di Margherita Vetrano – Giovedì 19 novembre esce nelle sale 40 secondi, il film del regista Vincenzo Alfieri che ricostruisce l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo di origini capoverdiane ucciso il 6 settembre 2020 durante un pestaggio a Colleferro (Roma).
Tratto dal libro di Federica Angeli, 40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza, il film ripercorre gli eventi che hanno portato alla morte del ragazzo.
Quella notte, riuniti davanti ad una discoteca, un gruppo di ragazzi esagera, discute, si arrabbia e la scena trascende all’arrivo dei fratelli Bianchi. Violenti ed alterati, i gemelli infieriscono su Willy, chiamato a far da paciere, che perde la vita, sotto i loro colpi.
Il fatto di cronaca che sconvolse l’opinione pubblica, accendendo un faro sulla violenza giovanile e il deserto della provincia, rivive nel film di Vincenzo Alfieri.
Premiato alla Festa del Cinema di Roma 2025 con il Premio Speciale della Giuria, il film è una ricostruzione analitica dei fatti, analizzata individualmente dal punto di vista dei protagonisti.


Maurizio, Michelle, Lorenzo, Federico, Cosimo e Willy, sei storie raccontate in soggettiva che non assolvono nessuno. La voglia di scappare, il bisogno di restare, la ricerca dell’amore e la fuga dalle relazioni tossiche, facce della stessa medaglia, avvitate tra loro e intrecciate in un solo destino.
Ragazzi diversi eppure tutti uguali che cercano la propria strada.
Una strada che non porta alla salvezza. Non si salva chi vuole una vita tranquilla e nemmeno chi ha scelto di vivere al massimo. Nessuno è al sicuro.


40 secondi racconta gli ambienti fatti di persone. La casa piena di amore di Willy e quella che trasuda violenza di Lorenzo e Federico. Attraverso la descrizione delle famiglie racconta di loro e ne traccia a lunghe pennellate la storia, in pochi fotogrammi.
Il film rimanda l’interrogativo sotterraneo se sia possibile sfuggire al proprio destino e se, con una storia diversa, le persone possano essere diverse.
La domanda serpeggia e cade sul personaggio secondario del professore, interpretato da un dolente Sergio Rubini. Sta a lui schierarsi, ripudiare la calma apparente dell’ignavia e rifiutare la sorda accettazione della violenza che si siede alla sua tavola.
Il suo personaggio chiave, fatto di riflessione e ponderatezza incarna l’emotività dello spettatore. Lui che scopre l’orrore in casa, quando sembra non avere alternative, sceglie. Sceglie di non tacere e non voltarsi dall’altra parte.
Il professore è uno dei tanti padri coinvolti nella vicenda. C’è l’ ex-pugile, padre di Lorenzo e Federico, gloria decaduta e rabbiosa; il carabiniere interpretato da Francesco di Leva che interviene per primo sulla scena e mette in salvo il proprio figlio.
C’è anche il padre di Willy che non c’è più e che con la sua assenza ne ha forgiato il carattere. Forte, protettivo, determinato; punto di riferimento per la sua famiglia e per gli amici.


L’arrivo di Willy, giacca bianca e faccia pulita, esplode nel film come una luce di speranza. Luce spenta in 40 secondi dalla furia omicida dei fratelli Bianchi.
Non è un film ma è vita reale.
Ritmo incalzante e immagini rarefatte, raccontano la notte sudata del 6 settembre 2020. Ragazzi che ballano, alzano il gomito, scherzano, in un’escalation di rimbalzi ed equivoci che innescano la miccia dell’ultraviolenza.
Willy ha un futuro, lo costruisce con coraggio e determinazione difendendo le sue idee. La sua presenza viene richiesta dai compagni in difficoltà che vedono in lui l’unico in grado di riportare la pace. Non doveva essere lì ma interviene sicuro di poterli aiutare, col dialogo e il suo carisma.
Suoi alter ego, Lorenzo e Federico, simbiotici, violenti, spietati, irrompono sulla scena con una furia omicida che non lascia scampo. Anche loro chiamati ad intervenire ma estranei ai fatti.
Destini che s’incrociano, spinti da diversi venti.
La sceneggiatura di Giuseppe G. Stasi prova ad assolvere tutti ma quello che rimane è il corpo di Willy, a terra, scosso dagli ultimi spasmi. E grida, di dolore, rabbia e paura che echeggiano nella notte afosa.
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