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Home B.I.N. - Bellezza Interna Netta

Il mondo in subbuglio

La nuova fiaba per adulti di Marianna Mandato racconta di un mondo in gran subbuglio a causa di violenza, costrizione, manipolazione, insoddisfazione e cattivi sentimenti. Eppure un antidoto c'è

di Marianna Mandato
23 Febbraio 2026
in B.I.N. - Bellezza Interna Netta
Tempo di Lettura: 4 mins read
37 1
A A
Un mondo annebbiato

Foto di Cottonbro Studio da Pexels

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di Marianna Mandato – “Sappiamo che lo sai”, disse.

“Che cosa?”, rispose.

“Non fare il furbo con noi”, incalzò.

“Ma io non ci capisco nulla”, continuò.

“Ecco, siete tutti uguali. Fate sempre finta di non capire e di non sapere”, concluse.

Ascolta “Il mondo in subbuglio” su Spreaker.

Ed eccoci qui. Nel mondo dove pareva che qualsiasi argomento e qualsiasi accadimento non riuscisse ad essere capito o saputo veramente. Insomma, era un mondo in cui chi sapeva non era certo che gli altri avessero capito e chi capiva sapeva che gli altri non avrebbero mai creduto a quel che diceva.

Un gran subbuglio.

Fatto sta che in quel mondo nessuno riusciva a fidarsi di qualcuno. Ed era dunque ovvio che c’era sempre qualcuno che finisse per non essere compreso.

La cattiva comprensione generava solitudine. La solitudine generava tristezza. La tristezza generava una società scontenta della vita. La scontentezza generava agitazione sociale. L’agitazione sociale generava individui rancorosi e pieni di cattivi sentimenti. Il rancore e la bruttezza generavano la voglia di distruggere tutto.

rabbia, confusione, tristezza
Foto di Liviu Gorincioi da Pexels

E finiva che quando un individuo distruggeva qualcuno o qualcosa, la maggior parte degli altri individui quasi ne provava piacere. Era una forma di compensazione per la propria tristezza.

Eppure, c’era chi tutto questo lo aveva creato di proposito, sapete. Le cose prima mica erano così.

Anche se, a dire la verità, quel “prima” non era ben chiaro che cosa antecedesse.

Ma nel “prima”, si sa, le cose pare che andassero comunque sempre meglio dell’adesso.

Ma cosa aveva fatto mai questo “adesso” per piacere così poco da esseri insoddisfatti di tutto?

Il punto è che adesso sarebbe stato un periodo di gran lunga migliore del prima se solo gli individui di quel mondo ne avessero preso coscienza.

Ma un manipolo di individui fra tutti aveva compreso che mantenere la maggioranza degli individui nella convinzione di essere infelici in un mondo in cui le cose proprio non andavano, e che quasi quasi stava anche per implodere, era la garanzia per poter agire indisturbati anche senza essere particolarmente gentili con gli altri.

bambini poveri e tristi
Foto di The Humantra da Pexels

Anzi,

più risultavano ingiusti e manipolatori più godevano del rispetto di tutti gli individui soggiogati.

Era strana la psicologia della maggior parte degli individui di quel mondo. Invece di pensare a come migliorare le cose in un mondo che sembrava fosse urgentemente da aiutare, cercavano in qualcuno o pochi individui la violenza che avrebbe ristabilito finalmente un ordine globale.

E come avrebbe potuto nascere qualcosa di buono da violenza, costrizione e cattivi sentimenti?

Forse il nodo era tutto lì. Nessuno sapeva più che cosa fossero i buoni sentimenti. Meglio, non aveva più la capacità di crearli. Perché, era ovvio, i buoni sentimenti non riuscivano a saziare la voglia di rivalsa dalla tristezza. Chi era triste e insoddisfatto desiderava soltanto che anche altri lo fossero. Desiderava trascinarli nello stesso sentire. Per condividere il dolore.

Le cose andarono avanti così per un bel po’.

Le guerre iniziarono ad essere all’ordine del giorno. In tanti posti diversi di quel mondo. Guidate, alimentate o create da quei pochi individui che tutto questo lo avevano voluto. Non se ne conoscevano neanche le ragioni reali. Meglio, nessuno avrebbe potuto credere che le ragioni fossero di ordine materiale e personale.

Ma l’onda del malcontento era troppo grande e scoppiava come bombe in grado di fare solo stragi. E quasi tutti finivano per essere convinti che dovesse proprio essere così.

Per fortuna era un quasi tutti. E qualcuno spuntato fuori da quel quasi disse:

“ma l’amore cos’è?”.
Cuore sul vetro appannato
Foto di Zeeshaan Shabbir da Pexels

Tutti fecero finta di conoscere la risposta ma nessuno fu in grado di darla.

Poi quel qualcuno insistette e disse:

“come facciamo a capire cos’è con tutta questa rabbia, tristezza, malcontento, insoddisfazione e violenza?”.

E tutti fecero silenzio, tranne i signori delle guerre che bombardarono ancora più forte per attutire il disagio che l’ipotesi dell’amore procurava.

A quel qualcuno si unì qualcun altro e poi qualcun altro ancora. A poco a poco la domanda sull’amore iniziò a diventare un grido.

Grido d'aiuto
Foto di Gerd Altmann da Pixabay
E moltissimi si resero conto che l’amore è quella cosa senza la quale si muore.

Compreso cosa fosse, e per la prima volta non sembrava essere una cattiva comprensione, restava il problema di rendere reale quella comprensione solo pensata e condivisa. Perché dire amore era facile ma farlo diventare amare era proprio un’impresa più folle delle guerre.

Tutti gli individui ormai erano abituati a parlare senza capirsi. A parlare e basta. Erano stati educati al lamento privo di sbocchi.

Era arrivato il momento di fare qualcosa di pratico. Di rendere concreto l’amore amando e vedere poi con quali risultati.

donna tende la mano
Foto di Alexander Mass da Pexels

Com’è finita la questione in quel mondo in subbuglio purtroppo ancora non si sa. Ma pare che qualcuno abbia affermato che l’amore concreto, che l’amare attivo fosse una compensazione molto più soddisfacente e addirittura risolutiva per abbattere qualsiasi forma di cattiva comprensione, tristezza, insoddisfazione, violenza e morte.

E che, soprattutto, innescasse un processo di benessere in grado di far comprendere il sentire, coi sentimenti collegati, e il bene comune cosa fosse.

Certo è che i creatori dell’insoddisfazione non ne furono felici.

gru fra le nuvole
Foto di Vishal Shah da Pexels

 

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Marianna Mandato

Marianna Mandato

Filosofa, dottore di ricerca pedagogica e scrittrice. Mi affascinano il linguaggio e la percezione del reale che passa per i sensi. Amo la bellezza che si trasforma in arte, in ogni suo più piccolo modo di esprimersi. In ogni ambito. In ogni circostanza. Amo scrivere. Nelle parole che usiamo c’è la realtà che viviamo. Ma è come le usiamo che le dà forma mentre ne informa. La scrittura è un fluido magico che si esprime attraversando il mondo, in ogni luogo. Partendo da noi stessi. Io B-Hop perché è espressione del bello che esiste ovunque ma spesso non si nota. Che attraverso la scrittura si mostra, e può volare lontano…

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