di Daniele Poto – La migliore e più civile risposta dell’Italia alle centinaia di migliaia di voti incassati dal generale Vannacci, declinando gli slogan dell’omofobia, di un velato razzismo, di un conclamato sovranismo? I risultati degli azzurri di atletica nei Campionati europei che si stanno concludendo a Roma.
Con lo ius sportivo che mette la freccia del sorpasso e stacca qualunque possibilità di confronto con lo ius soli, lo ius cultura e qualunque altro diritto di cittadinanza degli stranieri (comunitari e non) sul territorio italiano.


Non ci addentreremo nello specioso distinguo tra chi è nato in Italia, chi è stato adattato, chi si è trasferito nel Belpaese in tenere età o chi ci si è trasferito per
ragioni di opportunità agonistiche solo da qualche anno. Sono imbarcati virtualmente sulla stessa zattera dell’accoglienza e della solidarietà anche se non sono arrivati sui barconi e
respirano aria di privilegi avendo preso la scorciatoia delle medaglie per diventare campioni.
Sono in possesso della nazionalità altrimenti non avrebbero potuto partecipare alla rassegna continentale e molti di loro hanno trovato ulteriore integrazione nei corpi sportivi militari ad ulteriore prova di legittimazione. Citiamo i loro cognomi in confuso ordine sparso: Crippa, Chituru Ali, Dosso, Folorunso, i fratelli Zoghlami, Simonelli, Lopez, Desalu. Un elenco non esaustivo e che prescinde dal colore della pelle a estensione di Tecuceanu e Weir.
Questa assimilazione e parificazione (la parola integrazione è ormai superata) dimostra che la società civile è molto avanti alle scelte della politica.
C’è un esistente, un fare, una realtà, che supera penose trattative tra i partiti. Anche dal punto di vista percentuale i numeri degli assimilati fanno squadra.
Non si tratta di un fenomeno solo italiano. Spagna, Germania, Francia sono altrettanto accoglienti perlomeno nello sport e portano alla ribalta e assicurano un futuro promettente ai loro titolari.


Chi respira l’aria del Club Italia nota un affiatamento e una coesione che non c’è mai stata in passato, senza alcun sentore di rivalità visto che l’eguaglianza è assicurata e data per scontata e non c’è neanche occasione per ribadirla.


Si è fatto un grande passo in avanti rispetto alla notizia di cronaca che rimbalzò sui giornali quando la 4 X 400 femminile vinse i Giochi del Mediterraneo a Napoli con un poker di ragazze dai nomi stranieri e totalmente non native.
La stupefazione di ieri è diventata la normalità di oggi.
Nell’Italia dalla problematica demografia, con i giovani che lasciano la nazione in cerca di stipendi migliori, questo flusso adottivo nello sport è una ventata di aria fresca che corrobora e stimola il Paese.
E ancora una volta non si può non sottolineare l’abissale differenza che corre rispetto al mondo del calcio. Che discetta ancora di volgare razzismo quando il giocatore della squadra ospite viene bersagliato con impietosi “buu” dagli spalti. Gli ultrà in quel momento dimenticano che anche la propria squadra ha tesserato giocatori con lo stesso colore di pelle. Un’amnesia che sottintende ignoranza e malafede.
Dunque ben venga l’esempio dell’atletica nell’orgia delle medaglie che hanno spinto, sotto questo segno e con questa intenzionalità, l’Italia al record assoluto di podi, umiliando il precedente di Spalato. In attesa di vedere se ci sarà un risultato congruo, sia pure minore, anche all’Olimpiade di Parigi.
























