reportage di Patrizia Caiffa – Fiumi e barche, grotte e colline calcaree, donne con i tradizionali cappelli di paglia a cono che remano con i piedi, pagode, città e tombe imperiali, risaie, case e ponti medievali, lanterne colorate. Sono le immagini che più rimangono impresse nella mente di un viaggio nel Vietnam centrale, con una puntata sulla costa meridionale per qualche giorno di mare.
Ascolta “Viaggio in Vietnam, tra fiumi, lanterne e citta imperiali” su Spreaker.
Si parte dalla provincia di Ninh Binh, ricchissima di attrazioni paesaggistiche, storiche e atmosfere, stabilendo la propria base nella cittadina di Tam Coc.
Nei pressi si può visitare Hoa Lua, la prima capitale del Vietnam, che risale intorno all’anno 1000. Un sistema feudale che venerava il re che fondò la città. Gli studenti e gli imprenditori vengono ancora qui a pregare sulla tomba del re per chiedere il buon esito di studi e affari.


Imperdibile è un giro in barca di due ore sul fiume a Trang An, tra verdi colline, pagode sull’acqua, ninfee e papere, abbassando la testa quando si passa sotto le suggestive grotte. Qui ci sono almeno 2000 barche guidate solo da donne, oramai solo ad uso dei turisti. Prima del 2014, quando l’Unesco ha dichiarato il sito Patrimonio dell’umanità la popolazione locale conduceva invece una vita tranquilla, seguendo i ritmi lenti del fiume, pescando e coltivando. Poi il governo, per incentivare il turismo, ha deciso di spostarli tutti in una zona protetta, una sorta di riserva.
La pagoda di Bai Dinh fa invece sfoggio di 520 statue di Buddha, vi si entra tramite tre porte che rappresentano il cancello della sofferenza, della impermanenza e dell’assenza di ego.
Per visitare Mua Cave (ossia la Grotta danzante) bisogna salire 500 gradini alti e ripidissimi tra pietre laviche nere. Chi va in periodi di cieli tersi godrà di un meraviglioso panorama su Tam Coc. Con nubi e pioggia non si vede nulla e bisogna accontentarsi di un selfie davanti al Dragone in cima.
C’è anche la possibilità di fare un giro in barca a Tam Coc. Qui si sale solo in due sulla barchetta e si passa sotto tre grotte sul fiume Ngo Dong. La maggior parte dei barcaioli sono donne, anche con i capelli bianchi. Remano con i piedi scalzi sui remi quando vogliono riposare un po’ le braccia.


Ad un certo punto del tour si viene assaliti da fotografi in barca che propongono di scattare foto: remare con i piedi consente infatti di armeggiare comodamente con le macchine fotografiche.
Qui c’è più pace rispetto a itinerari simili troppo affollati di turisti. Si sentono i canti degli uccelli, si vedono i contadini immersi nel fango delle risaie, tra colline calcaree.
La meravigliosa Pagoda di Bich dong è addossata alla roccia e in salita, con gradini che portano su tre livelli.


C’è una atmosfera pura e rarefatta. Il buddismo è praticato in versione vietnamita, ossia con molte statue dorate di Buddha (che assomigliano più a Confucio) anziché una sola come nei templi birmani, thai o cambogiani.
La particolarità e curiosità è che in Vietnam esistono perfino raffigurazioni di Buddha al femminile, ossia Lady Buddha,
forse un lascito delle culture matriarcali di alcune etnie minoritarie, comunque significativo dell’importanza della donna nella società, molto più libera ed emancipata rispetto ad altre culture asiatiche.


Le tre pagode di legno sono molto suggestive: evocano eremi ed eremiti. Quella più in alto, probabilmente più antica, è all’interno di una grotta.
Thung Nham è una sorta di parco turistico curatissimo. Si cammina tra viali fioriti o frutteti ornati delle caratteristiche lampade rosse. E’ compreso un giro in barca nella laguna per sperimentare il bird watching di aironi cinerini, cormorani, garzette. A febbraio si possono incontrare tanti baby aironi appena nati, nutriti dalle mamme nei nidi.


Scendendo ancora più a sud con un lussuoso bus notturno con cuccette, una esperienza da sperimentare – salvo patire un po’ le buche della strada e soprattutto l’assenza di Wc interno – si arriva alla famosa Huế.


Una cittadina di 350.000 abitanti (e altrettanti motorini) adagiata intorno al Fiume dei Profumi, con una atmosfera più rilassata e tranquilla, anche se molto turistica.
Qui l’attrazione principale è la Città imperiale (patrimonio Unesco) e, nei dintorni, le magnifiche tombe degli imperatori.
La storia di Huế è profondamente legata alla dinastia Nguyen, che regnò in Vietnam dal 1802 al 1945. Nel 1802, l’imperatore Gia Long scelse Huế come capitale dell’impero vietnamita unificato, dando inizio a una era di grande splendore per la città. Durante questo periodo, Huế divenne il centro politico, culturale e religioso del paese.


La Città imperiale è stata costruita all’inizio del XIX secolo, ed è la testimonianza più evidente del passato glorioso e della dinastia degli imperatori Nguyen. Sui muri spiccano ancora eloquenti foto in bianco e nero degli sfarzosi riti di corte, di imperatori, ministri, mogli e concubine. Questo vasto complesso di palazzi, templi e giardini riflette l’influenza dell’architettura cinese, adattata allo stile vietnamita.
Purtroppo, Huế ha subito gravi danni durante la guerra del Vietnam, in particolare durante l’offensiva del Têt nel 1968. Molti edifici storici furono distrutti o danneggiati, ma negli ultimi decenni sono stati compiuti notevoli sforzi di restauro e conservazione.


Lungo le rive del Fiume dei Profumi si trovano le Tombe imperiali, ciascuna un capolavoro architettonico diverso che riflette la personalità del sovrano che vi riposa. La tomba di Tu Duc, immersa in un paesaggio pittoresco, è nota per la sua eleganza poetica.
La tomba di Khai Dinh, invece, sorprende per la sua fusione di stili orientali e occidentali.


Tra una tomba e l’altra una tappa obbligata è il piccolo villaggio dove producono i coloratissimi incensi usati nei templi per le offerte. Alcune donne mostrano la lavorazione fatta a mano.




Un altro luogo simbolo di Huế è la Thien Mu Pagoda (Pagoda della Dama Celeste), con la sua iconica torre ottagonale a 7 piani costruita nel 1844 dall’imperatore Thieu Tri, a 4 km dalla città imperiale. E’ un Importante sito storico legato alle lotte per l’indipendenza del Vietnam.
Nella pagoda non vi sono più i monaci ma è una attrazione molto visitata soprattutto dai vietnamiti.
Un dettaglio storicamente interessante è la presenza della Austin azzurra che ha portato il monaco Thich Quang Duc ad Ho chi minh (allora Saigon) nel 1963. Il monaco si immolò pubblicamente con il fuoco mentre era in meditazione.


Un atto di protesta pacifica per portare l’attenzione sul regime repressivo del Vietnam del sud, guidato dal presidente cattolico Ngo Dinh Diem e appoggiato dagli americani. I buddisti all’epoca erano infatti perseguitati e la foto fece il giro del mondo.
Il suo gesto fece molto scalpore e fu emulato diverse volte in Vietnam e in altri paesi.
A novembre il presidente e il fratello (marito di Madame Nhu che liquidò il gesto come “un barbecue party”) furono assassinati dai propri soldati.
Scendendo più a sud con circa quattro ore di viaggio si arriva all’altra cittadina patrimonio Unesco: Hoi An, detta anche città delle lanterne. Il fascino sicuramente presente in passato è oggi un po’ oscurato dall’overtourism (oltre che dalla pioggia battente in febbraio).


Oramai ogni casa storica, molte con origini medievali, della parte antica della città è diventata un negozio di souvenir, un caffè o un ristorante.
L’antico ponte giapponese e il fiume con le barche illuminate dalle famose lanterne di seta o cotone dipinte a mano sono prese d’assalto da migliaia di turisti incuranti e chiassosi, soprattutto vietnamiti. In alcuni tratti la domenica si cammina letteralmente in mezzo alla folla.


Il ponte costruito dai giapponesi divideva il quartiere giapponese da quello cinese. All’epoca i mercanti cinesi trascorrevano a Hoi An diversi mesi: la cittadina era un porto importante da dove partivano spezie e merci per tutto il mondo, anche verso l’Europa.
Si percepisce l’anima della città snaturata dalla corsa al profitto generata dal gigantesco indotto turistico voluto dal mix tra comunismo in politica e e neoliberismo negli affari.
Bisogna andare a cercare un po’ fuori dal centro storico qualcosa di più autentico per entrare davvero in contatto con la popolazione. Come il negozio della famiglia che produce ancora a mano lampade artigianali in seta o cotone. Il padre 93enne è stato addirittura premiato dal presidente per il suo lavoro.
I vietnamiti non parlano inglese (salvo gli addetti negli alberghi o agenzie turistiche) per cui le conversioni tramite Google translate diventano spesso spassose. Per concludere la giornata e togliere un po’ di stanchezza consigliamo uno dei migliori centri massaggi della zona, Citrus health Spa, veramente professionale.
Per chi volesse trascorrere due o tre giorni al mare nel Vietnam del sud si può optare per Mui Ne.
Si arriva a Ho chi minh con un volo da Danang e poi si può noleggiare una vettura con autista o prendere un bus per percorrere i 200 km fino alla costa, sul Mar cinese meridionale.
Lungo la strada è bello vedere enormi piantagioni di Dragon fruit, l’ottimo frutto tropicale viola e verde che in queste zone cresce benissimo. La notte le piantagioni sono illuminate da lucine bianche.


A Mui Ne si può optare per un placido e lussuoso resort con piscine tra rigogliosi giardini tropicali oppure alberghi piccoli e grandi per tutte le tasche.
L’oceano è molto ondoso e sabbioso, accessibile per un tuffo veloce e poco gratificante solo al mattino presto, a causa delle maree. La zona ventosa è infatti ideale per sport acquatici come il kite surf.
Da visitare nei dintorni le dune rosse e le dune bianche, zone desertiche che potevano essere attrattive se non fossero anche queste (le dune bianche in particolare) oggetto di una presenza turistica eccessiva che fa proliferare immondizia ed esperienze come le jeep o i quad che corrono rumorosamente sulla sabbia.


Una curiosità: in questi villaggi i pescatori usano anche piccole barche rotonde (sembrano grandi bacinelle di plastica) che dondolano quiete sull’oceano.
Un amo, una lenza, un po’ di pazienza e la cena è pronta.


→ Leggi anche: Viaggio in Vietnam, il fascino delle brume del Nord
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















