di Roberta Tito – Prosegue con grande successo la trentesima edizione del MedFilm Festival, uno degli eventi cinematografici più importanti di Roma, dedicato al cinema del Mediterraneo.
Sabato scorso, al Cinema Moderno di Piazza della Repubblica, è stata proiettata una delle iniziative più significative del festival: “Voci dal carcere”.
Questa vetrina fuori concorso ha presentato i cortometraggi realizzati negli istituti penitenziari coinvolti nel progetto Methexis, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).
La Sala 5 del Cinema Moderno gremita di spettatori, pronti a confrontarsi con uno dei temi più urgenti e delicati della nostra società: la vita in carcere.
Nove cortometraggi, ognuno con una sua impronta originale, sono stati proiettati, offrendo
uno spunto di riflessione sulla sofferenza, la speranza e il riscatto.
Queste opere, realizzate da detenuti e detenute, raccontano storie che dimostrano come,
anche dentro le mura di un istituto penitenziario, dove la libertà è negata, i sogni possono oltrepassare i confini fisici e mentali.
L’arte diventa un potente strumento di riscatto, un grido di speranza che supera pregiudizi e sbarre.

La cucina unisce generazioni e culture, e in questo angolo di carcere, piatti come la paella e la pasta con le sarde evocano il Mediterraneo e le radici comuni.
In un luogo segnato dalla solitudine e dalla violenza, la cucina diventa un atto di resistenza, un modo per non dimenticare ciò che è bello nella vita.
Con Cara JDL – Comunità Educativa Okos di Bologna , le ragazze affrontano il tema della solitudine e del disagio giovanile. Entrando in sintonia con l’artista della street art JDL, le giovani ricuciono pezzi della loro vita, esprimendo paure e desideri di cambiamento.
Il film si concentra sull’importanza dell’espressione artistica come strumento di liberazione interiore e di speranza.
Chiedi a me all’acqua – Casa Circondariale di Rieti affronta la violenza e la costrizione che molte donne vivono quotidianamente. Il cortometraggio si fa viscerale, mostrando una figura femminile intrappolata in uno specchio che sembra non offrire via di fuga.
La narrazione invita a riflettere sul significato di “essere donna” in un contesto di privazione della libertà,
mettendo in luce il bisogno di una società più empatica e giusta.
In Ricordanze – Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, il carcere diventa simbolo di una prigione mentale e fisica, dove ogni sogno sembra negato.
Ispirato dalla poesia di Leopardi, il film esplora la sofferenza esistenziale e il desiderio di una vita migliore.
Il protagonista chiede di non essere giudicato ma compreso, riflette su un sistema che spesso sembra non lasciare spazio alla redenzione.
Entrare, Uscire, Dentro – Casa Circondariale di Rebibbia racconta invece la vita quotidiana in carcere e le piccole vittorie di chi, nonostante tutto, cerca di ricostruirsi una vita. La possibilità di studiare e il supporto degli educatori diventano strumenti fondamentali per superare la sofferenza. La motivazione di un detenuto, che pensa alla figlia per sopportare la privazione della libertà, ci invita a riflettere sul significato profondo di redenzione.
Una menzione speciale per Ofarja – Casa Circondariale di Secondigliano – realizzato da detenuti nel carcere di alta sicurezza che racconta il desiderio di libertà attraverso il disegno.
Il “faro” diventa simbolo di speranza e resistenza.
Con oltre 3000 disegni, i detenuti esprimono la loro volontà di emergere dalla prigionia, cercando di dare un significato alla propria esistenza, nonostante la restrizione fisica.
In Vie di Fuga – Casa Circondariale di Terni un professore e i suoi studenti detenuti raccontano come la privazione della libertà possa trasformarsi in un’opportunità di crescita interiore.
Il film mette in luce l’importanza del confronto e del dialogo come vie di fuga dalla prigione mentale.
Il conflitto familiare e la condizione di eredità del carcere sono al centro di Siama a’ mmare, – Istituto Ucciardone di Palermo che racconta il dramma di una condizione che si tramanda di padre in figlio. Ma l’amore emerge come una forza capace di ricomporre le fratture e restituire speranza. Il film esplora le dinamiche familiari e la possibilità di cambiamento attraverso il legame profondo di affetto.
La rassegna si conclude con Sogni– Casa Circondariale di Velletri, che esplora il confine tra realtà e incubo, un tema ricorrente in molti dei film proiettati. Il carcere, con la sua fisicità e le sue limitazioni, diventa una minaccia per ogni sogno. Ma nonostante tutto,
la forza interiore dei protagonisti riesce a preservare quel briciolo di speranza, anche nelle circostanze più difficili.
L’arte si conferma come strumento di cambiamento e di redenzione, capace di attraversare i confini degli Istituti di pena e di restituire dignità e voce a chi spesso viene dimenticato.
Prossimo appuntamento con Voci dal Carcere: martedì 12 novembre, Cinema Moderno, Sala 4, ore 18:00. Ingresso gratuito.
- B-Hop è tra i media partner del MedFilm Fest





















