di Mariele Scifo – “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare“. Così dice Virgilio a Caronte nel Canto III dell’Inferno e successivamente a Pluto nel Canto VII, per spiegare loro che la presenza di Dante in quel luogo è determinata dalla volontà divina, facendo riferimento al Paradiso, pertanto indiscutibile.
È una delle mie terzine preferite, da ripetersi ogni qualvolta ci si domanda come mai le cose siano andate in un certo modo. Ogni volta che ci si ritrova a rimuginare sul perché e il per come quella situazione sia andata com’è andata. Ogni volta che si cerca di trovare una spiegazione logica e razionale e non si riesce a trovarla.
Quando ci si chiede cosa si è sbagliato.
Si torna a quelle parole per imparare ad accettare il corso degli eventi per quello che sono, anche quando non vanno come desiderato.
Per accettare il fatto che per quanto ci si possa sforzare e per quanta buona volontà si possa avere, alcune cose semplicemente non ci “appartengono”, non fanno parte del nostro destino, non possono essere cambiate.
D’altra parte Virgilio dice a Caronte “Caron non ti crucciar..” , un po’ come a dire, “stai tranquillo, è tutto sotto controllo, abbi fiducia”.
E allora smettiamo di forzare, di sentirci in colpa quando le cose non vanno come avremmo voluto.
Proviamo a lasciar andare, ad avere fiducia nel processo. Che ne pensate?
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