Il delitto delle riviste scomparse (dagli studi medici e dai parrucchieri)

(di Massimo Lavena) – Ci si potrebbe intitolare un romanzo di cronaca nera: “Il delitto delle riviste scomparse“. Ma, avete notato che negli studi medici son sparite le riviste dalle sale d’attesa?

Certamente per motivi igienici e l’esperienza che ancora stiamo vivendo del virus corona ha certamente ampliato la progressiva scomparsa di settimanali e mensili di varia umanità a disposizione dei pazienti: che non potendo andare dal medico e sostare in attesa ancor meno si dedicano alla lettura estemporanea di giornali il più delle volte vecchi di qualche settimana se non di anni.

Oggi tutti, poi, siamo dotati di cellulari che fanno tante cose, e quindi leggiamo sui piccoli schermi o smanettiamo con giochi e chat e social e non ci stacchiamo dai nostri tasti per leggere vicende amorose di qualche implume leggiadra fanciulla di speme regale impalmata dal palestrato di turno, o delle ricerche affannose di un regolamento di conti tra Al Bano e Romina avvenuto qualche anno fa.

Perché diciamocela tutta: in questo thriller sociologico, se c’è stato un killer è sicuramente lo smartphone: ma stiamo parlando di un omicidio segnato da tempo per consunzione, malattia senza guarigione di un rito pagano che negli anni si è sempre più affievolito.

Leggere in sala d’attesa ha sempre significato estraniarsi da eventuali dialoghi con più o meno illustri sconosciuti.

Ma c’era un fascino perverso nel giocare anche, quando capitava di tornare frequentemente in uno studio professionale, controllare se quel numero di “Oggi” di tre anni prima fosse ancora a disposizione, e con la copertina, o fosse stato sostituito da una più recente “Vita da sub” di pochi mesi prima, che pubblicizzava una splendida escursione nei mari del Madagascar per l’estate precedente a quel giorno che capitò nelle vostre mani.

Quale memoria viene fuori al pensiero di cosa volesse dire aspettare: è un fenomeno vecchio, che negli anni si è vieppiù velocizzato. Dai barbieri non si trovano più perle editoriale come “Cronaca vera” o i fotoromanzi.

Dai medici gli abbonamenti ai vari Oggi – Amica – Donna Moderna – Famiglia Cristiana –  Messaggero di Sant’Antonio – Casa Moderna – Novella 2000 sparivano, non venivano rinnovati ed i singoli numeri venivano lasciati morire di consunzione, tra bordi pagina stropicciati dalle dita leccate dei lettori, o qualche pagina strappata, magari per la ricetta del famoso Timballo abruzzese.

Ogni tanto dai dentisti si trovavano orrorifiche riviste incomprensibili di implantologia, che tra le urla del paziente sotto i ferri ed il rumore dei trapani di certo non rendevano l’attesa più lieve.

Dalle parrucchiere l’abbassamento del livello culturale e morale dei cosiddetti vips ha annacquato la qualità delle riviste di gossip, e non era difficile trovare nel fondo del portariviste qualche cosa che ancora parlasse di Soraya e Marilyn Monroe.

Oggi resistono i professionisti che voglion far colpo sul cliente: ed allora si troveranno vecchi numeri di riviste di cultura la più diversa, da quelle del turismo o quelle dei Lions e del Rotary, così per darsi un tono, magari affiancate dalle riviste del Diner’s Club o dalla patinatissima “Case belle nel mondo”.

Immancabili le riviste da gourmet stile “Mangiarbene mangiarsano” o “La cucina italiana”, che però son oggetto di continui tentativi di furto.

Un altro tipo di vittima del “delitto delle riviste scomparse” sono i malati di automoto, che piazzano nei propri studi annate di nuove uscite vecchie di 5 anni, salvo, ogni tanto, rendersi conto che la collezione si dimezzava progressivamente, ed esser quindi costretti o a sostituirle o a toglierle del tutto.

Eppure ancora ci sono dei rari angoli di umanità, nei quali fa piacere entrare e chiacchierare, sfogliando una rivista in attesa del clistere o della permanente in stile afro-jamaicano.

Quei piccoli bar che mettono a disposizione la Gazzetta dello sport o il quotidiano locale, il barbiere prossimo alla pensione che ancora offre, oltre alla lavanda after-shave con quel profumo antico, una copia, o forse due, del Guerìn Sportivo, e il giornale delle corse dei cavalli.

E magari capita, che nel salone per signora di Michele si possa leggere, dall’ultima copia uscita in mattinata, della nascita del figlio di una ex del Grande fratello. No, non di Soraya, purtroppo.

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Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.