#iorestoacasa. E come d’incanto l’aria è pulita e la strada senza rumori

12(di Massimo Lavena – disegni di Francesca Sanna) – #iorestoacasa ovvero: piccole coccole quotidiane per sopravvivere a sé stessi.

Giorno 3 – Stasera l’aria è fresca

Adesso che ti hanno consegnato il computer con tutti i codici anche tu fai parte del mondo dei lavoratori in remoto, o smart workers, o lavoratori da casa o come caspita volete chiamarli.

Non sei indispensabile in ufficio e con le tue patologie ti chiedono tutti “come stai?” ma vorrebbero dirti “ma quando vai a casa?”. E tu ci sei a casa, ci sei venuto da solo, hai preso ferie, perché avevi anche un po’ di sana paura. Oggi è il giorno 3 ufficiale da quando ti è stato detto di stare a casa, e l’inizio del lavoro un po’ riempie quel vuoto cosmico che la solitudine ti offre a piene mani.

Hai aperto la porta di casa perché sentivi strano, cioè, in realtà non sentivi nulla. Silenzio. Una sorta di ovattata serenità che arriva lenta e soffice dalla strada. Già, la strada non produce rumore. Non produce puzza. Non senti il rullio continuo degli pneumatici sull’asfalto; non odi vociare convulso con epiteti subumani e minacce di evirazione e violenze un tanto a curva; non senti clacson sparati come se si dovesse spargere la propria superominità.

Ma dopo il silenzio, reale nella sua irrealtà, naturalmente inizi a sniffare, sì, manca quel guano nell’aria che ti riempie narici e gola, che ti regala il raschietto: come d’incanto non senti il puzzo dei gas di scarico, come se si fossero ammalati tutti di un Coronavirus a loro dedicato.

#iorestoacasa @FranSanna 2020

L’aria è pulita, perché noi umani non la appestiamo. L’aria è pulita e ti accorgi che dal giardinetto sotto casa sale profumo d’erba (che non è l’effluvio delle canne del figlio della signora del primo piano), riconosci l’odore della terra dopo che si è bagnata con gli irrigatori: intorno a te è un ribollire di odori e puzze e profumi che tra loro si rispettano e integrano. ma soprattutto ti accorgi di come tutto, ma proprio tutto abbia un suo odore.

Ci sono il profumo del soffritto e quello del sapone di Marsiglia che si mischiano. Non è che non lo sapessi ma il tanfo innaturale dello smog tutto copre ed annulla in un miasma al quale ci si abitua tristemente, inerti.

Ora spalanchi ben bene la finestra e ti sporgi quasi a voler entrar tu nell’aria per farti inglobare e possedere dai profumi e dagli odori, e ti siedi, sorridendo ad occhi chiusi, mentre dal tuo vecchio giradischi Geloso esce una canzoncina di Goran Kuminac…

#iorestoacasa

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Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.