di Stefano Padrini – La musica di Giacinto Scelsi ha risuonato durante la serata 120 Scelsi, organizzata lo scorso 19 giugno per commemorare la sua nascita, avvenuta l’8 gennaio 1905 ad Arcola, nei pressi di La Spezia. Scelsi, scomparso nel 1988, era il primogenito di Guido, ufficiale di marina, e di donna Giovanna, discendente dei marchesi d’Ayala Valva.


La serata si è svolta a Roma nella splendida terrazza della Fondazione Isabella Scelsi e ha visto coinvolti tre interpreti d’eccezione: la voce di Virginia Guidi, il flauto di Gianluigi Durando con il suo quartetto formato da Lisa Francioni, Ester Lo Bianco, Angelica Maria Cedrone, la talentuosa percussionista Ludovica Ballerino.
Il programma presentava tre composizioni di Scelsi, in particolare Hô n. 5 per voce, Quays per flauto, Ko – Tha I per chitarra – tutte successive al suo soggiorno in Svizzera – insieme a musiche di Morton Feldman, Georges Aperghis, Johannes Reiche, Yoshihisa Taïra, Áskell Másson.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Scelsi si stabilì a Losanna, con la moglie Dorothy Kate Ramsden, una nobildonna inglese da cui si separò dopo il conflitto; una crisi sentimentale e creativa che accrebbe il suo interesse per l’inconscio, l’esoterismo e la mistica orientale. Nel corso della permanenza scrisse tre saggi, concepiti in lingua francese, che offrono una visione del suo primo periodo artistico, che si sarebbe a sua volta rivelato determinante per le stagioni successive.
Il primo dei tre scritti fu Sens de la musique, poi pubblicato nel 1944 sulla rivista Suisse contemporaine in una versione arricchita da ulteriori riflessioni. Queste ultime furono alla base degli altri due saggi, quasi coevi: Évolution de l’harmonie ed Évolution du rhytme, entrambi rimasti inediti fino al 1992 e successivamente pubblicati nel volume Les anges sont ailleurs..., a cura di S. Kanach (2006a).
Il concerto è stato preceduto dalla presentazione del volume The Aesthetical Writings of Giacinto Scelsi, a cura di Franco Sciannameo, professore della Carnegie Mellon University (Pittsburgh) e Alessandra Carlotta Pellegrini, Direttore Scientifico della Fondazione, edito da Rowman & Littlefield (USA). L’evento è stato arricchito da interventi di Gianni Trovalusci e Fausto Sebastiani – rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione – che hanno dialogato con i curatori.
Il libro contiene la traduzione in inglese sia degli scritti citati sia di altri saggi come Unity and Equality of the Arts, raggruppati in due parti rispetto ai loro periodi di scrittura, con un prologo e un epilogo utili a una contestualizzazione storica e sociale.


Ad aprire il concerto la voce della Guidi, vocalist abilissima e convincente, che ha interpretato Hô n. 5 di Scelsi e un canto dalle Cinque melodie per voce sola composte nel 1960; a seguire il grande ciclo Canti del Capricorno (1962-72), venti canti per voce femminile e strumenti, con i quali il compositore inaugurò l’importante collaborazione con la cantante giapponese Michiko Hirayama. La musica di Scelsi è stata accostata a Only (1947) di Morton Feldman e Recitation No. 8 di Georges Aperghis, ideato nel 1977.
Si è proseguito con il flauto di Gianluigi Durando e il suo Quartetto di flauti, con l’abile esecuzione dei Pezzi e Favole per flauti di Johannes Reiche (1996), Fu-Mon di Yoshihisa Taïra (1937-2005) e Quays (1953) dello stesso Scelsi per flauto contralto o flauto in do.


Scelsi era anche un abile improvvisatore, sempre più influenzato dalle filosofie orientali e perseguì una radicale rarefazione discorsiva, poi divenuta sua cifra stilistica della successiva stagione musicale.
Peculiarità anticipata in varie composizioni tra cui Quays o i Quattro pezzi per orchestra, ciascuno su una sola nota (1959), con cui inaugurò una specifica concezione dell’arte come forma sintetica di conoscenza, cercando di ricondurre le culture a una sorta di radice comune.

La giovanissima e sensibile percussionista Ludovica Ballerino ha concluso la serata interpretando di Scelsi Ko – Tha I (Trois danses de Shiva, pour guitare traitée comme instrument de percussion). Composto nel 1967, il brano vede una nozione di suono espressamente volta alla tradizione vedico-brahmanica e restituita all’Occidente attraverso gli strumenti e le tecniche a essa proprie. Il titolo richiama la roccaforte Kotha situata nel Nord dell’India e il sottotitolo “mette in guardia” il chitarrista: il suono stesso dello strumento non deve essere tradizionale: come spiegato dallo stesso compositore, “L’esecutore terrà la chitarra appoggiata in orizzontale sulle ginocchia”.
Ultimo brano in programma Kim di Áskell Másson (1953), uno studio ritmico per snare drum, che ha riportato l’ascolto in una dimensione più occidentale, in cui la ballerina ha mostrato tutto il suo virtuosismo.


Un pubblico entusiasta ha apprezzato il concerto, realizzato con la collaborazione dei Maestri Gianluigi Durando e Valeria Desideri, docenti del Conservatorio L. Refice di Frosinone, ed ha partecipato al pensiero scelsiano che ricordava come l’arte “è sempre non individuale e riesce in modo tanto più intenso, più perfetto, in quanto la si
spersonalizza” (Il sogno 101, cit., p. 279). (articolo di di Stefano Padrini)
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