La piazza delle sardine a Roma: “vogliamo dignità e rispetto per tutti”

(di Agnese Malatesta) –  “Nun me’ sta bene che nno”.  Un cartello con un messaggio chiaro, deciso, ultimativo ai politici italiani dalle “sardine” romane: basta linguaggio violento, no al fascismo, no al razzismo. Sabato 14 dicembre, piazza San Giovanni, la piazza storica della sinistra, gremita di decine di migliaia di persone. Centomila. Da qui sembra ripartire una rinascita civica e politica; almeno così spera, chi è stato qui.  

Tanti giovani, ancora di più anziani, chi spera e sogna, chi non si rassegna. Sullo sfondo l’imponente basilica che accoglie, che pare osservare compiaciuta,  gruppi di amici, famiglie,  coppie e tante creatività a forma di sardine.

Sì, sardine di stoffa, di latta, di carta, di plastica; sardine fra i capelli, sulle giacche, in mano, esposte e sbandierate orgogliosamente.  Sardine natalizie, sardine collettive, sardine della pace.

Su tutto, colori e colori. Qua e là capannelli di gente che cantano ‘Bella ciao’ ma anche ‘L’inno alla gioia’ di Beethoven, l’inno ufficiale dell’Unione europea, e ‘El pueblo unido jamàs serà vencido’, simbolo della lotta contro la dittatura in Cile.

Non è nostalgia di passato ma energia e convinzione del futuro nel dire ‘noi ci siamo e voi, politici, non ci piacete, il vostro stile non ci piace’.

Salvini, il principale obiettivo. A dirlo, i tanti slogan in piazza. Dalla scontata ‘Roma non si lega’ a ‘Ho tanti difetti…ma almeno non voto Lega’, a ‘Roma non abbocca’ e ‘La storia siamo noi’.

E poi ‘Non siamo partito, siamo opinione pubblica’. C’è chi espone la Costituzione italiana e chi espone un cartello ‘Per te Liliana’, riferito alla senatrice a vita Liliana Segre.

Ilaria, in piazza con due amiche Giulia e Virginia,  tre sardine ventenni, dice: ‘Questo è un momento storico, mancano figure politiche di riferimento. La piazza dimostra che c’è una presa di coscienza e che noi giovani non siamo addormentati’.

“Per noi – dice a B-hop magazine l’organizzatore della piazza romana, il giornalista Stephen Ogongo – la cosa più importante era portare in piazza le persone. Siamo molto soddisfatti di questo risultato”.

“Vogliamo dire che il linguaggio politico va cambiato. Non vogliamo un linguaggio violento e razzista. Siamo per la dignità umana”.

Cosa cambia da ora in poi? “Per ora lanciamo un messaggio alle istituzioni e a chi è a capo di movimenti e partiti. Devono capire che siamo stanchi. Questa piazza parla, va colto il suo messaggio”. I partiti vi hanno contattato? ‘No nessun contatto’.

In mezzo alla piazza passa una sardina multicolore gigante che recita: ‘Sleghiamoci’. Sembra dividere la folla. E’ solo un attimo. Tutto si ricompatta spontaneamente. Come le sardine nel mare.

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Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.
Agnese Malatesta
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Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.