di Vincenzo Sorrentino – “Officina delle Opportunità” è un progetto promosso da Caritas di Roma all’inizio del 2023 in un contesto socio-economico fortemente provato dagli effetti della pandemia Covid, che ha lasciato pesanti cicatrici nel mondo del lavoro, soprattutto nei settori dei servizi (turismo, ristorazione, commercio, ecc): il 49% dei nuovi contratti di lavoro attivati nel 2023 è durato meno di un mese e solo il 7% a tempo indeterminato.
In questi tre anni di vita il progetto, che si è avvalso del sostegno del Vicariato di Roma, dei principali enti territoriali locali (Comune e Regione) e di altri partners, ha “preso in carico” circa 2.000 persone in particolari condizioni di “fragilità economica e sociale“.


Il profilo delle persone coinvolte
L’età media delle persone coinvolte è risultata inferiore ai 50 anni (44) con una discreta concentrazione di giovani (24%) spesso NEET alla ricerca di un primo impego. Sia la distribuzione per sesso che per provenienza territoriale sono risultate molto bilanciate: 52% uomini e 48% donne, 52% italiani e 48% stranieri.
Il “profilo” delle persone coinvolte nel progetto che ha consentito di individuare alcune costanti come, ad esempio, la stretta correlazione tra precarietà lavorativa e fragilità relazionale e abitativa: circa un quarto delle persone aiutate vive da sola e circa la metà, seppur adulta, vive ancora con i genitori o appoggiandosi a parenti.
Le precarietà del quadro abitativo è confermata dal fatto che il 21% vive in ricoveri di fortuna o campi nomadi o insediamenti informali e solo l’11% dispone di una casa di proprietà.


I principali risultati
Delle circa 2.000 persone “prese in carico” oltre un terzo (680), sono state “abilitate” attraverso percorsi di orientamento lavorativo: per ciascuna persona è stato realizzato un bilancio delle competenze propedeutico alla definizione di un piano individuale fatto di interventi di formazione, tirocinio ed altre azioni finalizzate all’acquisizione di competenze reali, strumenti operativi e una nuova consapevolezza e fiducia in se stessi
per proporsi al mondo delle aziende o per realizzare progetti di autoimprenditorialità.
I corsi di formazione (220) hanno spaziato dalla ristorazione all’assistenza socio-sanitaria, dall’apprendimento delle lingue al digitale ed alla cybersecurity mentre i tirocini (120) sono stati prevalentemente realizzati nei settori della logistica, amministrazione, sartoria e agricoltura. In 160 casi sono stati forniti contributi economici per rimuovere barriere all’accesso lavorativo quali trasporti, documenti e strumenti di lavoro.


Gli inserimenti lavorativi sono stati circa 170 con una progressiva crescita della qualità contrattuale e della retribuzione.
“Questi risultati”, afferma a B-Hop Monica Piras, responsabile del progetto Officina delle Opportunità, “sono possibili grazie al lavoro con i territori e con i volontari formati per favorire la dignità del lavoro. In questi ultimi mesi è facile entrare nel mondo del lavoro ma è altrettanto facile esserne esclusi nuovamente, quindi
è importante è lavorare per eliminare o contrastare la precarietà lavorativa”.
Guardando al futuro, l’obiettivo è chiaro: “Noi vorremmo allargare il più possibile la rete che lavora a questo progetto, sia la rete ecclesiale che la rete istituzionale, proprio perché siamo consapevoli del fatto che questo tema vada affrontato in simbiosi, attraverso una comunità attiva”.
L’importanza delle partnership
L’Officina delle Opportunità si è avvalsa anche della collaborazione di diversi partner che hanno fornito contributi specifici in ambiti di propria competenza come, ad esempio, l’Accademia Italiana Chef, per la realizzazione di stage e corsi di cucina, l’Ente Bilaterale Turismo del Lazio, per formazione e tirocinio nel settore turistico ed altri.
Anche il mondo del Terzo Settore ha fornito un importante contributo al progetto, tramite la Fondazione Vises Ets, riferimento per gli interventi nel sociale dei manager aziendali di Federmanager – l’associazione più rappresentativa della dirigenza industriale italiana.


La Fondazione Vises, attraverso il progetto Accoglienza&Inclusione che ha l’obiettivo di supportare l’empowerment delle competenze di occupabilità delle persone in situazione di fragilità sociale, ha sostenuto l’Officina con la propria rete di professionisti e manager volontari, con percorsi di tutoring for job e di empowerment delle competenze di imprenditorialità: rafforzando la capacità di autopromozione hanno consentito a Giulio, un ragazzo italiano di 35 anni, di inserirsi nel mondo del lavoro in ambito assicurativo; a Roberto – appartenente alle categorie fragili – di riprendere a lavorare in ambito logistica; e a Chiara, una donna di 53 anni, di trasformare la sua passione e la sua abilità per l’artigianato e il crochet in un’attività di autoimpiego, in grado di fornirle un’integrazione al reddito.
Per Valentina Vangoni, coordinatrice dei progetti di Fondazione Vises “le sinergie e la rete create a supporto delle persone che si rivolgono a Officina delle opportunità consentono di rimettere la persona al centro, customizzando gli interventi dedicati a ciascuna e ciascuno, trasformando il talento in lavoro, e il desiderio di riscatto in un progetto professionale. “Grazie al supporto tecnico e umano dei nostri manager volontari, integrando saperi diversi, competenze, relazioni e fiducia, riusciamo a costruire futuro, per le persone e per la comunità”, dice.
In conclusione l’Officina delle Opportunità costituisce anche un importante e significativo esempio di collaborazione tra Chiesa, associazioni di volontariato, enti pubblici, istituzioni e imprese per scrivere storie di dignità ritrovata e favorire la costruzione di comunità più inclusive e solidali.
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