Fino al 6 dicembre, in quella suggestiva area che è oggi l’ex Mattatoio a Roma, si potrà visitare, nell’ambito delle manifestazioni promosse dalla Fondazione RomaEuropa, la sesta rassegna “Luminaria, luce e nuova tecnologia in mostra”. Una rassegna dedicata al rapporto tra le nuove tecnologie ed i linguaggi artistici contemporanei.
Nell’Anno internazionale della luce, indetto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con Digitalife – parte della programmazione del Light 2015 – RomaEuropa esplora l’utilizzo della luce attraverso le arti digitali. Naturale o artificiale, riflessa o assorbita, è la luce l’elemento attraverso il quale gli oggetti si rivelano ai nostri occhi. Dalla fisica quantistica alla filosofia, fino alla religione e all’arte visiva, la luce non ha mai smesso di farci interrogare sulla molteplicità dei suoi aspetti. Sperimentali, ludiche, interattive, capaci di produrre immagini e paesaggi sorprendenti, le opere in mostra trasformano lo spazio espositivo in una vera e propria scatola nera plasmata e disegnata dalla materia luminosa. Nelle undici opere ospitate la luce si fa materia, diviene arte, evoca poesia, rappresenta l’armonia, crea bellezza.


Le proiezioni luminose di Joanie Lemarcier ci portano alle pendici del Fuji (不死) realizzando un ambiente immersivo multisensoriale dove prende vita una visione poetica ispirata a una delle fiabe più rilevanti della cultura nipponica (Storia di un tagliabambù o Kaguya Hime no monagatari).
É un paesaggio astratto quello creato da Pietro Pirelli (già a Digitalife 2014 con Arpa di Luce) per Idrofoni o Lampade Sensibili, fonti luminose che interagiscono con la limpidezza dell’acqua reagendo alla parola, al canto, al suono di uno strumento, oppure all’ambiente che le circonda. Invece, semplicemente respirando, lo spettatore potrà alterare il processo di illuminazione delle tre gabbie in cui è invitato a entrare nell’opera di Alexandra Dementieva BREATHLESS.


Dal cinema espanso, ricostruito nello spazio attraverso la luce, all’arte video con la rassegna di video arte curata da Le Fresnoy, e il film The Lack di Masbedo, che racconta la condizione della donna nella contemporaneità.
Se Samuel St-Aubin con la serie di sculture cinetiche autonome De choses et d’autres riflette sull’imprevedibilità della natura, luce e robot diventano potentissimo connubio in Inferno, l’affascinante e oscura installazione/performance robotica di Bill Vorn e Louis-Philippe Demers, coreografia di infernali esoscheletri che tra suoni e luci infliggono i loro movimenti agli spettatori invitati a indossarli, una acuta riflessione sul concetto di punizione. Sempre Demers è il creatore della performance The Blind Robot: due bracci meccanici, compresi di mani articolate, toccano delicatamente il volto del visitatore per restituirlo in forma di immagine.
Live set per trottole in plexiglass trasparente, infine, quello creato da Myriam Bleau nel suo Soft Revolvers: il giocattolo diviene vero e proprio strumento musicale per un concerto elettronico fuori dal comune.
Uscendo, e magari andando a consumare un piacevole aperitivo nel limitrofo Campo Boario, vi accorgerete che la luce sarà ora anche dentro di voi.





















