di Patrizia Caiffa – Una orchestra talentuosa e fuori dagli schemi, per rendere la musica classica accessibile a tutti: alle persone con disabilità fisica o psichica; ai ceti meno abbienti o meno istruiti che non hanno avuto la possibilità di ascoltare un concerto sinfonico o un’opera lirica o di imparare a suonare uno strumento, perché normalmente gli studi sono costosi. Creando allo stesso tempo lavoro e opportunità per i giovani musicisti.
È la mission dell’Orchestra Senzaspine, nata a Bologna nel 2013, fortemente radicata nel territorio con numerose iniziative e progetti, e ormai nota a livello nazionale anche per le importanti collaborazioni con artisti famosi e istituzioni.
“Perché, se ci pensiamo bene, anche non sentirsi idonei ad entrare in un teatro è una forma di disabilità, intesa in senso ampio”,
dice a B-Hop il fondatore Tommaso Ussardi, presidente e direttore artistico dell’orchestra, composta da un’associazione di promozione sociale affiliata all’Arci con 10.000 soci e da una cooperativa.
Quando lo incontriamo ha appena diretto un concerto in un luogo meraviglioso, inaugurando il teatro della comunità di Settevoci a Castiglione di Sicilia, nella splendida Valle dell’Alcantara, con vista sull’Etna. Mentre dirige si vede che si diverte, insieme ai musicisti, che danno il meglio di sé in una notte magica di luna piena, davanti ad un pubblico estasiato.
Ussardi ha gli occhi che brillano nel raccontare un sogno grande diventato realtà. In dodici anni hanno coinvolto almeno 400 musicisti, organizzando festival che richiamano anche venti-trentamila persone.


Le parole d’ordine di Senzaspine sono cultura, socialità, inclusione, ma soprattutto accessibilità: ossia “togliere i tantissimi stereotipi che, per un motivo o per un altro, allontanano le persone dalla scoperta della musica classica, dalla possibilità di poterne fruire – spiega Ussardi –. Nel nostro percorso continuiamo a cercare di individuare queste spine, perché ce ne sono ancora tantissime. Abbiamo molti progetti per la disabilità cognitiva e fisica, ma cerchiamo di far sì che il concetto di accessibilità non sia legato solo alla disabilità”.
Hanno anche realizzato opere liriche in cui i cantanti utilizzavano la LIS, la Lingua dei segni dei sordi, usata “non solo come strumento di traduzione, ma come tratto espressivo”.


“La musica è un atto collettivo e ne usciamo felici”, sottolinea.
“Credo sia la prima volta in assoluto che un’orchestra suona in mezzo a una valle, per persone che magari non hanno mai partecipato a un concerto di musica sinfonica. Per noi è un’emozione unica”.
Una prima volta anche per i musicisti, che – dopo aver girato tutta la Sicilia con concerti a Polizzi Generosa, Castelbuono, Palazzolo Acreide – hanno concluso qui l’acclamata tournée siciliana, adattandosi agli stili di vita comunitari e spartani di Settevoci: una realtà costituita da giovani di diverse parti d’Italia e d’Europa, che vivono in un antico palazzo nobiliare in maniera sana, ecologica, promuovendo eventi ed attività artistiche e sociali nel territorio.


“Penso che la Sicilia sia la regione più bella del mondo – afferma convinto Ussardi –. È una terra incredibile, come energie, come persone. Abbiamo fatto un’esperienza emotivamente molto forte. Molti musicisti sono abituati all’albergo: uscire fuori dalla propria zona di comfort è stata un’occasione per scoprire altri piaceri e modalità. Ci portiamo un’esperienza artistica totale, ma anche umana, sociale, di amicizia e lavoro”.
Il fondatore dell’Orchestra Senzaspine ne riassume gli obiettivi in sintesi – anche se è difficile, dopo tanti anni di attività e oltre 800 produzioni:
“Vogliamo portare le persone a scoprire la musica classica e a viverla in modo inclusivo, accessibile, anche in spazi non convenzionali.
E creare lavoro per musicisti che hanno sacrificato, in senso anche sacro, la propria vita per la musica, visto che dopo 20 anni di studio in conservatorio devono tenere in mano ogni giorno lo strumento per esercitarsi”.


A volte l’orchestra è composta da una quindicina di elementi; in altre produzioni, come ad esempio l’opera lirica, si arriva fino a 60-80 persone.
“Tutto questo crea opportunità di lavoro, ma è anche un’occasione di crescita – puntualizza Ussardi –. Alcuni fanno un periodo con noi e poi magari vengono assunti da teatri importanti. L’esperienza qui è formativa, sia dal punto di vista professionale sia emotivo. Perché, purtroppo, spesso nelle orchestre tradizionali si è un po’ condizionati da un certo modo di vivere il lavoro, e la routine a volte è distruttiva”.
Nel 2017 hanno avviato anche una scuola di musica, che oggi ha quasi 300 allievi: un intervento educativo per garantire il diritto alla musica alle fasce popolari, stabilendo le rette in base all’Isee, con borse di studio e noleggio gratuito degli strumenti per chi non può permetterseli. Collaborano con associazioni e istituzioni per contattare famiglie in condizioni di marginalità e fragilità culturale, con figli che desiderano studiare musica. A volte studenti e professionisti suonano insieme, durante i concerti, allo stesso leggio.
C’è perfino il “Coro degli stonati”, per le persone che non si sentono in grado di cantare. E un’orchestra amatoriale, chiamata “Senzaspine L’overs”, rivolta a chi – per vari motivi – ha “appeso lo strumento al muro”.


“Con noi tornano a suonare e ritrovano nella musica un’occasione per stare insieme.
In Senzaspine siamo totalmente liberi di esprimerci
e speriamo che chi fa questa esperienza con noi la ricordi quando ricoprirà ruoli in altre orchestre”.


L’incanto dell’armonia che si crea durante un concerto si riesce a mantenere anche nella vita reale, tra i musicisti?
“È un po’ più difficile – risponde Ussardi –. Gli strumenti sono tutti diversi: le varie sezioni sono già uno spaccato di socialità, perché ogni strumento ha i suoi bisogni, ha la sua voce.
Suonare insieme dà la possibilità, a volte, di essere protagonista, a volte di dover ascoltare e accompagnare all’interno dello stesso brano.
Questo richiede un grandissimo ascolto e consapevolezza di sé. Poi le varie sezioni (i violini, i fiati) hanno un capogruppo che è la loro guida, e tutti i capigruppo sono connessi col direttore. C’è proprio una struttura sociale molto interessante, che vive nell’armonia”.
“Spesso immaginiamo l’armonia solo come consonanza, ma in realtà l’armonia è consonanza e dissonanza che risolve nella consonanza. Quindi questo altalenarsi di stati, a volte più rilassati, a volte più tesi, permette di suonare insieme. È bello perché ci sono situazioni di tensione e di difficoltà, situazioni impreviste o qualcuno che sbaglia: è esattamente come nella vita”.
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