di Roberta Tito – Quando entri in sala per vedere il film su Michael Jackson, uscito in Italia lo scorso aprile, la tua emozione è trattenuta, quasi prudente. Non ti aspetti davvero di rivederlo. E invece accade: Jaafar Jackson, il nipote, figlio del fratello, lo riporta sullo schermo con una forza sorprendente, restituendone presenza, energia ed essenza.
A tratti lo spettatore resta sospeso, quasi disorientato: non si capisce più se sullo schermo ci sia lui o Michael Jackson stesso. Non è imitazione, non è copia: è qualcosa di più profondo. È il risultato di uno studio durato ben due anni, fatto di osservazione minuziosa e rispetto assoluto. E, come si dice, il sangue non mente: il risultato è a dir poco straordinario. La maestosità di questo film emerge fin dalle prime scene: dalla sceneggiatura, dai costumi curati in ogni minimo dettaglio, fino alla magnifica interpretazione di Jaafar Jackson.

Il film, diretto da Antoine Fuqua e prodotto da Graham King — già noto per il successo di Bohemian Rhapsody — riesce a restituire non solo l’icona, ma l’uomo, il visionario, il bambino.
Il regista ripercorre la vita della star fin dalle origini, nella piccola casa di Gary, Indiana. Qui emerge la figura dura del padre Joseph Jackson che, soprattutto su Michael bambino, interpretato dal talentuoso giovane attore Juliano Valdi, – non esita a usare metodi severi — anche la cintura — per insegnare la differenza tra essere perdenti o vincenti. Un padre che Michael ha chiamato per tutta la vita per nome, senza mai dirgli “papà”. Un padre che imponeva una disciplina ferrea ai cinque figli maschi per dar vita al gruppo The Jackson 5, con la famosa e indimenticabile hit ABC, che segna il passaggio della band verso la fama e il successo.
È un’infanzia segnata da contrasti: il successo arriva prestissimo — già a 10 anni — ma dietro le luci c’è un bambino diverso, più sensibile, capace di avvicinarsi spontaneamente ai bambini in difficoltà anche durante gli spettacoli.
Il film si muove costantemente su questo filo: il grande amore di Michael per i bambini che soffrono. Un amore autentico, profondo, che diventa una chiave di lettura della sua intera esistenza.
Accanto a questo emerge anche la sua solitudine. Un bambino star che ama gli animali, che vive distante dalla normalità. Quando la madre, che ha sempre visto nel figlio una luce speciale, lo invita a frequentare altri bambini, si intravede già quella distanza emotiva che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
Viene poi raccontata anche la scelta coraggiosa di Michael di affermarsi come artista solista, di scrivere da solo brani iconici come Billie Jean e Thriller, mostrando un intuito creativo e una capacità di visualizzazione fuori dal comune. Michael non sognava soltanto il successo: lo costruiva nella mente. Si ripeteva che sarebbe diventato il più grande. E lo è diventato davvero.
Nel 1982 dà vita a Thriller, l’album più venduto della storia della musica, un’opera che non è solo un disco, ma un fenomeno culturale globale, destinato a cambiare per sempre il linguaggio della musica e dell’immagine. Indimenticabile la scena di Thriller: unica, potente, quasi simbolica. È lì che nel film avviene la trasformazione definitiva — non solo del personaggio, ma dell’attore stesso. In quel momento, Jaafar non interpreta più Michael: è Michael.
Il film racconta anche una svolta fondamentale e dolorosa: Michael impiega quasi vent’anni per liberarsi dall’influenza del padre e dalla gestione familiare. È solo al termine del Victory Tour, il 9 dicembre 1984, che decide di separarsi professionalmente dai fratelli e dal padre, chiudendo definitivamente un capitolo e affermando pienamente la propria autonomia artistica.
L’ultima scena del film si apre sul 1988, con Jaafar/Michael nel suo tour da solista, il Bad World Tour. Lo spettatore è ancora una volta con il fiato sospeso: davanti a un look scintillante e unico, mentre Michael cammina verso il palco trionfante, il regista ribalta improvvisamente la scena. Buio in sala. Sullo schermo appare una scritta: la sua storia continua — così come il mito di Michael Jackson.
Non è escluso, come dichiarato dallo stesso Jaafar Jackson in alcune interviste, che il progetto possa proseguire con un sequel, segno di una storia che forse non si esaurisce con questo primo capitolo.
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