Perché il 2020 sarà un anno da ricordare (anche per cose belle)

di Patrizia Caiffa – Pensate che il 2020 sia stato un anno da dimenticare? Ieri sera in una diretta streaming ci è stata rivolta questa domanda. La risposta poteva sembrare scontata, condivisa e ineluttabile. Invece tutti abbiamo detto: no. Perché nonostante tante sofferenze e fatiche non ancora finite, sarà un anno da ricordare. Perché c’è stata una ricchezza di vita, solidarietà e bellezza inesauribile. E chi ha voluto – o potuto – è riuscito a coglierne le opportunità o a trasformare le difficoltà.  

E’ fuor di dubbio che sia stato un anno triste e duro per i lutti, le persone che si sono ammalate gravemente o che hanno perso un familiare a causa del Covid-19, per i lockdown, le perdite di lavoro ed economiche, le restrizioni alla libertà,

Finché la malattia, la perdita e il dolore non ci toccano personalmente è innegabilmente più facile guardare ai fenomeni con distacco e riuscire a valutare perfino gli aspetti positivi. Con tutto il rispetto e la comprensione per chi oggi sta ancora soffrendo

è però un buon esercizio mettere in evidenza anche l’altra faccia della medaglia, il lato di luce che sempre fa da contraltare all’ombra.

Solo che è meno visibile, è di minore impatto mediatico ed emotivo per le famigerate modalità che rendono spesso l’informazione tossica.

Il bilancio di fine anno del lavoro di B-hop magazine, questa piccola fiammella nell’oscurità, lo documenta e dimostra.

street artist di quartiere a Roma, Villa Bonelli (la rana è il logo B-hop) – © P.Caiffa

Perfino nel 2020 siamo riusciti a raccontare gli aspetti belli e solidali di questo anno difficile e faticoso per tutti. La nostra testata, diventata poi anche associazione, è nata sei anni fa per dare fiducia alle persone quando pensavamo che fossimo già nel picco della crisi socio-economica in Italia.

Non avremmo mai immaginato che ci saremmo trovati a vivere un 2020 così, con una crisi così ampia, universale e multidimensionale.

Tant’è che all’inizio del primo lockdown a marzo ho rilanciato l’appello della nostra mission alla comunità dei b-hoppers – i giornalisti, gli autori, i soci, gli amici –, la vera anima e il valore aggiunto di questo progetto, insieme ai lettori che ci seguono e ci sostengono con piccole e grandi donazioni e che ringraziamo.

Per scoprire chi sono gli autori che mettono a disposizione generosamente professionalità e tempo libero, dovete arrivare in fondo ad ogni articolo, dopo la newsletter, e leggere la loro biografia. Vi verrà voglia di scoprire tutti gli articoli che hanno scritto.

Un bel gruppo di persone unite, motivate e appassionate, che hanno accolto con entusiasmo il mio invito a dare con più forza il contributo per cui siamo nati, ossia trasmettere bellezza, fiducia, resilienza e consapevolezza ai nostri lettori.

street artist di quartiere a Roma, Villa Bonelli – © P.Caiffa

Cercare le storie minime non ancora raccontate, quelle che fanno meno rumore del famoso albero che cade. Proporre riflessioni interessanti e incoraggianti per crescere e trarre insegnamento dalle difficoltà.

E le storie si sono fatte trovare facilmente, ci sono cadute addosso dall’esterno o le abbiamo fatte uscire allo scoperto dai meandri della nostra interiorità messa a dura prova.

Perché questo è stato proprio l’anno in cui avevamo tutti più bisogno di belle notizie, di vere e proprie boccate d’ossigeno (la metafora più adatta).

Nei mesi del primo lockdown da marzo a maggio, complice la mancanza di altri stimoli, distrazioni e impegni, abbiamo avuto un aumento di lettori pazzesco, in media del 600%, segno che della nostra informazione c’era estremo bisogno. E’ stato curioso vedere, al contrario, come i diagrammi di Google Analytics scendessero di nuovo con la riapertura, a giugno, per attestarsi poco sopra i livelli consueti. Si era tornati alla quasi normalità.

street artist di quartiere a Roma, Villa Bonelli – © P.Caiffa

Impossibile riassumere tutte le storie fantastiche che abbiamo incontrato e raccontato in quel periodo e anche dopo. Potremmo forse catalogarle in varie categorie, che si intersecano tra di loro:

LA SOLIDARIETÀ’. Le tante iniziative sanitarie e sociali grazie a migliaia di associazioni del terzo settore e ai 157.000 volontari del lockdown, le spese solidali, le raccolte di cibo e fondi da singoli e aziende, le linee telefoniche e le videochiamate in aiuto agli anziani e alle persone sole.

Mai si era vista così tanta solidarietà in Italia.

LA CREATIVITÀ si è espressa nei modi più diversi: gli artigiani e makers sardi che hanno ideato visiere in 3D per gli ospedali, le maschere da sub riadattate a respiratori, i cori, la musica e i film realizzati a distanza, i video e le foto divertenti su Whatsapp.

LA RESILIENZA di persone e di piccole e medie imprese, che hanno riconvertito le loro attività per adattarsi alle nuove sfide o hanno proseguito comunque. Come i due giovani palermitani che hanno avuto il coraggio di aprire il loro spazio di co-working ad ore appena finito il lockdown. Ci siamo anche mobilitati per una fabbrica di uova di Pasqua di Modena che rischiava di chiudere e invece, grazie alla diffusione della storia, è riuscita a vendere lo stesso i suoi prodotti. E per una giovane imprenditrice che sta facendo di tutto per salvare la sua scuola di danza e il suo beauty salon.

LE BUONE PRASSI come i zero contagi nelle case di riposo dell’Inps, gli “angeli in moto” che portano i farmaci a casa dei malati di sclerosi multipla, le cucine popolari di Bologna che offrono amicizia e relazioni ai poveri del Covid e non solo.

LE GUARIGIONI. Personalmente sono contraria al modo di descrivere la crisi con bollettini ansiogeni giornalieri e persone che diventano numeri. Sarebbe stato meglio mettere in evidenza le guarigioni. Noi abbiamo scelto di parlare, ad esempio, di Aniello, che è guarito dal Covid-19 dopo aver passato un lungo tempo in terapia intensiva e quando indossava il casco si sentiva “un astronauta”.

LE COCCOLE QUOTIDIANE. Oltre ai consueti consigli e recensioni di bei libri da leggere, audiolibri da ascoltare e film da vedere – grazie alle nostre brillanti penne -, abbiamo ideato la rubrica #iorestoacasa, con illustrazioni originali e consigli per sopravvivere all’isolamento con ironia e amore per sé stessi: scoprire la bellezza di cucinare, di un bagno caldo, dell’aria pulita e degli animali che si riappropriano delle città, di una danza tra le quattro pareti domestiche, di foto e video divertenti.

I CONSIGLI PER LA QUARANTENA. In tempi difficili è buono aiutare gli altri condividendo la propria esperienza di vita, che può essere di modello, ispirazione o esempio. Sono spuntati così decaloghi per mamme, genitori e figli, per aiutare le famiglie con disabili, per seguire le regole con ironia o festeggiare eventi, compleanni ed esami in maniera alternativa. O anche per prepararsi ad andare in vacanza in sicurezza.

LE BELLE PERSONE. Quelle sono ovunque intorno a noi, anche se nella frenesia e nello stress quotidiano emergono poco. Basta avere occhi per riconoscerle, chiunque può avere qualcosa di bello da condividere. Abbiamo trovato nonna Luisa a Modena, 86 anni, sano ottimismo e videochiamate. Sabrina, l’infermiera in reparto Covid madre di 4 figli. Il parroco che regala i pc ad una comunità di accoglienza per bambini  e tutti lo imitano. Due amiche che fanno un viaggio dalla Sicilia a Roma per incontrare altre belle persone del Sud che innovano e ripartono.

LA CONSAPEVOLEZZA. Non abbiamo voluto negare la durezza di quest’anno, che ha portato sofferenza di maggiore o minore intensità, fisica e psicologica, ha messo a nudo le nostre fragilità con emozioni intense come rabbia, tristezza e a volte depressione. E’ stato come ritrovarsi di fronte ad uno specchio implacabile per guardarci in profondità: davanti a noi la scelta se soccombere al vittimismo del piccolo ego o crescere e mettere a frutto questa esperienza. Nella rubrica “E-volver” che ci caratterizza, abbiamo perciò proposto riflessioni e consigli per curare il proprio benessere psico-fisico, centrandosi sulle proprie risorse interiori e prendendosi cura dei propri bisogni. Guardando alla situazione con ottimismo e positività, anche per alzare le nostre difese immunitarie.

LA RISCOPERTA DELLA NOSTRA ITALIA. Per tutti è state l’estate delle vacanze in Italia, in sicurezza. Come i tour operator che hanno riconvertito le loro mete anche noi nella rubrica “L’altrove“, dopo l’ultimo tuffo nella magia dell’India a febbraio, abbiamo raccontato le chicche e i luoghi nascosti del Bel paese, come il Teatro Andromeda in Sicilia, i giardini di Ninfa nel Lazio, il borgo di Rasiglia e La Scarzuola in Umbria, i musei delle etichette del vino e della rana nelle Marche e così via.

E poi abbiamo lanciato un appello alla tv pubblica perché mandasse in onda al mattino programmi di ginnastica e intrattenimento culturale mirato per gli anziani. Abbiamo realizzato un video-contest su “Il bello della ripartenza”, dove ha vinto un bravo artista. E tante persone ci hanno contattato proponendoci uno scritto da pubblicare con le loro storie a lieto fine.

street artist di quartiere a Roma, Villa Bonelli – © P.Caiffa

Se il primo e secondo lockdown hanno costretto anche noi a bloccare le iniziative associative di raccolta fondi che avevamo programmato, siamo riusciti però ad organizzare un corso on line di giornalismo costruttivo. In questi giorni stiamo pubblicando gli articoli delle partecipanti, il tema è ovviamente la Bellezza. E presto andremo anche nelle scuole romane, per laboratori della positività e Tg delle buone notizie in collaborazione con la rete Mezzopieno.

Ma uno dei gesti più belli, rimasto invisibile perché la situazione è ancora in sospeso, riguarda Fabiola e la sua battaglia per riconquistare un po’ di autonomia. Lei a letto, da sola, in ospedale, può solo ascoltare. Un giorno – speriamo presto – racconteremo nei dettagli questa storia: intanto ognuno di noi, tramite la mamma, le ha mandato messaggi vocali con parole di incoraggiamento e la lettura dei nostri articoli.

Per il resto continuiamo con la nostra mission, cercando di presentare le situazioni, anche problematiche o drammatiche, offrendo soluzioni e punti di vista costruttivi. Si può anche denunciare ciò che non va bene, certo, ma per cambiare la realtà. Storie come il centro antiviolenza che si vuole costruire a Pineta Sacchetti, l’appello delle famiglie per far tornare i bambini bielorussi in Italia, la proposta di introdurre mascherine trasparenti a scuola.

O trovare il lato solidale o poetico in eventi drammatici come l’alluvione in Sardegna, con le nonnine 90enni che salvano il pecorino dal fango a Bitti. Gli aiuti umanitari dopo le esplosioni a Beirut ad agosto. Il progetto “Adotta un migrante” dell’attivista Nawal Soufi nell’inferno dell’isola di Lesbo.

O anche affrontare i lutti recuperando la memoria, con un sorriso dolce e nostalgico, come per le troppe persone che ci hanno lasciato quest’anno: Gigi Proietti, Paolo Rossi, Ezio Bosso, Maradona, Ennio Morricone…

Non pensavo, all’inizio di questo articolo, di scrivere così tanto. E ho citato a grandi linee solo alcune delle 260 storie che abbiamo prodotto anche quest’anno, un articolo ogni giorno feriale. 1110 in sei anni.

E visto che a questa conclusione arriveranno probabilmente solo i fedelissimi b-hoppers, regalo loro un po’ di numeri, meno importanti per chi ricerca in primo luogo il valore aggiunto delle relazioni e della qualità informativa ma di sicuro incoraggiamento in questi tempi di vanity metrics: 170.000 pagine visitate durante il 2020, oltre 100.000 lettori, con un aumento medio dell’80% rispetto allo scorso anno, +140% rispetto al 2018 e +220% rispetto al 2017. Tutto ciò senza ancora risorse da bandi pubblici, sponsor, pubblicità, né competenze specifiche commerciali, di web marketing, social, Seo, eccetera. Che però nei prossimi anni vogliamo implementare, perché è giusto crescere.

Non è poca cosa per chi ha scelto questa pazza forma di volontariato culturale che diffonde, in maniera quasi miracolosa, semini invisibili.

E’ con questo ricco bagaglio di esperienze e apprendimenti che ci prepariamo ad accogliere il 2021.

Certi che, se solo lo vorremo, potremo essere migliori. Per noi, per l’Italia, per il mondo. Un grande grazie a tutti i lettori che già ci conoscono e ai nuovi che verranno nel 2021.

Buon Anno!

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Patrizia Caiffa
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Patrizia Caiffa

Direttrice responsabile di B-hop magazine. Giornalista professionista, lavoro dal '98 all'agenzia Sir. Scrivo libri e viaggio (tanto) nel Sud del mondo. Curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me, ho voluto B-hop per portare bellezza, fiducia e consapevolezza nel mondo dell'informazione.