di Floriana Lenti – Il cantautore milanese Paolo Benvegnù ha chiuso gli occhi e per lui è calato il sipario il 31 dicembre 2024. Per lui il futuro era già scritto e il presente è fatto di ricordi e di musica interrotta. La sera prima è stato ospite su Rai 3 della trasmissione Via dei Matti n°0; durante l’ultima intervista, riflettendo sul suo mestiere, ha dichiarato:
“Il vero cantautore è un ricercatore di cose non utili, nel senso che tutto è teso all’utile di potenza personale, di denaro e perciò noi brancoliamo nell’inutile.
Ma chi dice cosa possa essere veramente utile? Io, ad esempio, trovo veramente utilissimo vedere i bambini correre nei prati. Non portano denaro ma portano gioia”.


Il mondo però ad un certo punto si è fermato ed in molti – attoniti ed increduli – lo hanno ricordato. E’ impossibile annoverare tutti. Massimo Recalcati, ad esempio, ha scritto su La Repubblica: “Non era la sua voce che entrava come un fluido sonoro nelle mie orecchie ma era la sua voce che rispondeva alla mia esistenza caduta e mi sospingeva a resistere, a non smettere di navigare”.
E’ stato vincitore del premio Tenco con l’album “E’ inutile parlare d’amore” come miglior album in assoluto. La sua carriera, a 59 anni, aveva spiccato il volo rispettando i tempi di un cantautore puro, coerente, umile e prezioso.
Con la sua consueta modestia, in merito a questo importante riconoscimento ha dichiarato a “Recensiamo Musica”: “Io e i miei compagni siamo nella stupefazione assoluta. Io davvero non ci credo, perché significa che, per una volta nella vita, è stata data una carezza ai non visti, ai misconosciuti. La ritengo una carezza a tutti quelli che in questi ultimi vent’anni, della mia generazione, hanno scritto cose molto importanti, sottaciute sempre. Quella musica non è stata vista e perciò, se è una carezza verso tutti noi, verso quella moltitudine di cui io penso di far parte, allora penso sia stato un gesto molto nobile”.


Paolo Benvegnù è stato un faro che ha illuminato le notti tempestose di fan e artisti dispersi in mari in tempesta, in cui emergere è praticamente impossibile se non si ha il giusto salvagente. Ha rotto gli schemi e si è infiltrato nelle orecchie e nei cuori di un pubblico che non si fa abbagliare dalla moda del momento.
Lo ha dimostrato il numero considerevole di persone che lo hanno salutato prima a Brescia, poi a San Sisto (dove viveva con la famiglia) tra sabato 11 e domenica 12 gennaio.
Adesso sarà possibile rivolgere l’ultimo saluto al Teatro Pavone in via Luigi Bonazzi 67 di Perugia domenica 19 gennaio dalle 15.00. In queste ore si stanno raccogliendo gli ultimi messaggi inviati in forma pubblica e privata per rendere omaggio alla memoria di Paolo come uomo e come artista.
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