Cagliari, lo scrittore Francesco Abate regala libri e storie di vita a chi incontra per strada

(di Massimo Lavena) – A passo tranquillo in giro per strade di città, tra salite, piazze e giardinetti: ma anche incroci tra palazzoni di quartieri uguali a tutti i quartieri delle città moderne. Eppure per Francesco  “Frisco” Abate essere un distributore umano di libri è una esperienza che lo ha segnato per alcune settimane negli ultimi due anni: girare per Cagliari e per altre città e paesi della Sardegna a regalare libri a chi lo incontrasse per strada. Il percorso è stato comunicato sulla sua pagina Facebook, e via per le strade. E poi il miracolo: girato l’angolo c’è un saluto, un abbraccio, e magari un caffè preso al baretto, ed un libro passa velocemente di mano.

frisco torpignattaraL’esperienza di Francesco è espressione di una vita romanzata di un uomo che ne ha viste e fatte parecchie, e continua a farne: giornalista, romanziere, narratore, disk-jockey, padre, figlio, trapiantato. Tutti aspetti di un unicum che trascende dal semplice vivere ma che nella vita cercata, presa, rincorsa e difesa con le unghie e con il buon umore riesce a coinvolgere con le cose semplici, appunto come regalare un libro lungo strada.

Francesco ha anche uno sponsor, un altro distributore umano di libri, ma per interposta persona, un noto intellettuale cagliaritano, Gianni Filippini, che lo ha dotato di parte della sua grande libreria privata come fonte inesauribile di tomi da distribuire. Oltre ai libri privati di Frisco. Sono titoli i più vari, dalla filosofia alla saggistica storica e politica, dai romanzi alle poesie, ma sempre la cosa più esaltante è il sorriso, la risata di cuore che proviene da chi riceve il dono dalle mani del distributore umano di libri.

Perché Francesco distribuisce i libri con la leggerezza di quando faceva ballare la Cagliari danzereccia a colpi di hip-hop funky jazz soul: lui è un librifero, un annunciatore delle pagine scritte e stampate, dispensatore di quel profumo che hanno le librerie e le biblioteche, quel misto di carta, colla, inchiostro che tanto è seducente e che tanto penetra e resta nella memoria di chiunque lo inspiri almeno una volta con voluttà.

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Il progetto “donalibri”, le sue passeggiate,  è nato sulle pagine social, ma si è diffuso con l’umanissimo passaparola di chi ricerca, nelle cose semplici, quelle risposte che dalla vita, Francesco, ha forse ricevuto anche in eccesso.

Malato di una malattia che gli ha portato via presto il padre, oggi è alive and kicking trapiantato, vivo. Ha saputo trasferire nelle sue narrazioni quotidiane sui giornali e sui social network esperienze umane, familiari, spesso farcite di una cagliaritanità estrema (Cagliari è notoriamente malmostosa e stagnante, come tutte le città portuali dotata di una umoralità fatta di estremi che non incontrandosi fanno restare tutto sempre uguale), spesso legate agli eventi piccoli o grandi della società: sia che si trattasse di una festa con lui dietro la consolle dei giradischi in uno storico locale della movida cagliaritana, poi di lì a pochi giorni chiuso; sia dei ricordi del rapporto con la madre o delle rimembranze dei fatti più diversi della sua vita.

Tutto è sempre segnato dalla leggerezza che contraddistingue chi, per un motivo o per un altro, ha dovuto mettersi a guardare con attenzione il viso inquietante della Tetra Signora con la falce. Con la capacità di usare la parola come suono che accompagna il lettore su strade sempre diverse.

Quindi il confronto con la vita passa attraverso le vite di tante persone che con lui, in un modo o nell’altro, si son confrontate, che fossero danzatori scatenati, compagni d’ospedale, amiche bagnanti della madre o buttafuori analisti di storiche discoteche cagliaritane.

Ci sono tante storie che Francesco  narra e ha inserito nei suoi romanzi. Ama girare per le strade come ama incontrare persone. Come nel suo ultimo prodotto, “Mia madre ed altre catastrofi“, divertente e commovente resoconto del rapporto con la madre (divenuto anche uno spettacolo itinerante a teatro e un serial sul web, con puntate dirette da Peter Marcias e Piera Degli Esposti nel ruolo della mamma), o “Chiedo scusa“, autobiografica trasposizione del periodo pre e post trapianto di fegato.

Ma non è l’elegia dello scrittore che vogliamo fare. Vogliamo semplicemente dirgli grazie, perché, nella regione italiana con la più alta dispersione scolastica, regalare libri regala sorrisi e speranze. In attesa che ci siano nuove passeggiate, magari primaverili.

 

 

Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.