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Home Buenvivir

Terre rare per l’high tech, si andrà a cercarle perfino sulla luna

La scarsa disponibilità di Terre rare (REE Rare Earth Elements) ha portato l'Ue ad aprire un nuovo ufficio in Groenlandia il 15 marzo scorso. Mentre è già partita una nuova corsa dei governi finalizzata alla luna

di Paolo Madaio
15 Aprile 2024
in Buenvivir
Tempo di Lettura: 5 mins read
34 1
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Da pexels di singkham piantina in lampadina

Da pexels di singkham piantina in lampadina

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di Paolo Madaio –  Il 15 marzo scorso è stato inaugurato un nuovo ufficio dell’UE a Nuuk in Groenlandia, ad opera del primo ministro Múte B. Egede e di quello danese Mette Frederiksen, nonché della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che fa parte della strategia artica dell’UE finalizzata anche alla ricerca di terre rare (REE Rare Earth Elements), metalli fondamentali per la realizzazione di prodotti di alta tecnologia.

La presenza della Groenlandia in tale evento si spiega con il suo far parte del Regno di Danimarca per mezzo di una forma ampia di autogoverno in materie economiche e politiche, godendo di un generoso sussidio annuale da parte di Copenaghen che ammonta al cinquantasei per cento del PIL locale.

“L’Europa deve recuperare il ritardo strategico di approvvigionamento di tali materiali, gli Stati Uniti rafforzano la presenza nell’isola, Pechino guarda con grande interesse ad una versione artica della Via della Seta, Mosca a traino del dragone promuove iniziative ed investimenti nell’area”, è stato detto durante l’inaugurazione dell’ufficio.

L’intento dell’UE è dunque quello di giocare in anticipo con la creazione di questo ufficio di rappresentanza, facilitando la collaborazione tra l’Europa e il governo groenlandese, tra settore privato e società civile, cercando di promuovere gli investimenti pubblici e privati in Groenlandia e approfondendo la cooperazione in una varietà di settori, tra cui l’istruzione, le energie rinnovabili, le materie prime essenziali e la protezione della biodiversità.

L’interesse dell’UE a rafforzare i legami con la Groenlandia riguarda, tra l’altro, i ricchi giacimenti minerari dell’isola (qui è il maggiore deposito minerario di uranio al mondo e qui una considerevole quantità di alcune terre rare) e le opportunità per la produzione e l’esportazione di energia verde rinnovabile.

Sono stati identificati infatti una serie di componenti cruciali per la transizione verde e l’industria e per la competitività dei paesi dell’UE rispetto al resto del mondo proprio in virtù dei giacimenti presenti sull’isola – giacimenti relativi a 25 dei 34 minerali strategici accomunati dalla sigla REE – destinati al “Green Deal” in riferimento al Patto per la transizione energetica dei 27 Stati membri dell’UE.

Si sta infatti assistendo ad una recente nuova corsa finalizzata alla luna, da quel lontano 1969 dove gli ultimi piedi ne calcarono la superficie, quale nuova frontiera per la ricerca ed estrazione di alcuni minerali. Un ambiente estremamente ostile di cui dover tenere conto.

da unsplash – Rifiuti elettrici di John Cameron

Uno studio di due anni e mezzo fa pubblicato da PwC stimava in 170 miliardi di dollari circa il valore complessivo dell’economia lunare entro il 2040, partendo da tre aree di intervento: stazioni orbitali lunari, trasporto di esseri umani e merce dalla Terra alla Luna e viceversa; sfruttamento dei primi dati prodotti da attività lunari; sfruttamento delle risorse minerarie e attività estrattiva in generale.

Per questo La Nasa sta progressivamente integrando anche numerose realtà private in tal senso, attraverso il programma Commercial Lunar Payload Services (CLPS), e in questo avvicendarsi di interessi internazionali, Cina e Russia hanno già annunciato di voler collaborare installando insieme, entro il 2036, la International Lunar Research Station, una base sulla superficie lunare deputata a operazioni robotiche di sondaggio.

Occorreranno tecnologia e competenze specifiche per progettare i macchinari che poi dovranno lavorare stabilmente in loco, in condizioni di microgravità, cariche elettrostatiche, polvere ed un livello significativo di radiazioni.

L’intento da una parte sarà dunque rivolto alla ricerca di materiale necessario che possa soddisfare la domanda globale sempre crescente delle risorse necessarie, ma dovremo anche mutare le abitudini dei consumatori spingendo l’industria ad un uso più razionale delle risorse limitate a disposizione dell’umanità, contribuendo ad un efficiente riciclo e riutilizzo.

da Wikimedia Commons – Investitori avidi

A tale proposito c’è da evidenziare come l’AI (Artificial Intelligence), possa venire applicata all’economia circolare in particolare alla elettronica di consumo al fine di efficientare la durata delle apparecchiature, il recupero dei materiali e la riduzione degli sprechi.

Esempi virtuosi di tecniche già applicate ai nostri giorni e progetti di ricerca europei che tendono a soluzioni etiche e sostenibili sono già in atto, eccone alcuni:

Refind Technologies (azienda svedese di Göteborg) ha creato dei sistemi in grado di identificare e selezionare automaticamente le batterie o classificare e separare parti di telefoni cellulari, sviluppando soluzioni di smistamento intelligenti che utilizzano l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale in combinazione con le telecamere, al fine di insegnare alle macchine a riconoscere e ordinare diversi tipi di prodotti e materiali.

Meno di un’anno fa Forbes Italia presentava in un articolo le interessanti ricerche di una startup di nome X-nano – fondata ad aprile 2022 da uno spin-off dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) – i cui studi sono stati rivolti alla produzione del cosiddetto idrogeno turchese, cioè quello ottenuto dalla decomposizione diretta del gas metano, che contiene un atomo di carbonio e quattro di idrogeno.

In ambito nucleare, si guarda al reattore veloce a piombo come forma di produzione di energia nucleare pulita e sicura.

Sul fronte delle batterie, l’azienda ha lanciato flow-nano, società che svilupperà elettrodi innovativi per le batterie a flusso redox vanadio. Soluzione che permette di immagazzinare grandi quantità di energia per periodi molto lunghi al fine di rendere più efficaci i sistemi di stoccaggio dell’energia ottenuta da fonti rinnovabili non programmabili, come solare ed eolico.

Ancora riguardo alle batterie agli ioni di litio, risulta molto interessante la ricerca per la produzione di grafite sintetica pulita; tale sviluppo se applicato alla produzione automotive, consentirebbe all’Europa di diventare autosufficiente nella produzione di una risorsa cruciale per la transizione alla mobilità elettrica senza dover dipendere dal monopolista Stato cinese che oggi detiene il controllo della produzione estrattiva di grafite.

Risulta evidente che abbiamo oggi competenze per raggiungere traguardi importanti e altresì stanziamenti finanziari ingenti che possano apportare prefinanziamenti nell’ambito del Fondo per la transizione giusta (JTF) erogati dalla Commissione europea nella misura di 5,9 miliardi di euro meno di un mese fa (13/03/2024 u.s.) per il sostegno alle nuove capacità produttive e ai progetti in settori strategici, come le tecnologie digitali, l’innovazione tecnologica profonda, le tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse e le biotecnologie.

da Pexels – Scarti di rottami di Francesco Ungaro

Occorrerà cogliere rapidamente nuove opportunità ed invertire la tendenza rispetto un trend tecnologico già miope e dissennato

che in questi ultimi 30 anni ha visto sistematicamente calpestare concetti di etica, preservazione ambientale e sociale dai costi mai sostenibili e che oggi si prospettano in crescita esponenziale per il fabbisogno prospettico di minerali e metalli, come descritto nello studio “Environmental costs of abiotic resource demand for the EU’s low-carbon development” dove si evidenzia come la realizzazione del Green Deal europeo farà aumentare la domanda di molte materie prime di difficile reperimento in natura con impatti ambientali che tuttavia non sono, al momento, completamente valutati né valutabili.

Leggi anche:

Terre rare per l’high tech: casi virtuosi per un utilizzo sostenibile

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Paolo Madaio

Paolo Madaio

Perseveranza e resilienza sono due elementi che mi caratterizzano. Sono nato e cresciuto a Roma. Di formazione tecnica ed appassionato di arte e cultura, amo viaggiare e vivere relazioni sociali sincere e stabili. Io B-Hop perché scrivere notizie positive mi fa stare bene ed ho piacere di diffondere questa mia sensazione.

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