di Vincenzo Sorrentino – Ci sono situazioni in cui il cibo diventa il volano su cui costruire un progetto di accoglienza ed assistenza: è quello che fa Hummustown, una cooperativa senza scopo di lucro che gestisce tre punti di ristoro a Roma con l’obiettivo di accogliere e aiutare i profughi siriani.
Il cibo è infatti uno dei fattori che maggiormente caratterizza e differenzia i diversi territori e le diverse popolazioni ed i tanti ristoranti etnici che si stanno diffondendo in tutti i paesi europei, compresa l’Italia, rappresentano sicuramente un fattore che può favorire una maggiore conoscenza di culture e popolazioni e la loro “considerazione ed accettazione”.
Hummustown è stato il punto di approdo di un progetto creato da Shaza Saker, una siriana nata a Damasco, che vive a Roma da oltre 40 anni.
Shaza è arrivata a Roma nel lontano 1978 per seguire il padre, anche egli nato e cresciuto a Damasco, che in quell’anno si è trasferito a Roma per lavoro. Si è pienamente integrata in Italia, come dimostra il fluente italiano con cui si esprime, ma ha sempre mostrato un grande interesse per il suo paese d’origine e per la popolazione siriana per cui quando nel 2017 ha notato l’intensificarsi dei flussi di immigrati dalla Siria ha pensato a cosa fare per poter aiutare i suoi connazionali.


La prima azione è stata la realizzazione di un home restaurant, un ristorante familiare messo su con l’aiuto della sorella e della badante dei suoi figli, all’epoca piccoli, che ancora oggi lavora in cucina nei ristoranti di Hummustown.
La formula prevedeva un pranzo o una cena di piatti siriani, ma anche libanesi che è una cucina molto simile, da consumare nella sua casa nel quartiere della Montagnola a Roma, al prezzo fisso di € 35.
Tra i clienti, richiamati unicamente dal passaparola, c’erano molti mediorientali – siriani, libanesi, palestinesi – ma anche tanti italiani ed i ricavi, una volta coperte le spese, venivano spediti ad Aleppo e distribuiti a persone in difficoltà.
Oltre al conflitto interno, in Siria c’era un diffuso disagio economico che alimentava flussi di rifugiati che trovavano nell’home restaurant di Shaza un punto di riferimento ed assistenza.
L’anno dopo, nel 2018, Shaza decide di fare un ulteriore passo, aprendo un laboratorio di cucina nel quartiere San Giovanni, sempre a Roma, in cui ha organizzato un servizio di catering sempre proponendo cibo siriano.


L’esperienza è andata molto bene, paradossalmente agevolata nel 2020 dalla pandemia di Covid che ha indotto le persone, non potendo uscire di casa, ad avvalersi di servizi di catering e food delivery.
In particolare è risultato prezioso un contratto stipulato con una scuola americana per la fornitura di pasti a tutti i loro studenti.
Il superamento dell’emergenza Covid ha, di contro, provocato una riduzione delle richieste di catering per cui la cooperativa, che oggi conta 12 soci, ha deciso di fare un altro importante passo, aprendo un chiosco a Piazza della Repubblica, non lontano dalla stazione di Roma Termini.
A questo primo punto vendita si è poi aggiunto un bistrot a Viale Aventino e, da ultimo, un ristorante in via Francesco Negri, in zona Ostiense, sempre a Roma.


Tutte e tre le strutture sono oggi regolarmente aperte e funzionanti ed accolgono clienti di tutte la nazionalità.
Nei tre punti di ristorazione lavorano circa 25 ragazzi, tutti di origine mediorientale (siriani, libanesi e palestinesi) che vengono regolarmente retribuiti e riescono ad inviare parte dei soldi guadagnati ai loro familiari.
Hummustown quindi non è solo un ristorante ma una casa aperta a tutti che ha saputo offrire supporto ai rifugiati siriani che chiedevano asilo in Italia, dandogli un lavoro e soprattutto una dignità che la guerra gli aveva tolto.
Il menu propone ovviamente hummus ma anche muttabal batata (patate, salsa di sesamo, yogurt, aglio), laban (yogurt, menta secca, cetriolo), yalangee (foglie di vite, riso, salsa di melograno), falafel e baklava (pasta fillo, noci, pistacchio) e tanti altri piatti siriani e libanesi.


Le tre strutture costituiscono un punto di riferimento per i rifugiati per i quali vengono organizzati anche corsi di Italiano ed ai quali viene fornita assistenza per prendere la patente, trovare casa, trovare lavoro ed altre esigenze.
Una volta al mese la cooperativa cucina il cibo per la distribuzione in strada.
Shaza racconta a B-Hop, non senza una punta di orgoglio, che “molte persone, dopo essere arrivate nel nostro paese, hanno proseguito il viaggio verso altri paesi – Germania, Svezia, ecc. – dove hanno anche trovato lavoro. Poi hanno preferito tornare in Italia, in un ambiente più favorevole e accogliente”.
In conclusione, non ho potuto far a meno di rivolgere a Shaza, che è di religione alawita, una domanda sull’attuale situazione siriana, alla luce dell’uscita di scena dell’ex presidente Bashar al-Assad e dell’insediamento del nuovo leader al-Jolani. La risposta è stata venata di pessimismo in quanto lo scenario è molto complesso per cui eventuali semplificazioni non descrivono in maniera corretta la situazione reale. Shaza è preoccupata e ritiene che non sarà facile arrivare alla pacificazione della popolazione siriana ed intraprendere una strada che porti sviluppo e democrazia.


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