di Emanuela Arabito – Il regista Kamal Aljafari, palestinese, autore di With Hasan in Gaza, presentato venerdì al MedFilmFestival, sa cosa significa riappropriarsi delle proprie immagini.
“L’anno scorso – racconta – ho trovato questi tre MiniDV del 2001, che erano rimasti per anni nei cassetti e ho potuto rivedere Gaza, le persone vive. Quel materiale mi è sembrato una testimonianza unica, vedevo la vita e non quello che stava accadendo. A Gaza nel 2001 c’era già l’occupazione e la vita nella Striscia era già una prigione a cielo aperto, ancor più dopo la Seconda Intifada . E vedere come quelle immagini sopravvivono alla storia significa che il popolo palestinese non sarà mai cancellato…”
Cosa può fare il cinema, cosa può fare oggi un film su Gaza? Lo ha spiegato il regista in sala al pubblico del MedFilm Festival: “Ripetere le immagini strazianti che arrivano quotidianamente da quei posti? No, non volevo. C’è coincidenza fra il cinema e la vita. Questo materiale l’avevo completamente dimenticato, per anni non lo avevo visto. Ma mi sono subito reso conto che non potevo assolutamente editarlo, montarlo.
Quelle immagini sono riuscite a catturare la vita stessa, sconfiggendo il rischio della cancellazione a cui siamo sottoposti. La scelta di lasciarle così come sono è profondamente politica, perché conservano la memoria di qualcosa che non può essere tagliato, rimosso, cancellato. Filmare tutto, filmare sempre, con la videocamera sempre accesa”.


Solo così, dice, si può restituire un materiale d’archivio prezioso, di un luogo e un tempo che non ci sono più.
E’ un film “tosto”, quello di Aljafari, ma anche un film di incontri, con tanti volti, e tanti bambini che chiedono di essere filmati
così – ripetono – “avrò una foto”. C’è una poeticità drammatica, la voglia di stare insieme, giocare a carte, bere un caffè.
E’ anche un road movie: il racconto della ricerca da parte del regista di un ex compagno di cella conosciuto nell’89. Hasan gli fa da guida, attraversando la Striscia in auto da nord a sud, fra avamposti militari israeliani da cui arrivano quotidianamente spari e “shrapnel”, schegge – un bambino si offre per mostrare al regista una che ha colpito il giorno prima la finestra di una casa, nei vicoli stretti dove gli abitanti non vivono più, costretti ad affollare le tende nei campi profughi, fra rovine e macerie dappertutto.
Ed è un road movie anche per la libertà della forma del racconto, come risposta all’oppressione, all’assedio che circonda tutti e li stringe in una morsa.


With Hasan in Gaza è un documento: un filmato allo stato grezzo, intatto, quasi amatoriale, rimasto nella condizione originale in cui è stato girato, non ci sono volutamente tagli e le immagini sono spesso fuori fuoco, quasi come se le lacrime impedissero, ogni tanto, di vedere bene. Forse anche per questo, nei titoli di coda, il regista scrive: “E’ il mio primo film, che non ho mai fatto”.
Queste cassette, conclude Kamal di fronte al pubblico del MedFilmFestival, sono venute alle luce esattamente nel momento in cui ce n’era bisogno. “Questo materiale ha un senso autentico, per questo non ho tagliato.
Perché ho scelto la vita, per sconfiggere la nostra cancellazione.
Se avessi tolto qualcosa, avrei fatto una seconda cancellazione. Queste immagini grezze sono una testimonianza unica. Sono un segno di vita.
E vogliono essere un segno di speranza”.
* B-Hop è media partner del MedFilm Festival
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















