di Vincenzo Sorrentino – Libera, come noto, è l’associazione fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti contro le mafie e svolge la propria attività tramite una rete di gruppi, cooperative e movimenti diffusi su tutto il territorio nazionale costantemente coinvolti in un impegno “contro tutte le mafie, la corruzione e i fenomeni di criminalità”.
Una testimonianza concreta di questo impegno è Extralibera, l’esposizione permanente recentemente allestita nella propria sede di Roma (via Stamira 5), nei pressi di Piazza Bologna, per ricordare le vittime innocenti delle mafie.


L’esposizione è ospitata in un edificio che rientra tra i beni confiscati alla criminalità organizzata in base alla legge 109/96, nota anche come legge Rognoni/La Torre. L’edificio, che oggi è la sede nazionale di Libera, è nato negli anni ‘40 come cinema, il Cinema Bologna, per poi diventare negli anni ‘90 una Sala Bingo che nel 2014 è stata requisita dalla Regione Lazio a seguito del fallimento per bancarotta fraudolenta della società che la gestiva.
Oggi in questo edificio, oltre ad Extralibera, vengono organizzate presentazioni di libri, spettacoli teatrali ed altri eventi realizzati grazie al lavoro di giovani volontarie e volontari.
Ed è appunto un volontario che accoglie i visitatori della mostra fornendo loro un’audioguida ed una cuffia per ascoltare le storie delle vittime di mafia raccontate tramite filmati di repertorio, molti dei quali provenienti dalle teche RAI, con interviste e testimonianze di parenti e amici delle vittime e servizi che ricostruiscono il periodo storico ed il contesto sociale in cui i singoli episodi sono avvenuti.
Tutte le “storie” sono raccontate da una voce narrante e sono disponibili sia in italiano che in inglese.


Il percorso si sviluppa in più stanze ed inizia con un totem multimediale che proietta una carrellata di appelli, opinioni e testimonianze sul fenomeno mafioso.
Non può mancare, ovviamente, la voce di don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, che viene, però, affiancata da quella di tanti volti anonimi, di persone di diverse età che esprimono le proprie considerazioni sulle mafie.


Nella stessa stanza si accede poi ad un tavolo interattivo sul quale si rincorrono tante “figurine” che in realtà corrispondono agli
oltre 1000 tra uomini, donne e bambini che hanno perso la propria vita per mano mafiosa.
Cliccando su ciascuna di esse è possibile ingrandirla ed avere sintetiche informazioni sulla vittima e sulla sua storia. Il numero delle vittime, purtroppo, viene aggiornato periodicamente e solo nell’ultimo anno è aumentato di circa 20 unità.
Alla fine di questa prima sala c’è un altro totem multimediale, molto suggestivo, sul quale scorrono i nomi di tutte le oltre 1000 vittime di mafia, di alcune delle quali, evidenziate con un carattere più marcato, è possibile approfondire la conoscenza.


Il visitatore, tramite l’audioguida in dotazione, può scegliere un nome e proseguire il percorso nelle successive tre sale:
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la sala della consapevolezza, in cui è possibile approfondire la storia delle persona selezionata attraverso filmati che ricostruiscono l’episodio di cui è stato vittima;
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la sala della responsabilità, che consente di ascoltare le voci di testimoni importanti, come i familiari, gli amici della vittima, ecc.;
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la sala dell’azione, il cui allestimento richiama l’habitat di una foresta, in cui vengono proiettate immagini che mirano a contrapporre la bellezza alla brutalità dei fenomeni mafiosi, con l’obiettivo di far riflettere e sensibilizzare il partecipante sull’importanza del proprio comportamento e delle proprie scelte.


La progettazione degli ambienti, curata da uno studio di architettura, e dei filmati audio e video consentono una fruizione individuale intensa e di grande partecipazione e coinvolgimento emotivo.
Tra le vittime di mafia di cui è possibile approfondire la conoscenza ci sono nomi noti come, ad esempio, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Piersanti Mattarella, Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Pio La Torre, Ninni Cassarà, don Pino Puglisi.
Ma ci sono anche nomi di persone meno famose, come Jerry Maslo, il bracciante sudafricano diventato leader sindacale a Villa Literno nel casertano, Lia Pipitone uccisa per aver violato le regole di Cosa Nostra per via di una relazione extraconiugale, Michele Fazio ucciso per errore a 16 anni tra i vicoli di Bari vecchia, Celestino Fava ucciso a 22 anni a colpi di lupara Palizzi in Calabria, Roberto Mancini il poliziotto morto per un tumore dopo aver indagato per anni su discariche abusive di materiale tossico tra Napoli e Caserta e tanti altri.


In totale vengono raccontate oltre 20 storie che riguardano crimini avvenuti da prima del 1900 fino ai giorni nostri, dal sud al nord Italia ed anche all’estero a conferma del fatto che il fenomeno mafioso non è circoscritto temporalmente né geograficamente e ciò rende ancor più necessari ed impegnativi gli sforzi per debellarlo.
Per ascoltare ciascuna storia è necessario un tempo che varia dai 20 ai 30 minuti per cui è evidente che non è possibile, in un’unica visita, ascoltarle tutte.
Anche per questo si è pensato ad una esposizione permanente, visitabile dal martedì al giovedì, dalle 9,30 alle 17,00 con accesso gratuito previo l’acquisto, la prima volta, della tessera dell’associazione Libera al costo di 5 € che consente, poi, di tornare a visitare la mostra tutte le volte che si vuole.
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