di Silvana Cirillo* – Bello! Divertente! Finalmente! Queste alcune delle reazioni più frequenti con cui è stata accolta l’uscita recente del Vocabolario del romanesco contemporaneo (Newton Compton, 2024), frutto di una ricerca durata più di vent’anni di due noti docenti di Linguistica della Terza Università, Paolo D’Achille, da poco nominato Presidente dell’Accademia della Crusca, e Claudio Giovanardi, anche romanziere.
Scartabellati e confrontati tutti gli altri vocabolari, riesaminati Belli, Trilussa e tanta letteratura del ‘900 (fra
i più noti Pasolini, Moravia, Gadda, Fagiolo dell’Arco…), scritti libri e saggi sull’argomento e su singole lettere (I e
B in primis…), finalmente vede la luce questo brillantissimo resoconto dal vivo del dialetto oggi.
Quanti neologismi, soprattutto di matrice giovanile, quante formule e frasi idiomatiche antiche ma perennemente eloquenti… Il romanesco è sovente un dialetto greve: tutte le gamme di Vaffà.., o Vai… nascono da lì; invettive blasfeme tipo Li mor…..tua, che sono entrate ormai nella lingua nazionale (con cui lo scambio in generale è effettivamente molto fluido), è a Roma che sono state fecondate e trovano alimento; eppure nel paese il romanesco suona come un linguaggio vivo e spiritoso, divertente insomma!
Quante trovate e densità allusive in verbi o aggettivi che nascono dalla semplice osservazione dell’uomo qualunque romano.
Quanto utilizzo da parte di tutti (senza neanche più distinzione di classe) di verbi o frasi confidenziali, quando si vuole creare un’atmosferica empatica e quante invece invettive tipiche (dalle più forti a quelle più innocue) quando ci prende un moto di rabbia o di delusione. Quanti verbi troncati, tipici proprio di un parlato veloce e diretto!


Insomma il romanesco, trasmigrato in quantità nell’Italiano nazionale, a maggior ragione lo è nel nostro parlare quotidiano, rimpinzato di termini assolutamente nuovi – mai citati finora e nel vocabolario segnalati con un asterisco – determinati ovviamente dai cambiamenti socio-culturali, dal notevole allargamento delle periferie e dall’esuberanza creativa – quella inestinguibile! – dei giovani.
L’ambito sessuale è il più battuto – si capisce perché, gli ormoni bollono! – ma anche quello sociologico, legato alle abitudini esistenziali e, ahimè, all’uso delle droghe: fattone, bonazza, imbrilloccasse, eccaallà, imburinisse, scialla, scheggiato, sclerare, ciafròcca, branda, ammollàjela, locco locco, rosicare…
Tanti e anche inaspettati i significati e gli usi delle varie parole, in particolare la pronuncia: il volume pullula di esempi d’uso, frasi più e meno note o innovative e spiritose, ma anche delle varie pronunce e accenti.
* docente di Letteratura italiana contemporanea La Sapienza Roma





















