di Agnese Malatesta – In una piazza centrale di Otranto (Lecce), piazza De Gasperi, da qualche giorno spicca un albero. E’ un albero di carrubo che la tradizione popolare indica come simbolo di generosità, e soprattutto di resilienza e di memoria. La resilienza, quella che evoca anche una rinascita dopo un trauma, e la memoria, quella che non abbandona chi è stato amato e non è più.
E’ l’Albero degli Angeli voluto da un’associazione, “Figli in Paradiso: ali tra cielo e terra”, nata quasi 30 anni fa per essere accanto alle famiglie in lutto (in particolare le mamme che hanno perso un figlio) attraverso la condivisione del dolore e dell’ascolto.
L’albero stesso vuole ricordare i figli scomparsi trasmettendo un messaggio di speranza: come un albero, si può tornare a fiorire.


In occasione della messa a dimora dell’albero, resa possibile con la collaborazione del Comune di Otranto, una rappresentanza di bambini della scuola primaria ha partecipato attivamente preparando messaggi e disegni su cartoncini colorati che ora sono appesi e rendono quell’albero un luogo tutt’altro che triste ma, al contrario, richiama alla gioia.
“Ti penso con amore” scrive Ambra, mentre Bianca: “Gli angeli portano serenità”. Un altro messaggio dice “L’albero amico del nostro domani”.


Quest’albero, sottolinea Virginia Campanile, che ha fondato l’associazione a seguito della morte del figlio Daniele, è anche testimonianza del “senso di comunità che contraddistingue la nostra città e i nostri concittadini”. “Ho detto ai ragazzi presenti, tantissimi e attentissimi – racconta Virginia a B-Hop -, che ognuno di noi ha accanto il suo angelo. Io ho un angelo accanto altissimo e bellissimo che mi sostiene. Alla fine della cerimonia, un bambino mi si avvicina e mi dice ‘io il mio angelo non lo vedo’. Gli ho sorriso non sapendo bene cosa rispondere. E poi ho detto ‘di sicuro arriverà a sorpresa e resterai incantato’. La nostra conversazione è terminata con un sorriso. I ragazzi sono sempre delle scoperte”.


“Figli in Paradiso: ali tra cielo e terra” comincia a prendere forma nel 1999 quando Virginia Campanile – si legge nel sito dell’associazione – “orfana di suo figlio Daniele decide di bussare alla porta di altre mamme come lei. Incontri, abbracci silenziosi, discorsi che solo loro possono capire. Si inizia con la celebrazione di una messa per i propri figli e poi un’altra e un’altra ancora fino a diventare ufficialmente una grande famiglia nel 2009”.
Da locale, l’associazione è ora diffusa non solo in Puglia, ma anche in Campania, Calabria e Sicilia. Tante le iniziative svolte ed in corso (molte nelle scuole), finalizzate a sensibilizzare su testimonianze e riflessione di vita ed esperienze; ruolo primario hanno i gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto) per l’elaborazione del lutto.
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