Alluvione in Sardegna: a Bitti le “tzieddas” salvano dal fango le forme di formaggio

di Massimo Lavena – Ogni anno qualche paese, o città della Sardegna, viene devastato da acque e fango impazziti, per colpe umane, tra tombature di fiumi, disboscamento, edilizia selvaggia ed incendi. Ogni anno morti e distruzione. In questo 2020 i danni più gravi e i morti per l’alluvione del 27 e 28 novembre scorso sono toccati al paese di Bitti, nel nuorese: Giuseppe Carzedda, Lia Oronesu e Salvatore Mannu hanno perso la vita a causa dalla furia degli elementi.

Bitti, nobile paese, scrigno di poesia e di canti, con i suoi due famosi cori, i Tenores ” Remunnu ‘e Locu” ed i Tenores “Mialinu Pira”, ha visto le strade e le case spazzate da un devastante fiume di fango, rocce, e detriti che hanno causato danni terribili.

https://www.youtube.com/watch?v=-FegUkaH4iQ

Eppure c’è la voce della rinascita, della speranza, oltre la forza dei volontari: è la forza delle donne, custodi della tradizione, del matriarcato sociale, della unione delle famiglie e di quel patto antico tra volontà e fierezza che contraddistinguono, da sempre i territori dell’isola.

Quelle che si chiamano amorevolmente Tzieddas (Ziette), donne di tutte le età che sono pronte, sempre, a dare il loro apporto per tenere dritte la schiena e la testa ferma con lo sguardo verso il futuro.

Cosa sarà una alluvione per donne come quelle che oggi si sono fermate, chine sopra alcune forme di pecorino salvate dal fango.

Quelle forme di formaggio che sono la testimonianza del lavoro dei pastori e dei casari devono esser lavate, pulite per poter essere mangiate e dare speranza. Non c’è tempesta che vinca la forza di queste donne. Non c’è dolore che le possa fermare dal rimboccarsi le maniche.

foto di Cecilia Sotgiu – 2020

Con una pompa e con amore le due donne della foto, una nata nel 1925 ed una nata nel 1929, e nient’altro, puliscono il formaggio: sono loro la  memoria storica di una società nella quale la vita e la morte sono sacre, e dove tutto è necessaria per la battaglia della quotidianità.

Le forme di formaggio, l’acqua, la durezza dei luoghi, le crude realtà di culture ancestrali, tutto è racchiuso in quei vestiti neri, in quel fango, in quella forza che serve per  ridare luce e vita con un po’ di acqua a ciò che è sicuramente sostentamento, sacrificio e sudore per una famiglia.

Cecilia Sotgiu è una volontaria dell’ARCUS (Associazione Regionale Cani Utilità Soccorso), ed è subito accorsa a Bitti per le operazioni di ricerca con i cani delle unità cinofile di soccorso ed ha potuto immortalare le Tzieddas in queste foto, che stanno facendo il giro del web.

foto di Cecila Sotgiu – 2020

Scrive la cantante Claudia Aru che alle Tzieddas ha dedicato un progetto musicale ed un lungo tour in tanti centri della Sardegna e non solo: “ancora una volta cerco di imparare da loro perché le donne di Sardegna nascono asfodeli, dal fiore delicato ma dal gambo duro e resistente, poi, diventano querce dalla corteccia spessa, silenti testimoni della forza e dell’importanza che la figura femminile ha in questa nostra società”. (dal blog www.scrignodipandora.it )

Il sole che i questi giorni sta aiutando i soccorritori e gli abitanti di Bitti a ripartire riscalda l’animo e, con la forza delle Tzieddas, con la loro perseveranza nell’essere testimoni viventi di una solidarietà antica, farà nuovamente risuonare forte il canto dei Tenores a festa.

CAMPAGNA RACCOLTA FONDI #TUTTIconBITTI

#TUTTIconBITTI è la campagna di raccolta fondi ufficiale lanciata dal Comune di Bitti per poter superare quanto prima le maggiori criticità dovute all’alluvione che ha colpito il paese barbaricino il 28.11.2020. Il comune di Bitti informa i tanti cittadini che  stanno contattando l’Amministrazione comunale in queste ore e che intendono inviare dei contributi economici di farlo attraverso l’IBAN IT84N0101585250000000011498 Causale Alluvione 2020

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Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.