di Marco Regi – Una musica intima e raffinata guidata dalla profonda sensibilità di Stefano Cucci ha caratterizzato il concerto del Coro Goffredo Petrassi, intitolato “Canti e incanti“, per celebrare i 60 anni dell’associazione Nuova Consonanza, che promuove la musica classica contemporanea. Il concerto si è svolto sabato 25 novembre nello splendido Teatro di Villa Torlonia di Roma.
Il programma abbracciava brani di compositori rilevanti per la storia dell’Associazione: da Goffredo Petrassi, ai soci storici Egisto Macchi ed Ennio Morricone, fino ad arrivare a Fausto Sebastiani, già presidente, e ad Alessandra Ravera, attuale vicepresidente dell’associazione.


Il concerto si è aperto con Quis dabit di Bruno Bettinelli, ispirato al testo musicato da Ludovico Grossi da Viadana. È questo un mottetto composto nel 2001, poco prima della sua scomparsa, dove il compositore costruisce una polifonia morbida ma comunque vicina ai nuovi linguaggi e alle sperimentazioni armoniche.
Non avrà mai fine di Alessandra Ravera trae ispirazione dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi (cap. 13), definita dalla compositrice «forse il più celebre e sublime Inno all’amore che sia mai stato scritto». Il brano è tripartito e «usa il testo liberamente, con accostamenti di parole e ripetizioni che ne rinforzano il senso: il canto di un amore autentico che parla al cuore di tutti gli uomini andando oltre il credo di ognuno di noi» (nota dell’autrice).


Le successive Tre canzoni italiane di Egisto Macchi sono una rivisitazione di tre celebri canzoni dei primi anni Trenta (Pippo non lo sa, Parlami d’amore Mariù, Maramao perché sei morto) in un arrangiamento per coro di voci bianche e/o femminili. Macchi, scomparso nel 1992, tornò diverse volte su queste musiche della sua infanzia, realizzando nel 1990 una versione per coro e orchestra e nel 1991 una per voce e pianoforte.
Madrigale bianco nasce dall’interesse di Fausto Sebastiani per il poeta crepuscolare Sergio Corazzini, morto prematuramente nel 1907, di cui ha musicato anche Dialogo di marionette, dedicato a Sonia Bergamasco. Qui il compositore è sollecitato da una lettera del poeta in cui afferma «…Tutta la dolce, rassegnata tristezza della mia vita è in un pensiero di morte. E questa voglia di morire è, talvolta, dolce come il bacio dell’amata, come il primo bacio».


Al centro del programma si trovavano due importanti compositori del 900: Goffredo Petrassi e Francis Poulenc: il primo formò numerosi compositori ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il secondo appartenne a “Les Six”, famoso gruppo di compositori francesi. Dei 5 Nonsense di Petrassi, su testi di Edward Lear, si sono ascoltati il terzo e il quarto, che testimoniano l’ineguagliata maestria nel creare strutture apparentemente semplici e giocose ma in realtà complesse e raffinate. Gli effetti più rari ed efficaci del terzo costringono i coristi a una performance impegnativa dove non mancano glissandi, fischi, parlati, sbadigli, restituendo una scrittura onomatopeica.
Le Petites voix di Poulenc, è costituito da cinque brevi brani su poesie di Madeleine Ley, ispirate alla forma della canzone; in ognuna si descrive una piccola storia di vita quotidiana raccontata attraverso gli occhi di un bambino.
Il concerto si è concluso con L’Ave Maria Guaranì composta da Ennio Morricone per la colonna sonora del film di Roland Joffé The Mission nel 1986. Reputato da lui stesso un brano non finito, ma sospeso su una risoluzione al relativo maggiore per esigenze di montaggio, resta un lavoro eccellente ormai entrato nel repertorio di moltissimi cori. Cucci ha restituito nella sua interpretazione una vocalità non impostata e un’attenzione costante al testo.





















