di Marianna Mandato – Sei solo un ipocrita. E credevi pure che non me ne sarei accorto. È capitato a qualcuno di essersi sentito dire, o di aver detto, una cosa del genere?
Molti di noi si limitano a pensarlo, magari conservando il sorriso sul volto, ma che si risponda “sì è capitato” o “no, non è capitato” dipende dalla conoscenza che si ha del significato della parola ipocrita.
Ascolta “Ipocrisia: tutti attori nella vita? Il vero significato dell’essere ipocriti” su Spreaker.
Chi è l’ipocrita e come mai tutti crediamo di sapere molto bene a che cosa, meglio, a che tipo di persona ci stiamo riferendo?
Mantenere il sorriso sul volto pensando che chi abbiamo di fronte è un ipocrita che atteggiamento è?
Cerchiamo allora di capire bene che cosa vuole comunicare la parola ipocrita quando la usiamo. Innanzitutto pensiamo a come la riempiremmo per darle una forma precisa.
Sicuramente di
falsità, bugie, scarsa sincerità, apparenza, inattendibilità, doppiezza, ambiguità, inaffidabilità.
Sembrerebbe proprio una forma priva di sostanza.
Ma procediamo e andiamo alla ricerca dei genitori della parola ipocrita.
Il nostro rewind si ferma agli antichi greci e alla loro parola ypokrités, unione di ypó, che vuol dire sotto e krités, dal verbo krinein che significa spiegare, distinguere, decidere.
L’ipocrita era colui che “decideva o distingueva al di sotto”.
Ma al di sotto di cosa?
Al di sotto della facciata, di ciò che appare. Al di sotto di se stessi. L’ipocrita era colui che decideva dentro di sé la risposta da dare, da mostrare. Era colui che interpretava in modo consono ciò che aveva creduto preferibile interiormente, ciò che era preferibile mostrare.
Per i Greci d’altri tempi, l’ipocrita altro non era che colui che recitava una parte in modo consono.
Ebbene sì, era l’attore.
Era colui che sapeva adeguatamente mettere in scena la parte che doveva recitare. Interpretava nel modo migliore il suo copione facendo prima i conti con se stesso sul tipo di interpretazione desiderata.


Qualcuno se lo aspettava?
Possiamo dire con ragionevole convinzione, insomma, che l’ipocrita non sarebbe altro che colui che decide come recitare la sua parte in un certo tipo di contesto per ottenere un certo risultato.
Colui che ha considerato interiormente i pro e i contro, le possibili reazioni alle sue “battute”, e interpreta il copione che lui stesso ha scritto interiormente, per raggiungere uno scopo.
E come mai siamo soliti disprezzare chi definiamo “ipocrita”?
Non è forse quello che siamo soliti essere quotidianamente in qualsiasi luogo in cui ci troviamo? Non siamo forse tutti persone (attori, come si diceva a proposito della parola persona), dediti a far risuonare attraverso il nostro momentaneo personaggio quel che abbiamo deciso di essere?


Presso gli antichi greci, l’ipocrita non era mal visto.
Anzi, per essere attori di un certo livello, occorreva una sagace capacità di calarsi nel proprio transitorio ruolo, con intelligenza e abilità interpretativa.
La situazione si fa pirandelliana.
Il nodo è tutto in quello scopo da raggiungere di cui si parlava poco più su.
Gli attori sono benvoluti se si limitano a recitare sul set o sul palco di un teatro. Ma a nessuno piace o piacerebbe avere a che fare con qualcuno che recita una o più parti nella vita, che finge, specialmente se con noi.


Nei rapporti fra persone, ricerchiamo continuamente l’autenticità, la sincerità, la lealtà, la fiducia. La famosa sostanza di cui appare priva la forma della parola ipocrita, ci verrebbe da dire.
E colui che viene ritenuto autentico è privo di facciata e non ha bisogno di interpretare un se stesso d’occasione.
Così, trasferendo dal teatro alla realtà questa parola, qualcosa è cambiato. Evidentemente si è presa a prestito dall’ambito teatrale con l’intento di definire una qualche tipologia di persone che recita anche nella vita. Una tipologia che agli applausi che ogni attore si aspetterebbe per la sua interpretazione, ha sostituito qualcos’altro.
Una tipologia di persone che non ha un rapporto autentico con tutti, o con qualcuno, ma che con una buona messa in scena cerca di ottenere qualcosa.


In definitiva, pur avendo ciascuno di noi un “Io” che non è unico ma che si manifesta, e in qualche maniera recita, in tanti modi a seconda del contesto sociale in cui si trova a vivere,
abbiamo bisogno di poter ritenere il nostro interlocutore libero da secondi fini.
E l’ipocrita è diventato di conseguenza colui che col suo falso atteggiamento ambisce semplicemente a un proprio tornaconto. Colui al quale non interessano le esigenze di chi ha di fronte ma anzi potrebbe senza problemi manipolarlo per raggiungere lo scopo prefissatosi.
Non importa che si tratti uno scopo pratico, materiale, oppure mentale, teorico, psicologico.
A volte un po’ ruffiano, a volte un po’ lusinghiero, a volte un po’ diplomatico, a volte un po’ compiacente, l’ipocrita si è guadagnato la propria indiscutibile identità.
Ma attenzione, ipocriti possiamo essere tutti. Perché in fondo, bravi attori lo siamo per natura, su quel palcoscenico che solitamente chiamiamo realtà.
Non ci resta che augurare autenticità a tutti.


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