più alla deriva che chiamiamo Umanità. Con le sue politiche corrotte, con la sua etica di comodo, con la sua morale ridotta allo stremo. Con le sue urla soffocate, che silenziosamente gridano dolore. Una società che getta via il bene comune e non sa neanche riciclarlo. Che si sommerge degli scarti di ciò che ha voluto considerare superfluo o inutile.
Un’Umanità ormai “maleodorante” che rifiuta la sua peculiare umanità e finisce per trattare sé stessa come un rifiuto.
C’è una soluzione?
“Per sopravvivere in mezzo alla spazzatura di ogni genere bisogna abituare il proprio naso e il proprio cervello a non farsi influenzare – afferma convinto l’artista –. Ma, soprattutto, evitare di abituarsi a tutto questo creando uno spazio di pulizia interiore, facendolo nascere innanzitutto dentro di noi, che poi possa essere espresso fuori di noi”.
Chi guarderà l’arte di questo artista innovatore non sarà un semplice spettatore ma il veicolo di un’emozione che auspichiamo possa tradursi in azioni e atteggiamenti concreti propositivi.
Abbiamo chiesto ad Arturo Ursumando cosa consiglierebbe ad un giovane che, viste le sue opere, rimanesse scosso dalla tematica.
“Sento profondo amore e affinità nei confronti delle nuove generazioni. Sono convinto che solo attraverso la loro sensibilizzazione questo mondo potrà andare avanti.
Il consiglio che mi sentirei di dare, da giovane a giovane, è quello di non smettere mai di guardare con senso critico quel che succede intorno a lui.
Un’opera che fa pensare ne genera altre, di altre persone, e il pensiero critico può diffondersi in modo virale”.


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