di Marianna Mandato – “Macché, diceva di amarmi invece era solo sesso”. “Sì, lo so, con le parole sono bravi tutti. Di fondo, tante belle parole ma cercano tutti una cosa sola”.
Vi è mai capitato di dire o sentire frasi del genere?
Ascolta “Sesso e amore: perché continuiamo a metterli uno contro l’altro?” su Spreaker.
E sapreste anche spiegare che cosa significano? Le parole sono belle e il sesso invece no?
Soprattutto, che cosa vogliamo indicare con la parola sesso e perché mai parrebbe che “solo” sesso non vada bene?
Eppure, pur usandola per indicare cose diverse fra loro, non manca mai una certa trepidazione al solo pronunciare la parola sesso, con tanto di sorriso o accenno al sorriso immediati, anche semplicemente con gli occhi. Fate pure la prova con un interlocutore qualsiasi.
Cerchiamo di capire perché.
Per prima cosa, immaginiamo di dover cucinare a puntino la parola sesso.
Quali ingredienti dovremmo usare per prepararla?


Sicuramente,
eros, sensualità e sessualità, passionalità, istinto, desiderio, atto sessuale, piacere, compiacimento, appagamento, complicità, intimità, unione, fusione, armonia, benessere, e ovviamente differenze di genere.
Non sembra male.
Poi, abbandoniamo un pochino la magia e andiamo alla ricerca dei genitori della parola sesso.
Quasi come fosse una beffa, i genitori non sono certi.
La parola sesso sembrerebbe un figlio illegittimo.
Per lo meno nel senso in cui siamo ormai soliti usarla.
Sì, perché in origine non si usava certo per indicare l’atto sessuale.
Fino al 1300 circa, si era soliti indicare con “sesso”, esclusivamente le parti anatomiche maschili e femminili in grado di differenziare appunto maschi e femmine.
In tal senso, i genitori più gettonati di questa parola, sarebbero i latini sexus e secus, derivanti a loro volta dal verbo secare ossia tagliare o dividere.
I latini, sempre molto precisi, volevano separare in categorie i maschi e le femmine per poter poi censire la popolazione.
Quel sexus, però, fatto derivare invece dal verbo sedeo latino significherebbe stare seduti o semplicemente sedere.
Non solo, parrebbe anche esserci un’altra possibilità.
La parola sesso potrebbe essere una trasformazione di sé-ex-sé, vale a dire far uscire se stesso fuori da sé.
La parola descriverebbe cosa accade a un individuo intento in un atto sessuale.
Oggi, il significato di sesso si è esteso e indica non soltanto le parti anatomiche specifiche dei due sessi, tutte le caratteristiche fisiologiche, psicologiche e anatomiche che differenziano maschi e femmine, nel regno animale e vegetale, ma anche e soprattutto proprio quell’atto sessuale.
Ma andiamo avanti e chiediamoci se dalla parola sesso può derivare un verbo.
No, “sessuare” non esiste. Però esiste “essere di un certo sesso” e “fare sesso”.


Essere, si sa, vuol dire incarnare quella parola. Così, se diciamo “sono femmina”, va da sé che stiamo incarnando il nostro essere femmina.
Noi siamo sesso. Siamo quel sesso.
Farlo invece significa in qualche modo crearlo, renderlo un dato di fatto, eseguirlo, realizzarlo, metterlo in atto.
Insomma,
serve il nostro attivo contributo per renderlo reale. Per fare in modo che passi dalla potenza all’atto.
Mettiamo insieme i pezzi di quanto trovato fin qui.


Sesso indica chi siamo, considerandoci dapprima separati da chi non siamo. Il nostro sesso, certamente, potrebbe essere reso esplicito dalle nostre parti anatomiche e differenze psicologiche e fisiologiche.
Pur essendo noi stessi sesso, per realizzarlo abbiamo bisogno di un partner. Per uscire da noi attraverso l’altro e diventare qualcosa di unico che non ha più un sesso specifico ma ne è la risultante.
Uscire da sé e diventare qualcos’altro nell’altro e con l’altro, un sesso che è più di un sesso, che è una fusione che mentre fonde appaga e fa sentire complici, intimi.
Il tutto condito da un grande benessere.
Esprimere e realizzare la nostra natura sessuale è una necessità e un istinto.
Per quale ragione allora “solo sesso” non andrebbe bene?
Perché siamo soliti contrapporlo alla parola amore. Tanto che fare sesso trova il suo corrispondente in quel fare l’amore, o all’amore che dir si voglia, le cui tinte appaiono da subito di livello superiore.
E perché?
L’amore è un sentire che prescinde dal sesso pur inglobandolo. Il sesso è un istinto naturale fisico che prescinde dall’amore e non è detto che lo inglobi.
Così, si può fare o essere sesso con chiunque. Se i due “chiunque” sono d’accordo a passare attraverso il corpo per gratificarlo e diventare sesso unico con l’altro. È una forma di attrazione, di desiderio, di fusione fisica, corporea, con un’altra persona, e un altro sesso, anche non amandolo ma godendo insieme di quell’atto.
Al contrario, non si può fare l’amore con chiunque. Perché istinto e natura sessuale incontrano l’altro e lo desiderano ad un diverso livello, fatto di contorni indefinibili e intimità che passa per un sentire impalpabile.
L’amore è un sentimento e si realizza proprio attraverso il sentire.
Nello stesso atto sessuale, condito dall’amore, non sono solo i corpi a fondersi in qualcosa che diventa uno ma è un identificarsi. Un moto dell’anima e una conoscenza che costruisce nell’altro l’amore stesso, che manifesta nell’altro il sentire quello stesso amore. Quell’atto diventa e rende palpabile l’amore. Una conoscenza intima e una fusione che superano l’atto sessuale stesso.


Insomma, chi dice “ti amo” a chiunque pur di farci del sesso è solo perché cerca una gratificazione con chi invece non sarebbe disposto al sesso senza sentimenti. E che, capito l’inganno, ne resta deluso, riducendo a “solo sesso” un atto nel quale aveva riposto la speranza di sentimenti e a parole vuote la promessa di amore. Con le ovvie conseguenze negative psicologiche che ne conseguono. Ma questo è un altro ambito.
Non resta che augurare a tutti incontri dei due tipi conditi dalle giuste parole a da sinceri e condivisi intenti.
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