di Kenji Albani – Il libro Morte nei fiordi (Newton Compton Editori) è stato scritto da un’autrice finlandese, classe 1980, che da anni abita in Islanda. Il suo nome è Satu Rämö. Viste le sue esperienze, ha deciso di dare l’avvio a una saga di romanzi di genere thriller ambientati nell’isola del nord dell’oceano Atlantico e il primo volume è intitolato Hildur, dal nome della protagonista (lo stesso volume che si trova sul mercato italiano con il titolo Morte nei fiordi).
Al di là della trama “gialla” (ma è più un thriller) è interessante poter conoscere la cultura islandese. A volte gli italiani considerano l’Islanda come un’isola bizzarra e curiosa, alla stregua di come molti guardano al Giappone o all’Australia. Il fatto è che gli islandesi sono bizzarri, per i canoni italiani. Dove noi siamo caotici e confusionari, persino nevrotici e violenti, loro sono tranquilli, riservati, amano la pace, l’attività fisica e… amano la pizza. Ovvio, l’Islanda ha la sua cucina, ma pure lì la pizza è un alimento popolare.


L’Islanda però non è tutta rose e fiori, ha i suoi problemi. Se una parte della popolazione è ricca, ci sono i leccatori di conchiglie (espressione arcaica islandese che serve a chiamare i poveri – e il motivo per cui vengono definiti così, lo si può scoprire solo leggendo il romanzo). Inoltre ci sono molti divorzi, molti suicidi, la popolazione è fredda e a volte provinciale.
Leggendo il libro si scopre che gli islandesi hanno la passione per i necrologi, tant’è che i giornali hanno supplementi persino di venti pagine di necrologi, dato che tutti in Islanda si conoscono più o meno bene (l’Islanda è come un piccolo grande villaggio – il villaggio… insulare?)


B-Hop ha intervistato Satu Rämö.
Come nasce il suo processo creativo?
Leggo molti libri, leggo le notizie, parlo con le persone. Accumulo le idee e uso uno o due mesi per preparare la trama e i personaggi. Lavoro dalle sei alle nove ore al giorno e cerco di scrivere ogni giorno per non perdere il ritmo.
Come vive il suo successo di scrittrice?
Molto bene, è molto bello. È piacevole vedere la gente che ama leggere e ha interesse verso i miei libri.
Com’è nato il suo sogno di diventare autrice di narrativa?
Scrivo da sempre. Quando ero bambina scrivevo storie della buona notte sul mio diario. Da adulta ho iniziato a fare la giornalista e così ho potuto fare della scrittura il mio lavoro.
Qual è il suo rapporto con la critica?
Vivi e lascia vivere. Mi fa piacere che i miei libri abbiano visibilità e che i giornali ne parlino, però non leggo le recensioni di quel che scrivo.
Ama pubblicizzare i suoi libri?
Sì, è molto importante per me.
Mette qualcosa della sua personalità nei suoi personaggi?
Assolutamente. Ogni volta metto qualcosa di me.
Quali sono le sue passioni oltre la scrittura?
Faccio corsa e sollevo pesi. Inoltre leggo libri e guardo film in TV.
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