di Patrizia Caiffa – A Napoli c’è un parco archeologico poco conosciuto di esaltante bellezza e particolarità: si tratta di Pausylipon, sul promontorio di Posillipo, che incanta per il lunghissimo tunnel scavato nel tufo giallo napoletano che conduce ai ritrovamenti di epoca romana. Una volta arrivati il panorama sulla baia di Trentaremi e sul Golfo di Napoli è mozzafiato.
Non è un caso che il significato del nome Pausylipon sia: “il luogo dove la tristezza se ne va” o “il luogo dove finiscono i dolori”.
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All’ingresso ci si trova proprio davanti alla Grotta di Seiano, una galleria stradale scavata 2000 anni fa dai romani e usata per collegare la zona dei Campi Flegrei con Pozzuoli e Posillipo. Qui vi erano residenze di alto rango, tra cui la villa imperiale di Pausylipon.

La grotta venne erroneamente attribuita a Seiano, capo della guardia armata di Tiberio, che visse molti anni a Capri. Ma il dato non coincide con l’epoca di costruzione della galleria, che è lunga 700 metri e di 13 metri di altezza.
La galleria venne riscoperta nel 1840, in epoca borbonica. Ferdinando II commissionò il restauro delle arcate che sorreggono la volta romana e la muratura in opera reticolata. Sono stati poi aggiunti tre cunicoli laterali a destra dello scavo romano, per far entrare luce e aria, e poi alla fine i cancelli. Nonostante i lavori di ristrutturazione non venne mai usata come strada dai Borboni. Fu più che altro un’opera propagandistica (ci ricorda qualcosa?).
Durante la seconda guerra mondiale venne usata dalla popolazione locale come rifugio dai bombardamenti: gli sfollati erano operai e braccianti di Bagnoli e Posillipo bassa.


Dopo aver percorso quasi al buio il lungo tunnel in salita si esce sulla collina di Pausylipon, tra odorosi cespugli di macchia mediterranea e una lecceta storica. Qui sono evidenti i resti di una villa romana costruita intorno al 20 o 30 a.c. dall’uomo politico Publio Vedio Pollione. Il demanio imperiale ereditò i suoi beni e poi Augusto decise di stabilire qui una residenza imperiale.
Le ville romane – basti pensare a Villa Adriana a Tivoli – erano una sorta di piccole città in contesti naturalistici bellissimi. Pausylipon, con la sua veduta sulla baia di Trentaremi, rispetta in pieno quei criteri.


I resti del teatro, che poteva ospitare fino a 1500 persone ed era costruita alla greca, sfruttando il rilievo della collina, sono ancora ben visibili. C’era poi l’Odeion, un piccolo teatro destinato all’aristocrazia come sala di lettura. Qui si tenevano anche audizioni musicali o si declamavano poesie
La villa arrivava fino al borgo di Marechiaro ed aveva una estensione tra i 7 e gli 11 ettari. Posillipo era inoltre un ottimo punto di avvistamento per il controllo del golfo.
A sud ci sono le isole di Gaiola e un molo romano che apparteneva alla villa. Il fenomeno vulcanico-tettonico di lento sollevamento e abbassamento della crosta chiamato bradisismo ha portato nei secoli ad uno spostamento del suolo: in epoca romana il mare era 5 metri più in basso. La villa è stata abbandonata nel IV-V secolo d.c.
Dal 2002 questa zona è diventata una area marina protetta per tutelare il territorio e le specie vegetali e animali: il Parco sommerso di Gaiola.
Prende il nome dai due isolotti di Gaiola, sempre sulla costa di Posillipo, a cui si accede con biglietto integrato, e sempre con visita guidata, scendendo molte scale in una delle strade più antiche di Posillipo. Nel Medioevo erano borghi di contadini e marinai collegati da queste pedamentine storiche.


Il Parco è gestito dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, che organizza visite guidate, corsi, iniziative didattiche di educazione ambientale e divulgazione scientifica per far conoscere il territorio, oltre a mantenere ben custodita e pulita l’area. Tantissimi giovani volontari ruotano intorno a questa realtà.
Prima dell’istituzione del Parco era invasa da bagnanti e cumuli di rifiuti. Ora gli ingressi sono contingentati (bisogna prenotare sul sito): molti napoletani non gradiscono i divieti e protestano sui social perché l’area torni libera (e sporca).
Interessanti sono gli aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici. Anche qui il panorama è stupendo. Le alte falesie di tufo giallo napoletano sono state rimodellate dal mare e dal vento. In primavera il costone roccioso retrostante è una cascata di fiori viola.


I due isolotti erano un tempo collegati da un ponte fatto costruire da una delle famiglie di ricchi proprietari che si sono avvicendati nella casa sull’isola a sinistra, tra cui gli Agnelli.
Nelle limpide acque sottostanti vi sono polpi, saraghi, donzelle, murene e coracini che si aggirano tra gorgonie ed antiche vestigia. In estate il Centro propone, tra l’altro, anche esperienze di snorkeling e diving tra queste meraviglie sottomarine.
Info e prenotazioni: https://www.gaiola.org/pausilypon





















