Dove osano le farfalle: le formidabili vittorie delle atlete italiane

Cosa possono fare 5 farfalle, belle, lievi, leggere come una nuvola di maestro che porta il fresco, colorate come i colori dell’iride ed anche di più? Possono far venir giù un bellissimo palazzo dello sport per le grida di giubilo e gli applausi a scena aperta vincendo la medaglia d’oro dei campionati mondiali di ginnastica ritmica nel concorso ai 5 nastri. Il pubblico di Stoccarda, il 13 settembre scorso, ha avuto modo di assistere ad un programma travolgente, incalzante, di difficoltà estrema, dove ancora una volta le atlete italiane hanno confermato quello che ormai è assodato: quella italiana è una scuola al pari della Russia, della Romania, capace di momenti di grande poesia e di spettacolo puro ed eccelso.

Le farfalle d’Italia si sono levate in volo, hanno rotto il bozzolo dell’incertezza che le aveva relegate al 4° posto del concorso completo: e che le aveva fatte dubitare in quell’istante sufficiente a consegnar loro “solo” l’argento nel concorso 6 clavette e due cerchi, ma con un punteggio iperbolico. Segno questo che la vincente Russia aveva prodotto una esecuzione degna di una squadra di dee dell’Olimpo.

Le Farfalle hanno scelto di spazzare ogni dubbio e si sono tramutate in Leonesse, l’altro meritatissimo soprannome che le accompagna nelle competizioni internazionali. Strano animale che sono capaci di partorire dalla loro fantastica fisicità atletica, queste leggiadre fanciulle leggere come un refolo, che si alzano in volo e di colpo si mutano in Leonesse grintose, forti, imperiose, cacciatrici di bellezza e dominatrici di intrecci fatati. Nascono le Farfallesse o le Leonfalle? Dipende, lasciamo ai cultori dell’ippogrifo, dell’unicorno e dell’araba fenice la scelta su quale figura mitologica creare.

Perché ormai le ginnaste italiane sono nella leggenda. Ma come le vere farfalle che vivon poco tempo nella loro espressione più bella, così anche il successo delle ginnaste è passato un poco sotto silenzio travolto dall’entusiasmo per il trionfale epilogo italiano del torneo femminile di tennis degli Open USA nel meraviglioso Artur Ashe Court di Flushing Meadows: Flavia Pennetta contro Roberta Vinci due donne, due normali e non ipertrofiche, non due gigantesse, ma due esponenti della nostra femminea tradizione fisica. Forti e pugnaci, indomite, e soprattutto amiche. Nella vittoria di Flavia Pennetta c’è entrato anche il sorriso di Roberta Vinci sconfitta, ma capace di sconfiggere la più forte tennista del mondo, la giunonica e potente Serena Williams.

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E prodromi di ciò sono state le medaglie estive giunte dall’acqua, con Tania Cagnotto, campionessa mondiale dal trampolino 1 metro e le medaglie argentee di Federica Pellegrini. Ma siamo sicuri che sia tutto vero o quelle creature mitologiche, che siano Ninfe o che sian Sirene si sono realmente incarnate nella nostra Storia incastonando il tempo di medaglie, trionfi, sorrisi, guadagnati solo con la propria forza ed applicazione.

Perché tra esse spiccano i sorrisi di Francesca Porcellato, campionessa mondiale di handbike e già campionessa paralimpica di sci di fondo, o le meravigliose Paola Lazzarini, Loretta Pantera, Elena Biolchini, Consuelo Ferrara, Marta Marelli, Carlotta Sanna, Alice Sorato, Angela Magni, Flora Salemme, Claudia Boi, Paola Giorgetta, trionfanti ai Giochi Mondiali di Los Angeles dello Special Olympic.  Di loro sappiamo pochissimo, ma non c’è niente di meno nei loro trionfi rispetto alle Farfalle, alle tenniste o alla nuotatrici di fama.

Anzi, se proprio si deve dirla tutta, sono loro le vere farfalle, capaci di superare anche una vita resa più cupa e dura dalla malattia e l’ostracismo che cancella dal quotidiano chi non è considerato normale. Ed allora, saremo pure un popolo di mammoni, ma con questo popò di donne dobbiamo solo aspettare, ché il nostro futuro non può essere oscuro!

E saranno loro a farci librare sulle ali della vittoria.

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.