di Margherita Vetrano – L’Associazione Alberi in periferia è stata protagonista, questo autunno, della realizzazione di una microforesta con il progetto Il bosco che verrà. E’ stata completata la messa a dimora di 1.000 piantine forestali tra alberi e arbusti autoctoni.
“E’ un progetto al quale teniamo molto – spiega a B-Hop Andrea Loreti, portavoce dell’associazione Alberi in periferia – è partito 3 anni fa“.
Realizzammo una food forest, in più di un’ettaro di terreno mettendo a dimora centinaia di alberi da frutto biologici, insieme ad alberi forestali”. Una vera e propria foresta da mangiare affiancata anche da piantine aromatiche, perché l’insieme crea biodiversità e riduce inquinanti e CO2. Oggi, il bosco è stato messo a dimora accanto alla food forest, consentendone un naturale sviluppo evolutivo. L’idea è quella di far diventare quel luogo non solamente un vivaio forestale ma un vero e proprio centro di biodiversità.
Si trova a Roma, periferia Est, via della tenuta della Mistica. Il partner che ha messo a disposizione il terreno è la Cooperativa agricola sociale Capodarco.
Il finanziamento delle 1000 piante forestali proviene da privati, aziende, singoli donatori e fondi pubblici.


“Tra i privati è interessante l’offerta dei genitori che festeggiavano la nascita della loro figlia, che, anziché raccogliere doni dagli ospiti, hanno devoluto le loro offerte al nostro progetto”, prosegue Andrea.
Accanto a queste iniziative, anche la vittoria di un bando del Comune di Roma che li vedrà impegnati in laboratori didattici nelle scuole primarie e medie della zona Rustica-Tor Sapienza, a Roma. 100 delle piantine che fanno parte del progetto, saranno messe a dimora proprio alla conclusione del percorso didattico-laboratoriale.
“E’ interessante come la fusione di tutte le forze, pubbliche, private e del singolo, ci consenta di proseguire con la nostra attività. E’ uno specchio dei tempi in cui davvero l’unione può fare la forza”.
Le piantine sono messe a dimora secondo gli schemi di madre natura, ovvero a meno di un metro l’una dall’altra poiché studi agronomici hanno dimostrato come ne potenzi l’attecchimento e la durevolezza nel tempo. Nel 2024 abbiamo realizzato una microforesta simile, di 500 piantine, a Casal Bertone (RM). Quest’anno però il progetto è stato più ambizioso e realizzato grazie all’aiuto manuale di cittadini, scuole e aziende, coordinati dai volontari dell’associazione.
“Lavoriamo sporcandoci le mani e con l’interazione di tutti, anche di persone con fragilità”, riferisce Andrea. “Nelle attività con i bambini delle scuole, c’è un tipo di entusiasmo esplosivo e spontaneo di curiosità verso le cose. Entusiasmo che non è meno forte di quello degli adulti ma trasversale. Ognuno ci mette la sua motivazione, diversa, che guarda però nella stessa direzione”.
Dall’attivista ambientale al curioso, passando per la ricerca di una giornata serena all’aria aperta, Alberi in periferia raccoglie molte persone motivate al benessere ambientale. Non c’è un target ben definito. A volte si tratta anche di diversità fisica che ne seleziona le competenze: dal muscoloso che può scavare la buca alla persona con mobilità limitata che può predisporre la ghianda da piantare.
“La nostra è un’attività che si presta all’azione di tutti, a prescindere dall’età o dalle condizioni fisiche. Ognuno trova in via naturale la sua attività più congeniale da svolgere”.
Il gruppo di privati è coadiuvato da uno zoccolo duro di volontari storici che da 6 anni si impegna costantemente.
Partner imprescindibili di Alberi in periferia sono le persone con fragilità; il dialogo con le cooperative sociali è costante.
“Nelle nostre iniziative coinvolgiamo minori non accompagnati e a rischio, persone con disabilità mentale e fisica, perché l’integrazione sociale è anche questo – prosegue -.
Non solo educazione civica, partecipazione dal basso e educazione ambientale ma anche coinvolgimento ed integrazione per una partecipazione ed un arricchimento reciproci”.
Il bosco che verrà sarebbe dovuto essere ultimato in primavera ma i tempi sono stati anticipati ed è quindi a regime. Sono state varie le singole iniziative che hanno consentito il completamento dell’iniziativa.
Accanto a questo progetto l’associazione ne ha avviati altri tre. Il primo realizzato grazie alla vittoria di un bando dell’8X1000 Valdese che permetterà di implementare il vivaio forestale, ingrandendolo e coinvolgendo più persone in laboratori didattici.
Il secondo è un bando del Comune di Roma riferito ai Poli Civici dove realizzare laboratori per Bugs hotel, isole biologiche all’interno delle scuole. Si chiuderà piantando 100 alberi.
Un terzo bando della regione Lazio consentirà di realizzare all’interno della scuola “I.C. via Acquaroni” a Torbellamonaca, una micro food forest con circa 80 alberi, per diventare un’aula all’aperto.


“Stiamo raccogliendo davvero i frutti di un lavoro fatto negli anni. Stiamo costruendo una realtà ricca di progetti”, conferma Andrea.
Anno dopo anno la crescita è esponenziale. Dato galvanizzante che si contrappone a momenti difficili del passato.
Andrea non è un tecnico agronomo ma un appassionato che, dal mondo del marketing, ha attinto energie e competenze per portare al successo l’associazione. Quando ha compreso che quel mondo gli andava troppo stretto, ha intrapreso un nuovo percorso ed oggi lavora al Ministero dell’Università. Dedica il suo tempo libero alla missione ecologica dell’associazione, sottolineando però che un’altra faccia dell’ecologia è l’aspetto sociale per loro imprescindibile.
Insieme hanno affrontato passi falsi e momenti di scoramento, senza però mai rinunciare ad andare avanti.


“Avere a che fare con gli esseri umani ci ha esposto a momenti di crisi- racconta -. E’ capitato, ad esempio, di accogliere partner che si sono poi rivelati poco collaborativi o che hanno provato a strumentalizzarci; il rischio di greenwashing è sempre dietro l’angolo!”
La loro formula corale però li ha aiutati a proseguire con forza e costanza: “E’ l’interazione con la parte bella, ecologica e sociale, che ci spinge ad andare avanti”, esclama entusiasta. “Vedere una ragazza con mobilità ridotta sorridere nel momento in cui è riuscita a mettere a dimora una ghiandina, è una delle cose più belle che abbia vissuto con l’associazione e questo ci ripaga di tutto!”.
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