di Massimo Lavena – Con l’antico adagio latino “Nunc est bibendum” (“Ora dobbiamo bere”), da sempre gli ordini monastici e conventuali hanno testimoniato una propensione al buon bere, sia vino sia birra e altre bevande fermentate.
I primi monaci che si recarono nel VII secolo nelle lande germaniche trovarono i prodotti giusti per prodursi la birra. Con la progressiva espansione monastica e abbaziale nell’Alto Medioevo, ogni monastero non poteva non produrre birra, che era, spesso anche genere di conforto per i pellegrini affaticati.
Nel XXI secolo sono ancora molti i birrifici legati agli ordini religiosi, ma nella realtà sono pochi quelli che sono ancora di piena proprietà monastica, con la produzione svolta integralmente nelle mura conventuali. Molte birre degli ordini sono date in appalto con il marchio dell’abbazia o del monastero a sancirne la bontà e la tradizione, ma molto spesso ormai si tratta di produzioni semi industriali. Ma i duri e puri esistono ancora, testimoni della storia, della purezza delle ricette, della bontà sesquipedale di “Sua Maestà la Birra”
Il birrificio di Andechs è il più grande in Germania ancora di completa proprietà di monaci. Appartiene all’abbazia benedettina di San Bonifacio, fondata nel 1455. Il birrificio da allora, è immutabile nel rituale della produzione.
Oltre alla classica birra di frumento e alla birra corposa, i benedettini di Andechs sono l’unico birrificio monastico tedesco a produrre, tutto l’anno una birra bock forte, con una gradazione alcolica fino al 7,1%. Una sfida per il palato da accompagnare con grassi Weißwurst con bretzel e senape dolce.
A Ettal, in Alta Baviera, l’abbazia fu fondata il 28 aprile 1330 dall’imperatore Ludovico IV.
Tuttavia, la produzione di birra iniziò solo più tardi. Un birrificio in una località vicina era presente a partire dal XV secolo. Nel 1609, l’abate Leonhard Hilpolt trasferì il birrificio direttamente a Ettal.
Famosi per la ricerca della perfezione degli ingredienti, i benedettini di Ettal si riforniscono di luppolo dall’Hallertau, la più grande area di coltivazione del luppolo al mondo, situata in Baviera tra Ingolstadt e Landshut.
L’abbazia benedettina offre attualmente cinque birre: una classica lager chiara, una lager scura e due birre bock più forti. Distribuisce anche la “Benediktiner Weissbier” (birra di frumento benedettina) in collaborazione con un grande birrificio
Nel 1692, i Francescani Osservanti costruirono un monastero sul Kreuzberg, nella Bassa Franconia, a 928 metri di altezza. Già prima di allora, il “Sacro Monte della Franconia” era un popolare luogo di pellegrinaggio.
Per questo motivo, nel 1731, al monastero fu aggiunto un birrificio, oltre a locali per il riposo, destinato a fornire gratuitamente ai pellegrini provviste per il viaggio.
Di solito, i pellegrini dimostravano il loro apprezzamento pagando volontariamente una “tassa per la birra”. Aumentati a dismisura i pellegrini, ma contestualmente diminuite le entrate degli oboli volontari, i saggi frati decisero nel 1920 di trasformare la volontarietà in obbligatorietà, chiedendo una tassa fissa per la loro birra.
Il fatto che ancora oggi la produzione annua del birrificio si sia confermata intorno agli 8.500 ettolitri, dimostra incontrovertibilmente, secondo il sito del monastero, che la produzione di birra può avere anche una dimensione spirituale: nel convento del Sacro Monte della Franconia c’è un detto: “l’acqua è il corpo, il luppolo la spezia, il malto l’anima e il lievito lo spirito di una buona birra”.


Nel monastero benedettino di Scheyern, in Alta Baviera, attestano documenti antichi che la produzione della birra risalga al 1119.
Questo rende il birrificio del monastero non solo il terzo più antico della Germania, ma uno dei più antichi al mondo.
Dopo che varie traversie, anche legate alle persecuzioni naziste, portarono la gestione del birrificio a aziende esterne per molti anni del XX secolo, il monastero ha ripreso la sua tradizione birraia nel 2006, dopo un’ampia ristrutturazione e uno sforzo economico che si è potuto realizzare anche grazie alla raccolta fondi da parte degli abitanti della zona.
La birra del monastero di Scheyern viene prodotta soprattutto per il mercato locale, per la taverna del monastero, i ristoranti del circondario e il proprio negozio interno al monastero: è disponibile, nei dieci diversi tipi, anche nei negozi di bevande più grandi e nei negozi specializzati in tutta la Germania.
I monaci di Scheyern producono le birre, seguendo scrupolosamente il Reinheitsgebot – Decreto di Purezza Bavarese, promulgato nel 1487 a Monaco di Baviera, ed esteso a tutta il regno da Guglielmo IV nel 1516.
Il Decreto sancisce che gli unici ingredienti per produrre la birra siano acqua, orzo e luppolo. I benedettini di Scheyern sono antesignani e testimonial teutonici della cultura delle coltivazioni biologiche, e dell’allevamento brado e libero di bovini, suini, con attenzione all’apicultura ed alla produzione di formaggi secondo antiche ricette del monastero.


E ci sono poi loro, le Suore Francescane Povere della Sacra Famiglia: dimostrano che anche le donne sanno produrre birra.
Non è più possibile stabilire con certezza se il loro interesse per il luppolo e il malto derivi dalla storia del loro monastero di Mallersdorf, in Baviera. In ogni caso, originariamente era gestito da monaci benedettini, amanti della birra, prima che le suore francescane ne prendessero la gestione nel 1869.
Birra analcolica? Non è nei piani dell’unica suora tedesca Mastra Birraia. “Non lo faremo assolutamente”, ha detto suor Doris Engelhard in una intervista rilasciata recentemente al quotidiano Süddeutsche Zeitung.
La maestra birraia Suor Doris produce circa 80 ettolitri di birra a settimana e si astiene dalla pastorizzazione delle sue bottiglie. Quindi, chi sceglie una bottiglia di “Mallersdorfer Klosterbräu” non dovrebbe lasciarla riposare a lungo, ma l’invito è quello di assaporarla fresca, di produzione giornaliera o poco più.
Le suore francescane offrono birre stagionali come una “Bleue Bock” in inverno e durante la Quaresima, o una “Maibock”.
Un classico regionale è la “Zoigl”, una birra a bassa fermentazione particolarmente diffusa nell’Alto Palatinato. Unico inconveniente: la birra è venduta solo a livello regionale in alcuni negozi di bevande in Baviera e nel Palatinato.
Suor Doris Engelhard, nata nel 1949, spiega perché la birra analcolica non vedrà mai la luce a Mallersdorf: “La birra analcolica non è affatto più sana; anzi, contiene più zucchero”. Le vendite della birra stanno subendo una piccola flessione, ma suor Doris non si preoccupa,


Anzi ribadisce nell’intervista un pensiero molto chiaro:
“Attualmente l’alcol viene sempre rappresentato come un veleno, ma l’umanità difficilmente sarebbe sopravvissuta senza”:
non è comprensibile come tutto debba esser fatto apparire cattivo, anche quando si tratta di piccoli sfizi.
E a proposito del periodo quaresimale che stiamo vivendo verso la prossima Pasqua, la Mastra Birraia è categorica e divertita:
“Beviamo birra a ogni pasto durante tutto l’anno, tranne che a colazione. Durante la Quaresima, ogni venerdì faccio il “digiuno della birra”: non mangio nulla, ma bevo invece un po’ di birra”.
Ma il cibo e la birra, per suor Doris non sono le cose più importanti della Quaresima: “La Bibbia dice: ‘Questo è il tipo di digiuno che amo‘. Ci si riferisce alle opere di misericordia: visitare i malati, non augurare alcun male al prossimo ed essere presenti per gli altri.
Ecco di cosa si tratta veramente”. Un problema per suor Doris è la progressiva diminuzione di novizie e l’invecchiamento delle suore, ben sapendo che trovare nuove adepte alla vita monastica è sempre più difficile: “Non so cosa riserva il futuro all’abbazia di Mallersdorf”. Ha continuato: “Attualmente siamo ancora circa 300 suore, ma si può calcolare quando l’ultima dovrà chiudere i battenti qui”.
Potrebbe sembrare che la storia dell’abbazia possa essere sul viale del tramonto, e suor Doris ne è cosciente: “Stiamo già chiudendo alcune attività, come la macelleria. Ma, per me è importante che il birrificio continui, anche se non sono più in grado di gestirlo.
Credo che un’attività così tradizionale debba essere preservata”.
E per continuare la spumosa tradizione della Mallersdorfer Klosterbräu le Suore Francescane Povere della Sacra Famiglia hanno assunto un giovane mastro birraio che affiancherà suor Doris nella gestione del birrificio.
Che Dio preservi Suor Doris,, i benedettini di Scheyern, i francescani osservanti del Sacro Monte della Franconia, i benedettini di Ettal e quelli di Andechs, e ovunque nel mondo, anche in Quaresima, venga donato un attimo di serena spumosità all’animo stanco dei pellegrini. Ricordandoci sempre che chi beve birra campa cent’anni, dicono. Prosit!
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