Buon viaggio Ezio Bosso, vola in alto sulle note

(testi di Massimo Lavena, disegni di Francesca Sanna) – Resteranno le sue melodie, la sua leggerezza sul podio: Ezio Bosso è stato fermato dalla malattia, ma l’eredità che lascia è talmente ricca che è molto difficile trovare parole oltre alle lacrime.

Resta il suo immancabile sorriso, la sua autoironia che gli ha permesso di condividere la condizione di malato che sa che morirà relativamente presto.

Resta la sua testimonianza del fare per creare nuova gioia con la musica attraverso le sue orchestre giovanili, i suoi concerti, minimali o con organici orchestrali potenziati.

Perché “la musica è uno spazio condiviso, esiste solo in condivisione la musica, non puoi immaginare la musica senza uno scambio”.

Resta la sua ricerca di risposte attraverso la pace dei suoni che vengono dalla natura e che lui cercava di riprodurre con i tasti del pianoforte.

Per Ezio Bosso @FranSanna 2020

Resta la sua franchezza che non negava mai la difficoltà di un corpo ferito, di un fisico minato: ma tanto lui era debole tanto la musica lo rendeva espressione di una immortalità sonora costruita in anni di studio e di ricerca.

Resta la sua libertà di esser “diverso”, delicato come un uccellino che spicca il volo, forte come colui che non si arrende mai, nonostante la sconfitta.

Resta lo sguardo, con le lacrime agli occhi, di una ragazzina, che a teatro, ascoltando “Following a Bird” dice al babbo “è proprio lui quell’uccellino”.

Così resteranno le sue parole: “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare“.

Buon ascolto ovunque tu sia, Ezio Bosso, e grazie. Di cuore.

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Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.