Arturo Giovannitti, sindacalista e poeta: il coraggio di un grande italiano nell’America di inizio ‘900

di Nadia Boccale  – Negli Stati Uniti è studiato nelle facoltà di lettere e di giurisprudenza. Figura interessante e attualissima, Arturo Giovannitti è il molisano più conosciuto al mondo. È anche l’unico italiano inserito nell’antologia dei poeti statunitensi.

Nasce a Ripabottoni (CB) nel 1884, la sua famiglia è benestante e il ragazzo ha la possibilità di studiare nel prestigioso Liceo Ginnasio “Mario Pagano” di Campobasso.

Ripabottoni

Si innamora, ben presto, sia della letteratura che delle idee socialiste del primo Novecento e così, per allontanarlo dal suo attivismo politico, il padre lo manda a continuare gli studi in America potendo contare sull’accoglienza della comunità molisana in Canada.

Era il 1901 ed Arturo aveva 17 anni. Dopo un primo periodo di studi a Montreal, il ragazzo si sposta negli Stati Uniti dove inizia a lavorare come operaio per potersi mantenere.

Inizialmente risiede e lavora in Pennsylvania, in un villaggio di minatori, e in seguito si trasferisce a New York.

Conoscere direttamente la condizione operaia e soprattutto le discriminazioni attuate verso gli italiani che venivano dal sud, considerati nell’immaginario collettivo statunitense una “razza inferiore”, alimenta la sua passione per l’impegno sociale che divampa irrefrenabile.

Giovannitti entra nel 1905 nel neonato Industrial Workers of the World (IWW), lo storico e rivoluzionario sindacato del movimento operaio statunitense. È instancabile: completa i suoi studi presso la Columbia University, lavora per mantenersi, partecipa attivamente alle lotte sindacali (diventa uno dei leader dell’IWW), entra nella redazione di alcune testate, compone poesie su temi sociali, assume la direzione editoriale della rivista Il Proletario, aumenta il suo impegno con la Federazione Socialista Italiana.

Tra il 1909 e il 1912 la conflittualità sociale, negli USA, aumenta notevolmente: gli operai delle fabbriche, per lo più immigrati, vivono condizioni particolarmente disagiate e si intensifica, quindi, la lotta per ridurre l’orario di lavoro, aumentare la busta paga, migliorare le condizioni lavorative (tra gli operai ci sono molti bambini al di sotto dei 12 anni e spesso le donne partoriscono in fabbrica).

L’evento che porta Arturo Giovannitti sotto i riflettori internazionali è il grande sciopero del settore tessile a Lawrence, in Massachusetts, detto “del pane e delle rose” durante il quale, negli scontri con la polizia, muore l’operaia siciliana 34enne Anna Lo Pizzo. E’ il 29 gennaio 1912.

Dell’omicidio sono accusati ingiustamente Arturo Giovannitti e Giuseppe Ettor come mandanti e Joseph Caruso come esecutore, nonostante decine di testimoni dichiarassero di aver visto un poliziotto uccidere la giovane operaia.

Arturo è incarcerato, senza possibilità di cauzione, con l’accusa di incitamento all’odio di classe, il reato è punibile con la morte sulla sedia elettrica.

L’episodio crea scalpore e innesca un ampio dibattito che mobilita l’opinione pubblica sia nordamericana che internazionale.

A sostegno di Giovannitti e compagni nascono, in tutto il mondo, movimenti e associazioni.

I sindacati di molteplici paesi si attivano per la liberazione dei prigionieri facendo pressioni e raccogliendo fondi per le spese processuali.

Durante il periodo di detenzione Giovannitti continua a scrivere e comporre poesie, nasce il testo The walker che è subito pubblicato sulle più accreditate riviste letterarie americane e tradotto in diverse lingue.

Il processo inizia il 30 settembre del 1912,

Giovannitti assume direttamente la difesa di sé stesso e dei suoi compagni pronunciando un’arringa memorabile

che, per i contenuti e per il suo perfetto uso della lingua inglese, conduce la giuria all’assoluzione degli imputati.

Arturo ha 28 anni. Il testo dell’Autodifesa entra nella storia della letteratura per l’accuratezza dello stile e per l’uso cristallino della lingua, nella storia della Giurisprudenza per l’impostazione dell’arringa e nella storia del socialismo per la lucida analisi della condizione operaia. Le parole dell’autodifesa emozionano profondamente e mostrano la lucidità, il coraggio e la capacità oratoria del giovane molisano. Arturo non teme di dichiarare apertamente alla giuria quelli che sono i valori che guidano la sua vita:

“E se il vostro verdetto, signori giurati, sarà tale da aprirci le porte del carcere, permettendoci di uscire per tornare alla luce del sole, allora lasciate che vi anticipi quel che faremo. Permettetemi di dirvi che il primo sciopero che si organizzerà in questo Stato (Massachussetts) o in qualsiasi altro d’America dove l’opera, il sostegno, la mente di Joseph Ettor e di Arturo Giovannitti saranno richiesti e necessari, noi vi andremo, incuranti di minacce e paure.

Anonimi, modesti, misconosciuti, incompresi, torneremo alla nostra umile azione, soldati del grande esercito della classe lavoratrice

che, al di là delle ombre e del buio del passato, lotta per l’emancipazione del genere umano, per l’instaurazione dell’amore, della fratellanza, della giustizia per ogni uomo e ogni donna sulla terra”.

Giovannitti rimane coerente con le sue parole e dedica tutto il resto della sua vita alla lotta per i diritti civili, per la fratellanza dei popoli e il riscatto sociale ed economico delle classi lavoratrici; per i deboli e meno abbienti, di ogni razza e provenienza. Muore nella sua casa nel Bronx il 31 dicembre del 1959.

La storia di Arturo Giovannitti suggestiona e interpella. In Italia, purtroppo, è poco conosciuta ma il Molise continua a tenere viva l’attenzione su questo figlio così speciale.

Nel 2011 a Ferrazzano, nello splendido teatro del Loto, è messo in scena lo spettacolo teatrale L’autodafé del camminante (tratto da The Walker e da L’autodifesa) con adattamento e regia di Stefano Sabelli e nel 2012 (centenario del processo) lo spettacolo va in tourneé negli USA.

Ad Oratino (paese di origine del padre di Arturo) si svolge ogni anno il Premio Nazionale di Poesia dedicato ad Arturo Giovannitti giunto alla sua XXVII edizione.

Oratino – credits: N.Boccale

Il Premio è promosso dall’Associazione culturale Arturo Giovannitti, sempre di Oratino. Uno dei fondatori è l’artista Dante Gentile Lorusso, amico storico dell’Associazione culturale La Terra, che si entusiasma ed emoziona nel raccontare la storia del suo conterraneo:

“Giovannitti è una figura interessantissima ed estremamente attuale” dice a B-hoppur essendo di nascita un benestante non esita a perdere ogni privilegio divorato da una incontenibile ricerca di giustizia, che si fonda su valori universali di fratellanza. Il suo messaggio è valido per i suoi e per i nostri tempi”.

E’ proprio ad Oratino, sotto l’arco d’ingresso al borgo storico che è scolpita una frase tratta dall’autodifesa di Giovannitti:

“Esiste qualcosa di più caro e nobile e santo e sublime, qualcosa che non sarò mai in grado di esprimere: si tratta della mia coscienza, della lealtà verso i miei simili”.

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