di Daniele Poto – Si è chiusa ieri al Maxxi una riuscita XXX edizione del MedFilm Festival 2024. E il caso ha voluto che l’ultima pellicola proiettata fosse proprio quella che si aggiudicata il prestigioso Premio Amore e Psiche, il trofeo più ambito in palio in capo a undici giorni di manifestazione.
Les Fantômes (I fantasmi) di Jonathan Millet, co-produzione franco- tedesca-belga, fresca di uscita digitale, sta strappando consensi, entra nella distribuzione ufficiale dei cinema italiani e vanta accrediti per entrare nella rosa delle opere europee candidate all’Oscar.
Cammino veloce e fecondo per l’opera prima di fiction di un regista che si è cimentato con una storia vera e con un argomento intricato soprattutto dal punto di vista eurocentrico, facendo centro con una sceneggiatura elaborata e puntuale.
E’ la storia di un ossessione spionistica di Hamid, un profugo siriano che è in cerca di miglior vita nel vecchio continente ma anche di una possibile vendetta nei confronti di un torturatore del regime di Assad.
Tra Francia e Germania, con un salto a Beirut per rifornire la madre di medicinali anti-dolorifici, il protagonista (ben rappresentato dall’intenso attore Adam Bessa) pedina il presunto criminale entrando nella sua vita e casualmente viene chiamato al suo tavolo da pranzo per lo spunto di una possibile amicizia.
La cospirazione del suo network, che lo rifornisce di motivazioni e di soldi, ne fa inquietante testimone e possibile carnefice.
Dunque il film si vive come un giallo per il possibile sviluppo finale, l’esecuzione del malvagio. Ma la realtà è molto più dialettica.
Il professore di letteratura è incerto sul da farsi e si rende conto della portata progressivamente sempre più paranoica della propria ricerca della verità. C’è una foto della possibile vittima che non restituisce certezze.
La capacità del regista è quella di instaurare un clima di tensione propria di un thriller
anche se l’unico sangue che scorre è quello di Hamid che si becca una coltellata nel tentativo di evitare un gesto avventato di una sua collega, smaniosa nel voler regolare subito i conti.
La colonna sonora di Yuksek ben asseconda lo stress spionistico. Premio in definitivo meritato per una storia di diaspora e di migranti che ben documenta le inquietudini di uno dei tanti Paesi in fermento del mondo diviso.
Ambiguità e incertezze lastricano il cammino di una possibile verità che porti a una sentenza. Uno dei momenti più struggenti nella vita psichica del protagonista è l’ascolto dettagliato delle torture in cui sono incappati i propri connazionali e proprio per mano del possibile carnefice.
Si gioca su un’identità che non è solo quella di un criminale ma di tutti quelli che hanno forzosamente dovuto lasciare la propria terra e non ritrovano un proprio convincente ruolo in Europa.
E’ stata proprio la direttrice artistica del MedFilm Festival Ginella Vocca al Maxxi a chiudere idealmente la manifestazione serrando in un grande abbraccio l’abbondante pletora di collaboratori che hanno contribuito al successo dell’evento. “Ma stiamo già lavorando per la prossima edizione..”, il promettente annuncio.
- B-Hop è tra i media partner dell’evento





















