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Home E-volver

Ex compagni di classe, 40 anni dopo. Cosa spinge a rivedersi?

Un viaggio indietro nel tempo. L’arrivo di un’e-mail riporta alla mente un nome che sembrava ormai sepolto nella memoria. Cronaca di una rimpatriata con i vecchi compagni di scuola

di Paolo Madaio
9 Settembre 2025
in E-volver
Tempo di Lettura: 5 mins read
141 3
A A
Classe vuota

By Unsplash_ivan-aleksic

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di Paolo Madaio – Eravamo compagni di scuola: giorni segnati da professori tanto geniali quanto lunatici, interrogazioni che toglievano il fiato e compiti che sembravano non finire mai. Poi, inevitabile, il diploma e ognuno a rincorrere la propria vita. Si sa come va a finire con i vecchi amici di classe: anche i legami più affiatati si affievoliscono, confinati ormai a un contatto sporadico su Facebook o a qualche rara reminiscenza.

Ascolta “Ex compagni di classe, 40 anni dopo. Cosa spinge a rivedersi?” su Spreaker.

Sono grato di poter affermare che per me le cose sono andate diversamente. Nel corso del tempo, ho mantenuto una ristretta cerchia di compagni di classe, appena quattro o cinque persone, che hanno scandito il ritmo della mia vita. Con loro ho condiviso gioie e dolori, esperienze che hanno plasmato il mio percorso e curato le ferite dell’anima.

Questi legami hanno saputo resistere alle forze centripete delle nostre esistenze e, nonostante le occasioni di incontro a volte altalenanti, si sono trasformati in vere e proprie testimonianze di amicizia autentica e fraterna.

Studenti nei corridoi di scuola
By Pexels_rdne_8419179

Quando è arrivato quel messaggio via mail, il primo istinto è stato di aprirlo con una certa paura, convinti che portasse cattive notizie. E invece no.

La sorpresa è stata grande: una vecchia compagna di classe, con tono entusiasta, annuncia qualcosa di insolito ma speciale. È da poco scattato l’anniversario dei mitici giorni in quella classe unica e, per celebrare i 40 anni dalla fine del nostro viaggio scolastico, propone il più bello dei progetti: una rimpatriata.

Perché non cogliere l’occasione per ritrovarci e rispolverare ricordi rimasti impolverati dal tempo? E così tutto prende forma. Si dà il via alla caccia su Facebook per rintracciare chiunque abbia fatto parte della classe, compresi quelli ormai latitanti dai social network. Tra scambi di informazioni e qualche ingegnosa ricerca online, nasce finalmente il gruppo su WhatsApp, un luogo virtuale dove iniziare a dare vita alla magia di quel viaggio nel passato.

Disegno stilizzato di due bambini con numeri e lettere

“I resistenti” così viene chiamato il gruppo Whatsapp, si riempie pian piano di volti e messaggi che paiono giungere da un altro tempo. Nel mezzo di proposte su quale ristorante scegliere per la prenotazione e delle interminabili contrattazioni sulla data del ritrovo, iniziano a farsi strada i dubbi e, con essi, un po’ di paura.

“E se non mi riconoscessero perché sono troppo cambiato?”

“E se fossi l’unica donna separata della serata (anche se è una possibilità piuttosto remota…)?” “E cosa penseranno del fatto che, a 60 anni, sono ancora precaria?”

C’è chi teme di confondere i nomi, cercando invano di allineare il ricordo di un volto a quello reale, ormai diverso. Una chiamata che arriva dal passato impone, volente o nolente, di tracciare un bilancio personale. Ottimo per chi ha collezionato successi professionali e personali: esibire una carriera brillante o una felice famiglia può sembrare un trofeo da portare in quella serata di amarcord. Ma per me, coniugato e con figli, quando è arrivato l’appello degli ex compagni, mi sono trovato davanti a un bivio:

partecipare e affrontare i confronti e i possibili giudizi oppure inventare una scusa per sfuggirvi?

C’è chi fa di tutto per passare inosservato, fingendo di non avere un profilo Facebook e di ignorare completamente l’esistenza di WhatsApp. Ma i veri entusiasti delle riunioni, quelli che lanciano l’idea del ritrovo, sono instancabili, quasi dei segugi: non si arrendono finché non hanno trovato anche i più sfuggenti.

Poi ci sono altri, e io mi riconosco in questa categoria, in cui la curiosità abbonda e supera ogni esitazione. Chi non si è mai chiesto che fine abbia fatto quel compagno così promettente, sempre brillante a scuola? O quello che, al contrario, veniva considerato il classico somaro? E la nostra vecchia compagna di banco, custode per anni dei nostri segreti più preziosi? Senza dimenticare quella che sembrava non sopportare nessuno e che sparlava alle spalle di tutti. Eccomi, dunque. Dopo qualche indugio, ho superato le difficoltà: ho rivisto i turni di lavoro, coinvolto una baby-sitter e organizzato tutto il necessario.

Non potevo mancare.
Locali di scuola
By Unsplash_azzedine rouichi_KDM09YR4

Un altro gruppo emblematico da descrivere sono gli eterni indecisi, quelli che solo all’ultimo istante stabiliscono se partecipare o meno. All’inizio inviano messaggi entusiasti su WhatsApp al gruppo: “Che splendida idea, sarò presente senza dubbio!”. Tuttavia, con il passare del tempo, vengono assaliti dall’ansia del confronto con il passato e dalla paura di non reggere il confronto fra chi erano e chi sono diventati. Ecco che scatta il panico, accompagnato da pretesti come fantomatici malanni.

Gli altri membri li salutano con dispiacere, scrivendo comprensivi: “Mi dispiace, guarisci presto! Avremo altre occasioni…” Ma in fondo al cuore, tutti pensano: “Eh sì… anche tu, caro amico, hai una paura tremenda”.

Finalmente giunge il momento atteso, quello dell’incontro:

ritrovare e riconoscere queste persone di mezza età non è affatto semplice.

A volte, è lo sguardo che dà un indizio; altre volte, è la voce rimasta inalterata negli anni. Curiosamente, la parte femminile pare affrontare meglio il cambiamento. Il motivo? La dedizione che generalmente le donne investono nel prendersi cura di sé stesse. Per alcune sembra addirittura che il tempo non abbia lasciato segni tangibili, eccezion fatta per lievi rughe attorno agli occhi che sorridendo svelano i decenni trascorsi dal loro ultimo incontro. Alcune di loro sorprendono: più sicure di sé, più consapevoli del proprio fascino e persino (con sommo stupore e una punta di invidia) più magre rispetto al passato.

La serata scorre veloce, animata dai racconti di vecchi aneddoti illustrati da molteplici voci, dai ricordi comuni di gite scolastiche, dagli insegnanti più amati e dalle storie d’amore tra compagni terminate poco dopo o, in qualche caso, culminate in un matrimonio.

Uomo tra i banchi di scuola
By Wikimedia_Alex_Fusaro_tra i banchi di scuola
Cosa spinge un gruppo così variegato di persone, ormai ben oltre i sessant’anni e provenienti da ogni angolo d’Italia, a ritrovarsi dopo decenni?

Potremmo pensare che sia meglio lasciare i ricordi della giovinezza al loro posto, custoditi nella memoria come tesori intatti, senza intaccarli con il peso del presente. Evitare la fatica di confrontarsi con lo specchio impietoso del tempo o la sottile tensione di essere giudicati per il proprio aspetto, il percorso professionale, le scelte personali. In fondo, sarebbe semplice mantenere tutto immobile, lontano da ogni confronto.

Eppure qualcosa spinge avanti. Oltre agli aneddoti e ai ricordi condivisi tra vecchi compagni di scuola, c’è una sensazione profonda che emerge. Si tratta dell’emozione di voltarsi indietro e rendersi conto, quasi con un brivido di vertigine, di quanta strada si è percorsa e di tutte le svolte prese.

È il piacere di scoprire che quelle radici, quelle esperienze, quei legami non si sono mai del tutto dissolti. Dietro l’apparenza di un gruppo di uomini e donne ormai segnati dal tempo si nasconde un significato più grande: sono loro, i tuoi compagni di scuola. Quelle facce familiari che, nonostante tutto, portano impresso il segno di un passato condiviso. Un pezzetto della tua storia.


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Paolo Madaio

Paolo Madaio

Perseveranza e resilienza sono due elementi che mi caratterizzano. Sono nato e cresciuto a Roma. Di formazione tecnica ed appassionato di arte e cultura, amo viaggiare e vivere relazioni sociali sincere e stabili. Io B-Hop perché scrivere notizie positive mi fa stare bene ed ho piacere di diffondere questa mia sensazione.

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