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Home Primo Piano

Le nascite al tempo del coronavirus: mamme in cuffia e mascherina, papà in videochiamata

di Giulia Segna
28 Marzo 2020
in Primo Piano, Se ne parla
Tempo di Lettura: 7 mins read
39 2
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(di Giulia Segna) – Livia è un’infermiera pediatrica, ha 25 anni e ha iniziato da poco a lavorare in una clinica di Roma. La situazione, racconta a B-hop, “fa spavento, è surreale: mascherine, guanti, cuffie, distanza di sicurezza, paura di contagiare, terrore di essere contagiati”. Per fortuna, però, ogni giorno si registrano tante nascite: la vita continua, nonostante tutto.

Il personale medico italiano è un’eccellenza mondiale in campo sanitario e, mai come adesso, in pieno allarme coronavirus, sta dimostrando enorme coraggio e professionalità.

Qualche giorno fa il direttore del dipartimento emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che i medici e gli infermieri del nostro Paese stanno compiendo un vero miracolo.

Livia, giovane infermiera pediatrica, è una di loro. Impiegata presso una clinica romana, vive in prima persona l’emergenza.

“Non ho mai lavorato in condizioni come queste: a chiunque varchi la soglia d’ingresso – spiega Livia – è misurata la temperatura, dai medici ai pazienti, dagli addetti alle pulizie agli amministrativi, tutti indossiamo sempre mascherina, guanti, cuffia e abbiamo l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza per ridurre la possibilità di contagio. Facciamo tutto il possibile, come sempre, per salvare vite e soccorrere chi ha bisogno, ma lo stress fisico e psicologico si fa sentire”.

Pur volendo mantenere calma e lucidità, negli ospedali oggi si respira un’aria diversa, densa di ansie e incertezze. Tutti i pazienti sono trattati come possibili “Covid19 – positivi”, comprese le donne incinte.

Così, la paura di partorire e l’agitazione di diventare mamma, si sommano all’angoscia del coronavirus. Ma è proprio in momenti difficili come questi che gli operatori sanitari sanno mostrare, ancora più del solito, umanità ed empatia.

“Uno degli episodi più toccanti”, racconta Livia, “è accaduto proprio la notte scorsa. Alla fine di un parto la neo mamma, coperta dalla mascherina, ha detto: non riuscite a vedermi ma sto sorridendo. Lo so, le ha risposto commossa l’ostetrica, lo capisco dai tuoi occhi, sono pieni di luce”.

Tutte le donne, prima, durante e dopo il parto, compreso l’allattamento, devono indossare cuffia e mascherina, e sono tenute sotto controllo dal personale sanitario.

Livia, infermiera pediatrica

Fisicamente più lontane, ma con il cuore più vicine.

“Vogliamo tranquillizzare le donne che partoriscono qui, soprattutto adesso, cerchiamo di trasmettere loro la nostra vicinanza professionale e umana”.

Il coronavirus sta facendo accadere scene tragicomiche nella clinica di Livia: “I papà, non potendo assistere al parto perché troppo rischioso, aspettano con ansia in corridoio, tutti bardati, brandendo felici i cellulari, in videochiamata con amici, parenti, nonni, conoscenti, zii, vicini di casa. Una condivisione virtuale con decine di persone contemporaneamente; in condizioni di normalità non accadrebbe. Facce sorridenti sugli schermi dei telefoni, grida di gioia che rimbombano nei corridoi. É una sensazione incredibile! Assistere ad un parto è sempre bello ma queste circostanze così anomale mi fanno provare una contentezza travolgente, come mai prima”.

Se le emozioni sono più intense tra i medici e gli infermieri come Livia, lo stesso vale per i neo genitori.

“Sta capitando spesso in questo periodo”, prosegue, “che le mamme e i papà, prima di lasciare la clinica o poco dopo essere andati via, tornano per regalarci dei piccoli pensieri come le bomboniere, in segno di gratitudine”.

L’ultima volta l’hanno salutata dicendole: “Grazie, non ti dimenticheremo mai. Non solo perché hai fatto nascere nostro figlio ma perché ci sei stata accanto in questo momento così complicato”.

Nella tragicomicità del periodo rientrano anche tutte le volte in cui Livia, assunta da poco, continua a presentarsi agli stessi colleghi più volte, commettendo gaffe imbarazzanti. Sono tutti più coperti del solito, quindi non riesce ad associare le voci ai volti e fa fatica a distinguere gli uni dagli altri.

Lo stesso vale per lei che, tutta bardata, è irriconoscibile. Non vede l’ora di potersi togliere la mascherina e presentarsi a tutti come si deve, ma sa che dovrà avere un po’ pazienza ancora, poi potrà dedicarsi alle “public relation” tra colleghi.

I parti continuano a registrarsi numerosi in questa clinica di Roma, un dato che dà a Livia e ai suoi colleghi una carica positiva incredibile e rende evidente che, nonostante tutto, la vita continua. Letteralmente.

***

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Giulia Segna

Giulia Segna

Sono Project Coordinator nei settori ESG e DE&I: gestisco iniziative di inclusione sociale, rigenerazione ambientale e sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Sostenibilità è la parola chiave dei miei progetti. Nel 2023 ho conseguito un PhD in Intercultural Relations & International Management, in collaborazione con l'istituto di ricerca ICCM di Melbourne (Florida). Mi sono specializzata sul tema della Comunicazione Interculturale. Osservo, ascolto e prendo appunti sulla realtà che mi circonda: la vita è colorata di infinite sfumature ma per riuscire a vederle bisogna rallentare e concedersi il giusto tempo. Io B-Hop perché... pensare e diffondere positività è la chiave per vivere felici, tutte/i.

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