Esce oggi “I Liviatani”, black comedy di Riccardo Papa che ironizza sul perbenismo italiano

di Giulia Segna I Liviatani, black comedy diretta dal regista esordiente Riccardo Papa, è disponibile da oggi sulle piattaforme on demand.

La nobile famiglia dei Liviatani, solo apparentemente ordinaria e graziosa, vive di macabre abitudini raccapriccianti. Una denuncia pungente del perbenismo esasperato di certa borghesia italiana

@sibillamercuriphotography

Il percorso professionale per diventare regista non è semplice: lunga gavetta, molti “no”, tanti soldi investiti e mai tornati. Lo sa bene Riccardo Papa, 39enne napoletano, alla prima esperienza di regia di un film.

“Ho iniziato nel 2004 come assistente sul set”, spiega a B-hop, “e nel 2006 ho girato e autoprodotto il mio primo cortometraggio. Nel frattempo giravo per i festival cinematografici e partecipavo a corsi di formazione, fino ad arrivare a Roma dove ho frequentato il Master dell’Immaginario presso la Valter Casini editore”.

Piccoli lavori su commissione per gruppi musicali, enti territoriali, aziende; documentari e pubblicità; altri due corti autoprodotti, e poi l’incontro con Antonio Cardia, co-sceneggiatore dei Liviatani, collega visionario e amico.

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“Insieme abbiamo realizzato La fabbrica dei volti noti, un cortometraggio sperimentale che ha dato ottimi risultati, ha girato parecchio nei festival”. Da allora il nome di Riccardo Papa ha iniziato a circolare nell’ambiente, tanto da attirare l’attenzione della Play Entertainment che si è proposta di finanziare il suo primo film. 

Perseveranza e passione lo hanno ripagato di tanti sacrifici, per questo sente di consigliare ai giovani che sognano una carriera registica di insistere anche – e soprattutto – quando ci si sente persi, quando ci si domanda se è davvero la strada giusta, quando si incontrano persone che avanzano di carriera solo perché conoscono qualcuno che conta.

“Non credo nel talento innato, quanto piuttosto nel talento coltivato e alimentato costantemente. L’impegno, prima o poi, condurrà all’occasione giusta”.

I giovani di oggi hanno maggiori opportunità di accesso al cinema, basterebbe un buon telefono o una macchina reflex per girare un corto, sarebbe semplice poi caricarlo sul web in attesa che qualcuno noti il prodotto. Ma proprio perché tutto è molto facile, la concorrenza si è fatta spietata, il pubblico è più esigente, bisogna saper spiccare fra tanti.

Eppure, “la differenza la fa riuscire a crearsi un proprio stile, immaginare un percorso professionale fatto di tappe, provare a essere precursore dei tempi”.

“E comunque”, aggiunge, “meno male che c’è il mondo del cinema indipendente, che ti permette di sperimentare ed esprimerti più liberamente. Se non esistesse, il settore cinema sarebbe quasi inaccessibile”.

Proprio di un esperimento si tratta per I Liviatani, commedia pungente, cinica, intrisa di ironia acida, umorismo nero.

“La narrazione è in negativo, il sorriso dello spettatore è quasi macabro. Abbiamo scelto il genere della black comedy perché ci sembrava la chiave sana e leggera per denunciare il perbenismo di certa borghesia italiana, ma anche un modo per aprirsi al cinema internazionale”.

Il film, infatti, critica la cultura dell’apparenza, del voler sembrare a tutti i costi qualcosa che non si è. Dietro un atteggiamento gentile ed altruista, spesso si cela un freddo calcolo di tornaconto personale, un desiderio egoistico, un bisogno egocentrato.

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“Il genere della commedia nera in Italia non è diffusissimo anche se in passato si è fatta e molti giovani registi la stanno prendendo in considerazione. In effetti, l’innovazione del mio film non sta nel tema ma nello stile. In tanti hanno denunciato certi aspetti della nostra società, ma i canali utilizzati sono stati prevalentemente il cinepanettone, la commedia ridanciana e il dramma”.

Tra i nomi del cast, ne appaiono di famosi: Fortunato Cerlino, Antonia Liskova, Gabriel Lo Giudice, Eduardo Valdarnini, Federica Sabatini.

“Temevo fosse difficile dirigere un cast di attori importanti”, conclude, “ma si è creata una tale atmosfera di collaborazione e professionalità che non ho mai sentito lamentele né per le attese sul set prima di preparare una scena, né sui turni straordinari, né sulle condizioni climatiche. È stata una bellissima esperienza, ci siamo veramente divertiti”.

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Giulia Segna

Giulia Segna

Faccio ricerca nel campo delle relazioni interculturali. Ho 29 anni, di Roma. Mi diverto a osservare, ascoltare e annotare la realtà che mi circonda: la vita è colorata di infinite sfumature ma per riuscire a vederle bisogna rallentare e concedersi il giusto tempo. Io B-hop perché... pensare e diffondere positività è la chiave per vivere felici, tutti.