di Margherita Vetrano – “Sono medico pediatra. Professionalmente ho iniziato come neonatologa e quando ho lasciato l’ospedale per il territorio, la “fascinazione” del come un bambino inizia la vita sulla terra mi ha attirato ed è perdurata per quarant’anni. “I bambini vengono dalle stelle” e negli ultimi anni, questa osservazione mi ha offerto la comprensione-esperienza del processo della morte: come all’inizio così alla fine. Questo è stato uno dei grandi regali del mio lavoro”. Inizia così l’intervista della pediatra Maria Cristina Loreti a B-Hop magazine.
Ascolta “”I bambini vengono dalle stelle”: Maria Cristina Loreti, pediatra con amore” su Spreaker.
Il suo racconto è molto vivido e disteso.
Racconta di come gli inizi non siano semplici per un medico che decida di coniugare lavoro e famiglia ma anche di quanto sia stato gratificante l’incontro con i genitori e i “pazientini”.
“Osservando i neonati, ho compreso che il processo della nascita ha tempi lunghi, ben oltre il parto. Il neonato ha impresso il mondo da cui viene: spazi cosmici, stellari, senza tempo. Luce, infinito. So, come molti popoli nativi sanno, che i bambini vengono dalle stelle; e il mio lavoro con i piccoli me lo ha ricordato. Per un periodo variabile, forse fino alla perdita dei riflessi neonatali, il piccolo va e viene tra questo mondo e quello: ritorna attraverso il sonno lì, e viene qui attraverso il suono del cuore della mamma”.
Racconta che la permanenza nei reparti di Neonatologia e T.I.N., durante la specializzazione, l’hanno portata a stretto contatto coi neonati, con un numero prevalente rispetto al “parco pazienti”.


Racconta di come ha imparato che ci possono essere sempre sorprese con un neonato, specie se immaturo. “Questi piccoli hanno ancora il ricordo della loro provenienza e questo è prevalente rispetto alla nuova vita”.
Il sonno, nelle giornate dei neonati, è per Cristina una prevalenza della loro esperienza precedente e perduranza nell’universo parallelo del sogno e quindi della pre-nascita.
Il sonno è un momento importante per tutti, in particolare per i neonati, perché consente loro il perdurare nello stato di vita prima della nascita e quindi in uno spazio di traghettamento dal pre-uterino alla vita. Quando il bambino nasce, è come se lasciasse le stelle. Perché i bambini vengono dalle stelle.
L’idea deriva dall’osservazione sul campo e non è suffragata da teorie scientifiche accreditate.
Ma l’esperienza e il riscontro nella pratica professionale le hanno permesso di entrare in contatto con questa teoria che dall’approccio scientifico scivola lentamente nell’esoterico-spirituale.
La riflessione si sposta da un piano medico ad un piano filosofico.
Si indaga sul perché del fenomeno della prematurità, al di là della valutazione dei parametri e dei dati vitali.
La riflessione si sposta su cosa sia mancato ai piccoli nella vita uterina, per impedire loro di proseguire in una gravidanza ordinaria e venire alla luce pro-tempore.
E’ come se non avessero ricevuto il nutrimento idoneo a terminare il percorso che li conduce alla luce o forse una “fretta” dell’anima verso una nuova vita?
“E’ a questo che si ispira la mia filosofia sulla nascita, scissa dalla vita intrauterina. Dal momento del parto al momento in cui il nuovo essere capisce di essere in un nuovo mondo. Perde la nostalgia dell’utero ed inizia a capire dov’è ed inizia a nascere in lui il desiderio di vivere questa nuova vita!”
Il barlume della vita attende il primo mese, in cui lentamente inizia la vita sulla terra.
I bambini si accendono come le stelle, perché i bambini provengono dalle stelle.
“L’importanza del sonno nei piccolissimi è prevalente rispetto all’alimentazione perché un sonno tranquillo consente loro di adattarsi gradualmente alla vita nel mondo.”
E’ ciò che accade nel sogno quando si altalena tra la realtà “vera” e quella onirica, entrambe autentiche ma con differenti universi di dominanza.
Così i bambini, oscillando tra la Terra e le stelle, prolungando i momenti di veglia, rispetto a quelli del sonno, finché non imparano ad amare sempre un po’ di più la nuova vita e le si abbandonano.
La dottoressa Loreti individua quindi due momenti chiave nella vita: quello del neonato che dalle “stelle” si accende alla vita e quello di chi dalla vita “torna alle stelle”.
Come il neonato ha bisogno di “accendersi alla vita” così l’anima ha bisogno di tempo per staccarsi dal mondo emozionale, dopo aver abbandonato il corpo.
In alcune esperienze di morte temporanea, riportate nella letteratura, la morte del corpo fisico, così come il parto, è l’inizio di un processo.
Già molti anni fa, durante una visita, ha notato che quando il piccolo inizia a fissare lo sguardo, fase precedente alla visione intenzionale, segnala, in quel momento il suo “arrivo sulla Terra”.
Questa esperienza, simile alla visione del tunnel dopo la morte corporale, suffragata da testimonianze, ha concretizzato la consapevolezza della pediatra.
“Morire non è un click, come non lo è nascere. E’ un ritorno alle stelle”.
“Nella chiave della coscienza della morte può risiedere la semplicità del processo. Quanto più saremo consapevoli, tanto più sarà semplice abbandonare il corpo e tornare nell’Universo dal quale proveniamo” sostiene.
E’ possibile preparare ed accrescere questa lucidità con esercizi meditativi della “coscienza osservante”, per imparare a vivere nella piena limpidezza del momento. Anche del più estremo.
Tornando all’osservazione dei piccoli, esiste una differenza sostanziale dal punto di vista esoterico tra bambini nati prematuri e quindi piccoli e bambini nati a termine ma piccoli.
Mentre i primi sono naturalmente piccoli perchè non nati a termine, i secondi sembrano aver cercato di ritardare il momento della nascita.
I motivi potrebbero essere dettati da un’anima poco decisa sulla sua missione terrestre o da un conflitto con la madre che non ha dato ciò di cui aveva bisogno per venire al mondo e quindi, ancora bisognosa di perdurare in utero.
In queste relazioni madre-figlio, nel tempo, è possibile riscontrare dei comportamenti conflittuali che possono sfociare in comportamenti di sofferenza.
La cura necessaria è sia affettiva, sia di consapevolezza dei genitori.
Ma anche il ripensare a posizioni e relazioni antiche, relative ai primi due mesi di vita del piccolo.
“Il bambino nasce perfetto” sostiene la dottoressa “e se nel percorso di crescita si manifestano delle difficoltà, sarà opportuno indagare sui perché qualcosa non va e sui comportamenti di chi si occupa di lui.
E conclude: “L’anima sceglie determinate famiglie e determinate circostanze nelle quali nascere.
E lo fa per un bisogno dell’adulto o dell’anima stessa.
Che si creda nella reincarnazione oppure in un processo di evoluzione dell’anima, ci sarà bisogno di vite successive per evolvere.
E ciò dà un senso a questi percorsi.























