di Kenji Albani – Barba rossa, occhiali, volto pallido, lo scrittore Simone Faré si presenta in questo modo a chi lo vede per la prima volta. Simone si definisce un nerd dei vecchi tempi, e forse negli anni ‘80 si appassionava a Dungeons & Dragons, amava i film di Star Wars e adorava I Goonies e i film della saga Ritorno del futuro.
Stop con le apparenze.


Nato nel 1979 a Milano, di mestiere sviluppatore informatico, pratica karate e ama leggere e scrivere. Nell’intervista parla molto di sé, ma c’è da dire che Simone è una penna d’esperienza che ha fatto una lunga gavetta e ora si merita di pubblicare con Segretissimo, la più longeva collana di romanzi di spionaggio che Mondadori distribuisce nelle edicole (chi non conosce le sue copertine di colore nero, che evocano il romanzo nero di altri tempi?)

Simone Faré, presentati ai lettori di B-Hop.
Da quando ho vinto il premio Alan D. Altieri Segretissimo, edizione 2021, con Il pozzo dei soldati e sono entrato nella legione di Segretissimo faccio un po’ meno fatica a definirmi scrittore, ma in realtà ho provato a portare avanti diversi progetti anche tempo prima. Ai tempi puntavo tutto sulla fantascienza, poi ho scoperto di divertirmi molto anche con la spy-story e così sono diventato un po’ ibrido. In realtà non ci sono esperimenti che mi negherei, anche se ci sono cose che mi riescono più facili di altre!
Perché ti piace scrivere?
La risposta è persa nel lontano passato in cui ho iniziato. Scrivere ti permette di mettere ordine alle idee che hai in testa e poi secondo me
dedicarsi alla scrittura ti aiuta a spingere la tua immaginazione un po’ oltre rispetto a quello che la vita quotidiana ti consente, soprattutto quando diventi adulto.
È un modo per esplorare luoghi ignoti che forse sono dentro di te, ma magari esistono anche da qualche parte.
E perché ti piace scrivere spionaggio/action?
Penso che la spy-story moderna sia la vera erede del romanzo d’avventura del passato e
il romanzo d’avventura secondo me è una chiave formidabile per trasfigurare la realtà perché permette di mettere in campo personaggi sovrumani e imprese grandiose.
In questo modo hai più facilità a far risaltare quelle passioni o quei sentimenti che ti piacerebbe raccontare al pubblico. L’epica, ma anche la semplice esagerazione, sono delle eccezionali lenti d’ingrandimento.


Qualche commento sull’attualità. Leggere spionaggio serve a decifrare il nostro periodo storico?
La lettura è sempre un momento di riflessione che ci prendiamo con noi stessi.
Gli avvenimenti di questo periodo storico ci vengono sempre più urlati da più parti perché sono effettivamente tragici e clamorosi e spesso sono carichi di emozioni a volte contrastanti. La distanza che può dare un libro che comunque cerca di avvicinarsi a certi contesti e che elabora una materia molto simile può essere utile per riguadagnare una certa lucidità e magari per fare qualche riflessione in più rispetto a quelle che ci induce l’osservazione diretta della realtà. Gli autori di spy-story, poi, si impegnano sempre in ricerche riguardo gli scenari che trattano e a volte il punto di vista da cui narrano non è quello più comune dando più elementi per permettere di farsi una propria opinione su certi temi.
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