di Cristiano Maria Raffaele – Accordare un pianoforte è un mestiere antico. Un’arte fatta a mano che ormai in pochi conoscono.
È un lavoro di nicchia, come quello del liutaio o del restauratore. Eppure insegna una cosa che oggi serve a tutti:
crescere vuol dire imparare ad accordare.
Un pianoforte è una macchina imperfetta. Ha uno scheletro in ghisa che regge venti tonnellate di tensione. Dentro ci sono più di duecento corde d’acciaio. Il punto è questo: il pianoforte è uno strumento disarmonico. Vuol dire che le sue corde non suonano come dice la matematica.
Gli armonici sono un po’ più alti della nota base. Per questo il lavoro dell’accordatore è un’arte. Non cerca la perfezione. ù
Cerca un equilibrio nella curva di disarmonicità.
“Stira” l’accordatura. Tira gli acuti un po’ verso l’alto e i bassi un po’ verso il basso. Così, all’orecchio umano, tutto suona giusto.
L’accordatore si siede in silenzio. Usa solo una chiave e il suo orecchio. Il suo compito non è togliere i battimenti. È gestirli su quella curva. Le quarte e le quinte devono battere lente. Una quinta, come Do e Sol, batte lenta. È la base solida, come la fiducia in una relazione. Una quarta, come Do e Fa, batte lenta anche lei.
È l’equilibrio che cerchi ogni giorno.
Le terze maggiori, come Do e Mi, battono più veloci. Le seste e le decime ancora di più. L’accordatore non forza. Distribuisce la tensione. Fa in modo che nessun battimento sia troppo fastidioso. Così il pianoforte suona bene ovunque.
Ogni pianoforte ha la sua curva e ogni artigiano la ascolta e la rispetta.


C’è un momento che pochi vedono: prima di toccare una corda, l’accordatore ascolta il pianoforte com’è, suona gli estremi e sente quanto è calato. Ogni stanza, ogni stagione cambia la tensione del legno. Un pianoforte in una casa umida di Roma a giugno suona in modo differente rispetto ad uno in una baita a gennaio.
Analogamente, anche l’uomo cambia con le stagioni della vita. Un lutto, un figlio, un trasloco: tutto sposta la sua curva.
L’accordatore bravo non inizia dalla teoria, inizia da dove sei oggi. Accordare è un atto di presenza, non di pretesa.
Accordare un pianoforte, oggi, è un mestiere raro. Viviamo veloci, vogliamo tutto perfetto e subito. Ma la crescita vera è artigianale. Anche noi siamo disarmonici. Abbiamo parti che non combaciano. Difetti, paure, cose che non sono lineari.
Crescere non vuol dire eliminare tutto, vuol dire trovare la tua curva, vuol dire “stirare” un po’ la tua vita per farla suonare bene, anche con le imperfezioni.
Le tue quarte e quinte sono le cose importanti: la famiglia, il lavoro, la salute. Devono battere lente, devono darti stabilità. Se le tiri troppo, si spezzano. Se le lasci troppo lente, stonano.
Le terze e le seste sono i progetti, le passioni. Possono battere più veloci, sono il movimento. Ma tutto deve stare in equilibrio sulla tua curva.
E poi c’è la manutenzione. Un pianoforte non si accorda una volta per sempre. Dopo un concerto, dopo un trasloco, dopo sei mesi di umidità, va ripreso. La chiave torna in mano.
È lo stesso per noi: non basta una grande decisione presa a vent’anni. La vita ti sposta i piroli, le abitudini si allentano, i valori si scordano se non li risenti.
Crescere è tornare a sedersi, ogni tanto, e chiedersi: “Questa nota che sto suonando, è ancora intonata con chi sono adesso?”
Per questo serve silenzio. Nessun accordatore lavora con la radio accesa.
Anche tu hai bisogno di cinque minuti al giorno senza rumore. Lì senti se la tua vita sta “stirando” troppo gli acuti o i bassi. Lì decidi dove girare la chiave e nel silenzio scopri una cosa: alcuni battimenti non vanno tolti, sono la firma del tuo strumento.
Un vecchio Steinway ha un carattere diverso da uno Yamaha nuovo. Il tuo modo di ridere, le tue cicatrici, il tuo passo: sono le imperfezioni che ti rendono riconoscibile. Accordare non è omologare ma esaltare il tuo timbro, saper crescere. È accettare che sei disarmonico e in questa dimensione trovare equilibrio. Con calma. Con ascolto. Come un bravo artigiano.
L’importante è avere la chiave in mano e la voglia di cercare la tua armonia.
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